Mattia Trani ed il Galactica NYE Festival

theverol
Tempo di lettura: 5' min
18 dicembre 2018
Festival, Interviste
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Intervista ad uno dei protagonisti della serata di punta del Capodanno Bolognese: Galactica

Nell’evento finale del 2018, i buoni propositi per il nuovo anno li cominciamo così: 10 ore di musica che avvolgeranno il Palanord, nell’arena più grande di Bologna più altre 10 ore nel primo after party dell’anno previsto al Link Club e sempre a marchio Galactica”.
Basterebbero queste poche parole per descrivere il Capodanno bolognese che si terrà in Via Stalingrado. Eppure, proprio perché a noi di Polpetta Mag piace tantissimo parlarvi di musica, non riusciamo a limitarci e vogliamo svelarvi anche altro! 10 ore di party nella notte più lunga dell’anno, quella di San Silvestro, in cui artisti del calibro di Amelie Lens, Enrico Sangiuliano, Ilario Alicante, Lucy e Mattia Trani (quest’ultimo in live set), si esibiranno sul main stage della location emiliana.

Un festival alla cui base c’è la club culture più essenziale, laddove le sonorità elettroniche si fonderanno con i set più techno degli artisti che faranno tremare il dancefloor del Palanord.

Questo sarà il Galactica NYE Festival: una serata unica, in cui salutare il 2018, a prescindere dai bilanci personali, e augurarsi i migliori auspici per il nuovo anno.

Oggi abbiamo incontrato uno dei protagonisti del festival, ovvero Mattia Trani.

Eravamo molto curiosi di conoscere un po’ della sua storia artistica, di come sia nata la sua passione per la musica che l’ha portato ad essere uno dei producer più seguiti della scena techno italiana nonché alla creazione di una label tutta sua, ovvero la Pushmaster Discs Recordings.

TheVerol: Ciao Mattia, innanzitutto ben trovato! Ci piacerebbe conoscere un po’ della tua storia, della tua carriera artistica, partendo chiaramente dalla più facile delle domande, che è anche di presentazione: a quale età hai iniziato a produrre musica?

Mattia: Ciao The Verol e ciao a tutti i lettori di PolpettaMag!
Prima di iniziare a produrre ho iniziato col fare il dj, più o meno da quando avevo 16 anni. Successivamente ho iniziato a sentire il bisogno di creare qualcosa di mio, qualcosa che nascesse da me e quindi ho iniziato ad approcciarmi alla produzione musicale, il tutto all’età di 18 anni.

TheVerol: Prima di essere un producer, sei un appassionato fruitore di musica: qual è la tua formazione artistica? C’è un genere musicale che prediligi o uno da cui sei partito per poi arrivare a creare il tuo sound? E cos’altro ascolti che sia diverso dall’elettronica?

Mattia: La mia formazione artistica deriva prettamente da ciò che mi è stato trasmesso in famiglia. Mio padre è stato un pezzo importante della storia della club culture italiana quindi diciamo che è grazie a lui e con lui che ho ereditato un cospicuo background musicale e non solo…

Parlando di generi musicali, ho sempre amato la musica black, il jazz, il soul e l’hip hop ma anche tutta la techno degli anni 90 ed in più generale tutti i ritmi potenti. Il mix di tutte queste cose crea quello che definisco come il mio stile, anche se sono convinto che questo sia in continua mutazione.
Durante il tempo libero ascolto molta musica di ogni genere, dal rock all’hip hop americano, passando per il jazz fino ad arrivare all’house music. Adoro tutta la musica e mi affascinano tutte le varie sfumature possibili!

TheVerol: Ad oggi in Italia c’è ancora tanta diffidenza quando si parla di musica elettronica o, più nello specifico, di techno. Eppure, da diversi anni a questa parte, gli ascoltatori più attenti si sono resi conto di quanto l’elettronica si stia diffondendo in quasi tutte le nuove produzioni, che siano pop o rock. Perché secondo te, da addetto ai lavori, c’è questa diffidenza? A cosa è dovuto? E come si può risolvere o migliorare la situazione? Ci piacerebbe conoscere la tua posizione in merito.

Mattia: Penso che la contaminazione di generi, se fatta con criterio, possa essere considerata un surplus. Probabilmente la diffidenza è dovuto dal fatto che c’è spesso più pregiudizio che curiosità nelle nuove proposte. Questo è dovuto, seconda mia modesta opinione, al fatto che spesso chi ama un genere, come ad esempio la techno ma questo vale anche per altri generi, rimane ancorato nell’ascolto e nella ricerca solo di musica di quel genere precludendosi l’opportunità di ascoltare ottima musica ma di altra forma.

Sono dell’idea che bisognerebbe ampliare i propri orizzonti musicali e dare più spazio anche a generi musicali che non prediligiamo o ancor meglio che non conosciamo.

TheVerol: Dividerai il palco con Ilario Alicante, Amelie Lens, Lucy ed Enrico Sangiuliano: qual è l’effetto che si prova nel leggersi in lineup con artisti di questo calibro nell’evento forse più importante del Capodanno bolognese?

Mattia: Gli artisti che hai citato sono grandi ed illustri protagonisti del mondo del clubbing che stimo immensamente. Ma ci tengo a dire che sono anche degli amici per me e questo rende il tutto ancora più emozionante e significativo. La cosa che renderà la mia performance particolare è sicuramente il fatto che porto a Galactica un live act, cosa che non mi è capitata di far spesso in precedenza, soprattutto nella mia città. Credo sia un valore aggiunto ed il miglior modo per celebrare il nuovo anno.

TheVerol: C’è un aneddoto che ricordi con particolare interesse successo nel corso della tua carriera artistica?

Mattia: Beh, di aneddoti ce ne sono tanti da quando ho iniziato questo percorso ma ti dico quello più recente e probabilmente quello che fa riflettere di più.
In un recente video di instagram hanno chiesto ad Amelie Lens chi fosse il suo dj/produttore italiano preferito e lei ha fatto il mio nome elogiando me e la mia musica, a parte essermi sentito infinitamente onorato di questo, ma la cosa che mi ha sconvolto di più fu che nei giorni seguenti aumenteranno a dismisura i miei followers. Lo so questa può sembrare una banalità ma in realtà a me fa riflettere per come siano cambiati profondamente i tempi.

TheVerol: Qual è il club in cui ti sei esibito che ricordi con maggior piacere? E in quale ti piacerebbe suonare?

Mattia: Come club ti cito il Tresor di Berlino in quanto si può dire che fa parte della la storia della techno moderna europea e mondiale. Suonare lì sotto è davvero un’emozione indescrivibile!
Invece per quanto riguarda i festival posso dirti che aver suonato allo Sziget a Budapest la scorsa estate è stato speciale! Suonavo in uno stage a dir poco incredibile, era la ricostruzione dell’arena del Colosseo, 4.000 persone davanti a me che ballavano, indimenticabile. In generale non ho mai visto un festival così grande, più di 600.000 persone tra tutti gli stage.

Il club dove mi piacerebbe suonare? essendo un frequentatore della mecca Berlinese posso dirti che il mio sogno è fare un set di chiusura  al Berghain, come atmosfera è unico al mondo e fare un set di 10 ore sarebbe più che un sogno.

Mattia, grazie mille per la disponibilità e un fortissimo in bocca al lupo per il 31 Dicembre! Ci sarà da divertirsi! See you on the dancefloor!

TheVerol

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