Forse Manu Chao ci è sempre rimasto (sulla strada) ma non me ne ero accorto…fino ad oggi!
Già, non me ne ero accorto almeno fino al primo agosto del 2025, quando un fiume di persone si è riversato nella conca del parco fluviale di Santa Sofia per l’atteso concerto. La location è stata pienamente azzeccata, immersi nel verde abbiamo atteso il performer in un ambiente rilassato con la world music di sottofondo e quel clima hippie che pervade gli show di questo tipo.
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Manu Chao
Dopo una breve attesa salgono sul palco 3 musicisti: un chitarrista/addetto agli effetti, un percussionista e il frontman.
Partono subito con il folk sudamericano/spagnolo che li contraddistingue, schitarrando e stamburellando proprio come se fossero in piazza Verdi a Bologna ai tempi dei punk abbestia.
Un trio buskers su un palco, pieni di energia e con il bisogno di un pubblico attivo che li carichi, a cui chiedono continuamente di fare casino.
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Manu Chao
I pezzi musicali vengono cantati in coro dal trio e rimaneggiati, trasformati. Sembrano finire ma continuano e riprendono i ritornelli, allungando canzoni anche per 20 minuti, in un lungo viaggio fra cumbia, musica folk e musica pop.
Tutto arricchito da suoni campionati di sirene di polizia, fischietti e clacson triggherati tramite una pedaliera dal secondo chitarrista, una vera “baracca”. Il trio ci fa sentire come dei tifosi allo stadio, chiedendoci di intornare con loro l’inno a maradona (durato penso almeno un quarto d’ora) o ripetendo in continuazione melodie di facile apprendimento, per incitarci al coro.
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Quasi due ore e mezza di concerto fra danze popolari, salti e urli, con l’instancabile Manu Chao, che ha preso solo un paio si pause durante tutto ciò ( ricordo che il cantante è classe ’61).
In questo baraccone generale non ci ha fatto mancare neanche uno dei suoi pezzi storici, come Clandestino, Bongo Bong, Desaparecido o Me gustas Tu. Tutti reinterpreatati con questa attitude da strada, molto caciarona, ma che ci ricorda il posto da dove proviene tutta la sua musica. Forse è tornato li, appunto, dove è nato tutto, o forse non ha mai lasciato quelle periferie parigine dove ha cominciato a fare concerti, poco importa, questo è il sapore che vuole farci sentire e ce la fa alla grande. Forse certe volte è risultato ripetitivo o assurdo in alcune scelte, ma ci ha fatto ballare tutti con una grande energia e questo è innegabile.
Un’altro punto acquisito dal festival Acieloaperto che con questo sold out ci ha ricordato che la musica piace ancora e piace quella vera, fatta da persone con pochi strumenti acustici in mano ma con tanta energia da dare.
Parole: Gianlu Ballu / Ph: Elsa Santamato
Prossima data:
14.08 – Ivreatronik – Woodpecker, Milano Marittima
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