ROBOT 10: morire per poi saper rinascere

richard
Tempo di lettura: 4' min
6 ottobre 2018
Festival, Review 4 U
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La decima edizione di roBOt sancisce anche il suo grande ritorno nella scena festivaliera italiana

Difficilmente mi è capitato di vedere tanta apprensione per la riuscita di un evento come questo roBOt poichè – diciamocelo – organizzare un festival, specialmente in Italia, non è mai cosa facile. Ormai dovremmo averlo capito. Ma ancora più difficile di crearlo è portarlo al successo, assistere alla sua fine per poi farlo nuovamente rinascere. Ecco questa è un’impresa che probabilmente pochi, pochissimi possono vantare.

Il roBOt festival di Bologna in dieci anni ha attraversato tutte queste fasi, e non si poteva scegliere edizione migliore (la decima appunto) per vedere questa rinascita.

La città che lo ha visto crescere non poteva restare orfana ancora a lungo di un evento che tanto ha dato nelle edizioni passate. E così è stato. Dopo aver azzeccato location e scelte artistiche, persino il clima è stato favorevole contribuendo alla buona riuscita. Se eventi come TEXTURES a Villa Spada e la preview del festival a Palazzo Re Enzo (di cui vi avevamo già parlato QUI) ci avevano abituato a standard musicali al di sopra della norma, anche negli spazi dell’ex-GAM il livello è stato all’altezza di questa decima edizione. L’installazione del collettivo Quiet Ensamble, anteprima assoluta della performance “THE ENLIGHTENMENT” darà il benvenuto per tutta la durata del festival al primo piano della location.

Ma è proprio a causa del malcostume tutto italiano di presentarsi agli eventi con diverse ore di ritardo che ci si priva di esibizioni gustosissime come quella di Gino Grasso,  Alessandro Brighetti, Chicco Nanni e dei resident roBOt Festival Soundsystem. Nella stessa sala Indaco è stata poi la volta della cosmic disco di Daniele Baldelli. Un viaggio nella storia e nell’iperspazio dove gli unici punti di riferimento ai quali aggrapparsi sono i riflessi della disco ball sopra il dancefloor. L’ultimo disco di Baldelli diventa il preludio al live set della serata. Con Capofortuna, il progetto di Rame e Ricky Cardelli, ci è capitato di scambiare due chiacchiere qualche giorno prima di roBOt ma vederli dal vivo è stato semplicemente ‘wow’. Sarà stata l’intimità della sala o magari il pubblico che sapeva esattamente cosa aspettarsi, il loro live è stato uno dei più divertenti del festival. Anche se il successivo dj set di Uovo e Dino Angioletti è stato danzereccio, sofisticato e degno di nota, dopo Capofortuna il pubblico aveva già dato tutto, e noi con loro.

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robot festival bologna

La seconda giornata di roBOt inizia con l’aperitivo nella terrazza del festival e la selezione musicale a cura di Nu Guinea e Napoli Segreta. Dischi provenienti da un certosino lavoro di ricerca che ha portato i dj napoletani a rovistare tra vecchi scaffali polverosi, bancarelle dei mercatini e scatoloni di infiniti stock di dischi per uscirne con una compilation 100% partenopea assolutamente originale tra il funk e la disco. Le restanti sala Indaco e sala Magenta saranno identificative di due stati mentali ben diversi.

La prima all’insegna della scoperta. Artisti come lo slavo Vladimir Ivkovic, l’italiano Fili BalouOR:LA sono accomunati dalla passione sconsiderata per la ricerca musicale, dischi pazzeschi e set incredibilmente originali. All’ultimo piano nella sala Magenta una line-up all’insegna della certezza. Senza nulla togliere alle contaminazioni sperimentali del duo OoopopoiooO e di dj Rou & Lite Orchestra, Nu Guinea in dj set sanno il fatto loro, Young Marco si è divertito così tanto che per far spazio all’artista successivo hanno dovuto spostarlo di peso insieme alla consolle (mentre stava ancora suonando) e infine Claudio Coccoluto, chiusura tra piroette e applausi. Nel suo caso l’esperienza paga, così come la capacità di leggere perfettamente che tipo di pubblico si ha davanti.

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Fino a qui due serate ben riuscite e musicalmente mai banali, arrivando così all’ultimo giorno di festival. Dopo i talk pomeridiani riguardanti la trasformazione della club culture italiana nelle ultime tre decadi, il consueto aperitivo in terrazza è guidato dalla selezione di Don Carlos. Sigaro tra le dita e una cultura musicale pluridecennale, il capoccia di IRMA Records ci accompagna in un viaggio nella storia dell’house music, tra passato presente e futuro. Arriviamo così all’esibizione più incompresa, quella di Awesome Tapes From Africa.

Certo non è un set facile da capire il suo, e forse il meno adatto al tipo di pubblico presente nella serata di sabato, più incline alla techno che alla disco e al folklore africano. Non sono state molte le persone che nella quasi totale oscurità della sala Indaco sono rimaste ad ascoltarlo fino alla fine. L’alternativa è stata l’esibizione della giovanissima HU nella sala Magenta. Un live profondo, tra cantautorato, elettronica e suggestioni cyberpunk, scivolando così all’artista successivo, Suz Presents Crossroads. Tutto questo mentre al piano di sotto andava in scena Andrew Wheatherall, il più atteso in questa giornata all’ex-GAM.

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Iconico e ieratico, tutte le volte che lo abbiamo sentito dal vivo è sempre stato in grado di stupire e divertire. Quando sembra che il ritmo stia calando ecco che Wheatherall sgancia la bomba, ti afferra per il bavero e ti riporta al centro della pista. Ascoltarlo è sempre un piacere, mentre al piano di sopra si preparano a chiudere altri due nomi decisamente importanti: Laurel Halo e Neon Chambers. Se la prima non ha certo bisogno di presentazioni, forse non tutti sanno che dietro al recentissimo progetto Neon Chambers si celano in realtà James Shaw aka Sigha e un pilastro della techno come Kangding Ray.

Si chiudono così le porte dell’ex-GAM ma non si chiude certo la decima edizione di roBOt senza un after party all’altezza dell’occasione. È al Link che si svolge infatti la festa, e raramente ho visto il locale così strapieno. Impossibile avvicinarsi al centro della pista, la muraglia umana è compatta, e ha voglia di divertirsi. Del resto, era difficile resistere a nomi come Stomp Boxx, Trentemøller, Levon Vincent, Midnight Conversation (il progetto di Mattia Trani e Giuseppe Maffei) e, soprattutto, l’attesissimo Ross From Friends. In un attimo arrivano le sei del mattino. Un’altra alba sorge in quel di Bologna ma questa volta con una consapevolezza in più: con molta probabilità, tra un anno esatto ci ritroveremo ancora qui per festeggiare un’altra edizione di roBOt festival.

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