Downtown Boys @ Bronson. Combat punk, riot Girls e fuochi d’artificio

Bronson, Ravenna - 01.03.2019

matteo-buriani
Tempo di lettura: 4' min
7 marzo 2019
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I Downtown Boys hanno suonato al Beaches Brew festival l’estate scorsa, e ora sono tornati a Ravenna per suonare al Bronson. Loro non hanno dimenticato, e il pubblico nemmeno

Siete mai stati al Beaches Brew? È il festival estivo organizzato dal Bronson di Ravenna. La prima data è sul molo di Marina di Ravenna, ma le restanti avvengono al bagno Hana-Bi (che in giapponese significa “Fiori di Fuoco”, cioè fuochi d’artificio, e che è anche il titolo di un gran film di Takeshi Kitano).

L’Hana-Bi e il Beaches Brew sono da anni i fuochi d’artificio della mia estate, una quattro giorni a inizio Giugno con tantissimi concerti imperdibili da vedere con i piedi nella sabbia. Una particolare nota di merito è legata al fatto che il Bronson rimane da sempre fedele, anche durante il festival estivo, al tipo di programmazione che lo rende uno dei miei locali da concerto preferiti in Italia. Sul palco dell’Hana Bi arrivano infatti tanti artisti stranieri, scelti accuratamente tra le cose migliori che potrete vedere in tour in questi anni. E il pubblico? Il pubblico è ampio e piacevolissimo. Non ci sono molti luoghi al mondo in cui vedere concerti così belli sulla spiaggia, fra l’altro gratis, e quindi in quei giorni all’Hana Bi arrivano tanti ragazzi e ragazze stranieri, che poi alloggiano nel comodo campeggio a due passi. Insomma il Beaches Brew è al tempo stesso un orgoglio italiano e un evento internazionale.

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downtown boys bronson ravenna

Ma perché vi sto parlando del Beaches Brew? Perché i Downtown Boys ci hanno suonato l’estate scorsa, e ora sono tornati a Ravenna per suonare al Bronson. Loro non hanno dimenticato, e il pubblico nemmeno.

“Stasera faremo il nostro Beaches Brew!” annuncia la cantante Victoria Ruiz quando salgono sul palco, e ci si sente subito a casa. L’anno scorso hanno suonato in una serata in cui non sono andato al festival. Costretto a scegliere avevo optato per vedere Sudan Archives, Flohio, Tune-Yards e Jlin (per citarvi solo alcuni degli artisti offerti dal festival quando sono stato presente). Ma due mie amiche sono grandi fan, e quindi non mi sono lasciato sfuggire l’occasione di seguirle stavolta.

Devo ammettere che non li conoscevo molto prima di stasera, ma è proprio per questo che esistono posti come il Bronson: ci si può fidare delle loro scelte e andare anche se non si ha il tempo di informarsi molto. E poi c’erano le mie amiche, alle quali ho chiesto di darmi qualche informazione una volta arrivati sul posto.

“Sono uno dei pochi gruppi combat rimasti”

Non c’è bisogno di aggiungere altro, perché è assolutamente evidente. Victoria Ruiz sembra nata apposta per incarnare lo spirito degli oppressi sul palco di un concerto punk. La sua è una presenza magnetica, ma mi rendo anche conto di quanto sia in grado di farsi ascoltare. Il pubblico, o una buona parte di esso, sa a memoria i testi delle canzoni, e li urla verso il palco mentre Victoria a sua volta lancia i propri polmoni nella loro direzione. Nessuno esita nemmeno quando Victoria gli mette letteralmente il microfono davanti alla faccia. La mia amica ammette candidamente “lo farei anche io, ma sono sicura che in spagnolo direi delle cose ridicole”. Mi appunto di andarmi a leggere i testi una volta tornato a casa, anche se canzoni come “Somos Chulas (No Somos Pendejas)” arrivano comunque dirette e comprensibilissime.

La cosa bella è che non credo sarebbe un gran problema. Per quanto possa sembrare strano detto di un concerto punk politicizzato, e urlato dall’inizio alla fine, l’atmosfera è leggerissima. E non solo perché tra una canzone e l’altra Victoria sembra la persona più gioviale del mondo, ma anche perché sul palco c’è un saxofono. Esatto. Ora, questa cosa non è affatto una sorpresa per chi conosce bene il gruppo. Ma se non conoscete i Downtown Boys correte ad ascoltarli pensando esattamente questo: un saxofono in un gruppo punk incazzato. E tra tutti i componenti del gruppo Joey La Neve DeFrancesco è decisamente il più mobile, arrivando addirittura a suonare in mezzo al pogo.

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downtown boys bronson ravenna

“E poi dai…si vede proprio che sono dei regaz”, dice sempre la mia amica. Credo che la recensione potrebbe finire incorniciata da questa frase perfetta, che descrive in un modo che credo sarebbe apprezzatissimo la band fondata da un ragazzo e una ragazza che si sono licenziati dall’hotel di Providence, Rhode Island, in cui lavoravano. Perfetta perché riassume lo spirito DIY (Do It Yourself) che è facile intravedere nell’anima dei Downtown Boys, anche se ora hanno una produzione, vengono recensiti dalle più importanti testate musicali, e girano il mondo.

Le mie amiche hanno appunto una band DIY, si chiamano Frown e se volete ascoltarle le trovate comodamente su Bandcamp. Hanno suonato anche loro al Bronson in passato, perché un altro dei pregi del locale è quello di far spesso aprire i concerti degli artisti che arrivano dall’estero a gruppi italiani affini.

Ma c’è un’ultima cosa da raccontare. Victoria ha cantato tutto il tempo con un piccolo velo nero legato fra i capelli. Dopo aver chiuso il concerto con un crowdsurfing, ha posato il velo sulla testa di una spettatrice. Quella ragazza l’abbiamo incontrata dopo il concerto, e fra una chiacchiera e l’altra ci ha parlato scherzosamente di un amore non corrisposto, da parte di un ragazzo che sostiene di vederla per ora solo come una amica “finchè non saremo vecchi e ci sposeremo”. Altro che i fuochi d’artificio desiderati.

Ecco, la leggerezza, ma senza dimenticare le cose importanti. Come portare più gente possibile a scoprire il Beaches Brew, che sarà dal 3 al 6 Giugno 2019 a Marina di Ravenna. Non quando saremo vecchi.

Matteo Buriani

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