È passato più di un mese dall’edizione n. 16 di ROBOT Festival, ma è ancora un ricordo perfettamente nitido nei contorni di immagini, suoni ed emozioni.
Si dice che le cose vanno raccontate subito dopo che accadono, quando sono ancora fresche e facili da ordinare. Invece abbiamo preferito lasciarle sedimentare, avere il tempo di processarle, come un rullino che va sviluppato e stampato. Parlando di immagini fotografiche, attentamente selezionate e curate sono gli scatti di Amelia Nieddu e Mattia Acito che meglio di qualsiasi parola descrivono quel viaggio introspettivo ma collettivo che è stato questo ROBOT.
Dream On: il sogno è il tema di quest’edizione, raccontata dal direttore artistico come un viaggio nelle fasi del sonno, un cammino le cui tappe sono iniziate con un’immersione nel mondo dei morti – nella necropoli etrusca di Marzabotto, con il live di Murcof e Chiara Zaccaria, proseguita tra le fila di poltroncine del Pop Cinema Medica, cullate dall’organo di Sarah Davachi e poi ipnotizzate dal Canone Infinito di Lorenzo Senni.
Un cammino, questo ROBOT Festival, durato molti giorni e che ha attraversato tanti luoghi: passando tra i banchi dell’Oratorio di San Filippo Neri, accompagnati in una specie di estasi meditativa dei live di Félicia Atkinson e di Atis Noit, il cui corpo è strumento di suoni nuovissimi e simili alla realtà che ci appare in sogno.
E poi il sogno è approdato al porto sicuro del DumBO dove ormai è sempre più chiaro che direzione scegliere: il Binario Centrale se si cerca la sicurezza data dall’esperienza di artisti con miglia di navigazione alle spalle, con un bagaglio immenso di storie da raccontare, influenze raccolte in anni di ricerca, studio, viaggio e incontri: Sama’ Abdulhadi, Rival Consoles, Alessandro Cortini, Apparat, Ela Minus…
La Temporanea invece, ci è parsa quella dimensione per chi cerca la libertà di sognare nuovi mondi. Con Cosimo Damiano e Katatonic Silentio, Cortex of Light, Safety trance, Nziria, Tahyana, Jasss e Pandalogia abbiamo trovato uno spazio abbastanza raccolto e buio che ha consentito moltissimi livelli di sperimentazione: a chi suona in console, a chi si muove sul dancefloor e alla direzione artistica stessa, le cui scelte qui comunicano voglia di sciogliere le briglie e correre per fermarsi solo a tarda notte, esauste ma nuovi nello spirito.
Questa edizione di ROBOT è una conferma di come ogni anno il festival sappia spingere i suoi limiti un po’ più in là e accompagnare il suo pubblico per mano verso piccole e grandi scoperte, tra alcune tappe tra solide certezze.
Come abbandonarsi a un sogno che non sai dove ti porterà, come quando ci si lascia cullare dal sonno senza temere l’inconscio.
Ph. Mattia Acito e Amelia Nieddu, Words Elena Bertelli
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