Screaming Females @ Bronson. Una piccola forza della natura

Bronson, Ravenna - 07.03.2019

matteo-buriani
Tempo di lettura: 3' min
15 marzo 2019
Gallery, Review 4 U
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Sono sempre felice nei periodi in cui mi capita di andare spesso al Bronson di Madonna dell’Albero (vicinissimo a Ravenna)

Il Bronson d Ravenna è uno dei miei locali preferiti in Italia, e questo significa che ci ho visto talmente tanti concerti da rendermi impossibile ricordarli tutti. Spesso mi capita di citarne uno, e rendermi conto di star parlando con qualcuno che all’epoca era alle elementari.

È proprio questo a rendere questo luogo così prezioso per chi vive in Emilia-Romagna, l’essere sempre tenacemente ancorato al presente. Dal Bronson sono ormai passate generazioni di spettatori, a vedere concerti che rappresentano benissimo il “qui e ora”. Se avete tra i 20 e i 30 anni andate subito a mettere un like alla pagina del Bronson. Se ne avete di più, fatelo lo stesso!

Il concerto di stasera degli Screaming Females appartiene ovviamente alla categoria che ho descritto, e per me è una specie di doppietta nell’arco di una settimana. Come i Downtown Boys, anche gli Screaming Females appartengono al mondo DIY (Do It Yourself). Questo non significa che oggi non abbiano una produzione, ma che l’attitudine è quella di chi farebbe dischi anche se non ce l’avesse, e sicuramente i loro esordi sono stati molto simili a chi oggi “fa da sé”.

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Il loro disco più recente, “All At Once” è uscito da poco più di un anno, ed è probabilmente il migliore che abbiano mai fatto. È anche quello che è riuscito a rendere gli Screaming Females “famosi”. Non esattamente in Italia, anche se ci piace sempre dire “non ancora”. Al Bronson ho visto concerti affollatissimi e concerti deserti (evidentemente è il prezzo da pagare per essere sempre sul pezzo), stasera il pubblico non è tantissimo.

Basta ascoltare le prime tre canzoni, e un piccolo pensiero va a chi è rimasto a casa a fare chissà cosa di imprescindibile. E poi basta, perché è già chiaro che stasera di imperdibile c’è una ragazza chiamata Marissa Paternoster. La formazione del gruppo è essenziale, la più classica possibile per un gruppo rock. Marissa canta e suona la chitarra elettrica, mentre la sessione ritmica è affidata a Jarrett Dougherty alla batteria e King Mike al basso. Quest’ultimo condivide la prima fila con la frontman, la differenza di statura è impossibile da non notare, perché lui è altissimo e lei microscopica.

Ma la Paternoster è una piccola forza della natura, dotata della fisicità antispettacolare di chi sembra realmente fregarsene completamente dell’impressione che dà allo spettatore. Va dritta come un treno, lasciando dietro di sé tensione (nostra) e determinazione (sua). Sbava, davvero, ma soprattutto suona la chitarra come se avesse la bava alla bocca. Mi sono accorto solo guardandola quanto le sue parti richiedano una tecnica sopra la media. Di solito di ste cose non me ne frega nulla, ma notarlo nel contesto di questo concerto… beh è difficile rimanere insensibili.

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Facciamo così, andate ad ascoltare “Glass House”, che apre l’ultimo disco, e immaginatevela mentre la esegue. Nemmeno su disco mi era piaciuta così tanto, e il disco mi è piaciuto tanto. È uno dei pezzi più “strani” di “All At Once”, con una apertura quasi post punk che diventa progressivamente sempre più psichedelica.

E la chitarra di Marissa prende il sopravvento. È la metafora sonora dell’intero concerto, che non sarà affatto avido di assoli di chitarra. Io devo ammettere che generalmente ODIO gli assoli di chitarra, a meno che non arrivino da James Mascis o pochi altri. Tra questi, a questo punto del concerto, Marissa Paternoster. Il che è come dire che ai miei occhi ha tutto per essere un’icona rock (che detto da me vale veramente poco, o magari vale ancora di più).

Non mi ero nemmeno mai accorto di quanto “Black Moon” mi ricordi in qualche modo, oltre ai Black Sabbath, anche quegli Smashing Pumpkins che uso spesso come esempio di band che forse dovrebbe chiamarla chiusa. E durante l’intero set hanno continuato a riaffiorare ricordi di gruppi degli anni ’90 più che riferimenti classici.

Gli Screaming Females mettono assieme influenze diversissime, che a un ragazzino di oggi sembrerebbero tutte “vecchie”, mentre provengono da epoche ben distinte della musica. Il tutto però con una freschezza e una inventiva che le rendono estremamente attuali. Impressione confermata, anzi accentuata, da un live fisico e affamato.

Questa freschezza, questa urgenza, questa carica spontanea…le chiameremo Do It Yourself. Davanti a una sala piena, o al pubblico di un giovedì sera in un paesino della Romagna, non cambia.

words: Matteo Buriani
foto: Francesca Susca

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