Abbiamo scelto una parola per descrivere la terza edizione di Gemini Festival: libertà. Importante come l’aria che respiriamo e che ci è risuonata in testa dopo le due notti trascorse al DumBO.
Libertà sempre più spesso negata da chi dovrebbe garantirla, libertà rivendicata urlando in coro “Palestina Libera!” o sventolando una bandiera per dare voce a chi non ha più niente, libertà di esprimere le proprie idee, il proprio modo di vestire, libertà di ballare, di viversi la notte sotto cassa o in fondo al parterre, esibendosi in capriole e numeri da circo o, semplicemente in silenzio, in ascolto. Liberté che sempre fa rima con egalité e fraternité grazie ai motti dei cugini francesi che abbiamo accolto con calore in questa edizione di Gemini Festival.
(ph. Matacito – continua sotto)

Nelle notti di venerdì 16 e sabato 17 maggio a DumBO – Bologna -, abbiamo osservato e fotografato un pubblico preso bene, colorato, sfuggente alle classificazioni, libero appunto. Accomunato da una consapevolezza di cosa stava ascoltando, tanto calore nei confronti di chi si esibiva sui palchi.
Gemini Festival, in questa terza edizione, ci è sembrato unire i nomi di artiste e artisti molto diversi tra loro ma tutti ugualmente capaci di sedurre, avvolgere, trasportare il pubblico in un crescendo di carica positiva. Un sintomo: nonostante gli act più attesi fossero a metà della serata, gran parte delle persone si sono fermate fino a chiusura, in un Binario Centrale e una Temporanea mai troppo pieni (a eccezione del live di La Femme dove letteralmente si stava come sardine nella scatoletta) o, al contrario, desolati come capita alcune volte in sorte al povero dj incaricato di chiudere le danze.
(Planet Opal by Amelia Nieddu – continua sotto)

Certo, gli act conclusivi delle due serate sono stati affidati a due pesi massimi: venerdì Sofia Kourtesis, fresca di stampa di un singolo con Daphni (aka Caribou per chi non consce tutte le sue varie identità) e che non ha mancato di farci saltare sul droppone di Honey, tormentone della nostra ultima estate.
Sabato invece la chiusura è stata affidata all’esperienza di Cassius (a proposito di cugini d’oltralpe) che, per chi è cresciutə musicalmente tra fine ’90 e gli anni 2000, è sinonimo di French Touch, quel suono inconfondibile richiamato fin dall’apertura del suo set con Cassius 1999.
(ph. Matacito – continua sotto)

Il viaggio nel passato o, meglio, in una sua rivisitazione, potrebbe essere un altro leitmotiv di questa edizione di Gemini. Un’operazione tutt’altro che nostalgica, quanto piuttosto il felice risultato dell’ibridazione che distingue la produzione musicale e lo stile performativo di giovani artiste e artiste che con gusto e intelligenza riescono a recuperare dai fasti del passato e riattualizzare in un linguaggio fresco e travolgente.
Parliamo ovviamente di Dov’è Liana ma anche di quel performer pazzesco che è Valentino Vivace e Fenoaltea, che nel suo set (il più riuscito del festival, secondo la nostra modesta opinione) ha rimescolato Daft punk, Wild Child (ricordate Renegade master?!) e Amunì, la sua hit che sta girando un bel po’ ultimamente, dal titolo rigorosamente in dialetto palermitano.
Un articolo a parte meriterebbe il live di La Femme, che pur essendo stato praticamente un concerto a sé, responsabile del sold out del sabato, si è perfettamente inserito nella proposta musicale del festival. La rock band francese è arrivata a Bologna con la chiara intenzione di fare un gran casino.
(Grem e Ferrari by Amelia Nieddu – continua sotto)

Tra un brano e l’altro di Rock Machine, ultimo disco, omaggio alle distorsioni elettriche, al muro del suono, alle ballate travolgenti intrise di new wave e sintetizzatori analogici, non sono mancati momenti di crowd surfing e pogo, aizzato dalle ragazze terribili che rappresentano la band in prima linea, con una irresistibile Fanny Luzignant.
E qui sì che ci sale la nostalgia di un tempo mai vissuto (forse si chiama rimpianto?): i tempi dei Velvet Underground.
Libertà e viaggio nel tempo, quindi, le peculiarità di questa edizione di Gemini Festival, secondo noi di Polpetta Mag. Peculiarità che, forse, proprio per non quantificare o dare una definizione a questo tempo, ha portato i nostri fotografi, Mattia Acito e Amelia Nieddu nella scelta del bianco e nero. Vi piace?
Ph: Amelia Nieddu e Matacito; parole: Elena Bertelli
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