TEMPELHOF: Outer Festival 9-10.09.16

polpetta
Tempo di lettura: 4' min
29 agosto 2016
Festival, Interviste, Tracks_Interview

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Tempelhof è un duo elettronico italiano fondato nel 2007 da Luciano Ermondi e Paolo Mazzacani.
Nel 2009 usci il loro album di debutto “We were not there for the beginning, we won’t be there for the end” per Distraction Records, il quale ricevette review eccellenti sia da riveste italiane che straniere.
I loro live  sono una sorta di esperienze mistiche, un mix superbo fra musica e visual firmati dal misterioso Sorry Boy.
Nel 2012 si stringe la collaborazione fra Tempelhof e l’etichetta italiana Hell Yeah Recordings. Attraverso l’etichetta italiana hanno realizzato due Ep, “You K” e “City Airport”, poi nel 2013 il loro secondo ed acclamato full length: “Frozen Dancers”. Con l’album “Hoshi”, si stringe la collaborazione fra Tempelhof Gigi Masin, un vero capolavoro che per fortuna 
non è rimasto a lungo solo. È infatti di Giugno 2016 l’album “Tsuki” sempre firmato da Tempelhof + Gigi Masin.

I Tempelhof saranno ospiti dell’OUTER WORLD FESTIVAL previsto per il 9 e 10 Settembre 2016. 
Gli abbiamo chiesto di raccontarsi a noi in 5 tracce in modo da farci trovare pronti al loro live mistico

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Ci chiamavamo Love is The Answer, ma Suddenly Summer Ends era decisamente meglio, sarebbe dovuto essere questo il nome della band, forse non ci saremmo mai sciolti con un nome come questo. Poco importa, a quel tempo era Nicolas a prendere le decisioni più importanti. Gli riconoscevamo un carisma da leader, era il più nerd di tutti noi (e ho detto tutto… ), il più intriso, zuppo, fradicio di cultura indie. Così, vada per Love Is The Answer, due chitarre, voce, basso e batteria e una manciata di song che, con un po’ più di determinazione, sarebbero arrivate da qualche parte di sicuro. Ma si sa, le cose belle finiscono e anche quelle meno belle non sfuggono al proprio destino.

La band registra un demo con Gionata Mirai in veste di produttore, suona qualche show, sembra pronta a far parlare di sé ma si schianta al suolo al volo inaugurale e, avanti un altro, che la terra vi sia lieve. Così, tutti a spasso, uno a Bologna, uno che crede si trasferirà a Londra a breve, uno che si farà silenzio puro, uno che mastica elettronica e prepara la via. La separazione porta con sé strascichi e incomprensioni, ci perdiamo di vista per qualche tempo. Io continuo a cullare il mio sogno di fuga e mi rinchiudo in camera con una chitarra acustica. Luciano, sprofonda nel suo studio, tra vinili e software.

Quando, finalmente ho una decina di canzoni, forse meno, pronte, chiedo a Luciano di registrarle da lui, che accetta. Mi mette un microfono davanti, io suono, canto, insieme arrangiamo i pezzi, un po’ di emo-folk, un po’ di tastierine cheap, un tocco di Anticon. Ci divertiamo e iniziamo a passare molto tempo insieme in studio. A Berlino mi aspetta il mio amico Mizzy Stratolin, artista straordinario con il quale ho architettato mille progetti senza riuscire a portarne a termine nemmeno uno. La sera prima di partire Luciano mi fa sentire una traccia di elettronica sulla quale stava lavorando. Io resto piuttosto stordito.

Prendo una chitarra elettrica e ci suono sopra. Facciamo mattina a mixarla. Bounce, la porto a casa, la metto nell’ipod, vado in aeroporto, volo verso nord e in un paio d’ore sono a Berlino. Ci resterò una settimana, dieci giorni forse, non ricordo. Continuo ad ascoltare questa traccia di poco più di tre minuti e, un giorno, Mizzy mi porta a vedere l’aeroporto di Tempelhof. A quel tempo era ancora in attività. Ci fermiamo aggrappati a una rete. Mi parla della sua storia, mi indica la torre e il perimetro, mi mostra l’ingresso delle partenze. Torniamo a casa e ci ripenso di continuo: Tempelhof. Torniamo a casa e lui vive a Neukölln, che, sempre a quel tempo, non era meta di alcun pellegrinaggio hipster, era solamente una malinconica topaia. Giorni indimenticabili carichi di quella frustata urbana che ti stacca la pelle dalle ossa. Torno a casa, torno in studio da Luciano: “Lasciamo perdere sta cosa acustica (non era tempo, ancora), facciamo altri pezzi, chiamiamoci Tempelhof”. Quella canzone, la prima, quella della chitarra elettrica, della mattina a mixare, quella nell’Ipod si intitola Enjoy Neukölln. Tutto inizia qui.

Erano gli anni di MySpace, in poco tempo io e Luciano eravamo riusciti a mettere insieme tre/quattro pezzi e a caricarli sul nostro profilo. A differenza di quello che accade oggi con Facebook, su MySpace giravano principalmente musicisti e gente che a vario titolo era coinvolta nell’underground. Così, un giorno riceviamo un messaggio da un tale Darren che dice di avere una label a Newcastle, la Distraction Record (http://www.distractionrecords.com/) e che è interessato a sentire altra musica.

Diamo un occhio alle release dell’etichetta e ci rendiamo conto immediatamente che la cosa è interessante, eccitante. Da quel momento in avanti iniziamo a inviargli tracce su tracce, alcune più definite, altre appena accennate. Daz, così lo chiamano gli amici, risponde con regolarità, tra noi s’instaura un rapporto molto intenso, fino al giorno in cui riceviamo l’ennesima email che si chiude così: “Guys, would you like to release an album for Distraction?”. Il nostro debutto uscirà nel dicembre 2009 e questa è la title track:

 

Il disco ha un ottimo impatto in UK, viene recensito entusiasticamente, tra gli altri, su The Line Of Best Fit, uno dei mag più influenti e Huw Stephens passa alcune tracce durante il suo programma su BBC Radio 1. Nel 2010 suoniamo cinque show tra Londra, Leeds e Newcastle.

Musicalmente iniziamo a essere inquieti e a sperimentare al di fuori del solco che avevamo tracciato con We Were Not There For The Beginning, We Won’t Be There For The End… Contemporaneamente incontriamo Marco Gallerani di Hell Yeah Recordings. Il feeling è immediato e, dopo alcuni remix che confezioniamo per artisti dell’etichetta, primo fra tutti per il progetto Ajello di Dj Rocca e Fabrizio Tavernelli e due ep (You K, City Airport) arriviamo, nel 2013, a pubblicare il nostro secondo album: Frozen Dancers. Con questo disco iniziamo a guadagnarci un po’ di notorietà anche in patria, l’attività live s’intensifica e partecipiamo al Robot Festival. Il primo singolo estratto è Drake:

Il 2014 è un anno cruciale che segna l’inizio della nostra collaborazione con il grandissimo Gigi Masin. Insieme pubblichiamo Hoshi, lavoro considerato un piccolo classico in ambito Downtempo/Balearic.

Nello stesso anno, sua maestà Moonboots, dj, selector e collezionista tra i più rispettati in circolazione, rapito dal sound di Hoshi, pubblica un 12” con due nostre tracce sulla sua label, la seminale Aficionado Recordings. Questa è una versione live di Piano Piano registrata nel nostro studio:

 

E ora veniamo ai giorni nostri. A giugno 2016 esce Tsuki, secondo capitolo della nostra collaborazione con Gigi Masin. Il primo estratto è Tuvalu:

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