Il 14 agosto in Puglia si chiama Locus Festival

theverol
Tempo di lettura: 3' min
19 agosto 2020
Festival, Review 4 U
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Le tradizioni vanno rispettate e non ci siamo fatti mancare nemmeno quest’anno il festival in Valle D’Itria: una Limited Edition del Locus Festival che mostra come si può organizzare un evento bellissimo in sicurezza.

 

14 agosto 2020, Valle d’Itria, Locus Festival. Ormai un appuntamento fisso per la redazione di Polpetta Mag (qui puoi leggere il nostro live report dell’edizione 2019).

La notte di Ferragosto, in Puglia, è musica.

È musica live. Sono dj set. È spettacolo. È cultura.

E, quest’anno, causa i tempi strani e difficili che stiamo vivendo, ha avuto tutto un altro sapore.

Non nego di essere stato un po’ teso nelle ore precedenti al mio ingresso nella Masseria Ferragnano di Locorotondo. Come ormai è ben noto, la contingenza delle ultime settimane, in Puglia, non è di certo la migliore dopo l’inizio della Fase 2, ovvero quell’agognato 4 maggio che ha ridato, pian piano, un po’ di fiato agli italiani.

Una tensione dettata dall’importantissimo numero di turisti che ha deciso di trascorrere le vacanze nella regione più in voga del Sud Italia. Tanti, tantissimi turisti: una bellissima notizia per il territorio, per interi indotti, ma che comunque non ha lasciato nel cuore dei pugliesi la serenità che avrebbe dovuto.

Eppure… eppure.

La mia tensione è letteralmente svanita non appena ho varcato la soglia della location.

Al di là dei controlli doverosi all’ingresso, partendo dalla misurazione della temperatura con gli ormai notissimi termo-scanner, ai tanti, tantissimi dispenser di igienizzante dislocati ovunque lungo il perimetro, la professionalità dello staff del Locus Festival nel ricordare a tutti, con educazione e gentilezza, l’obbligatorietà di indossare la mascherina soprattutto nel momento in cui si creano gruppetti assimilabili a piccoli assembramenti. E in più lo spazio veramente grande, in grado di accogliere tutto il pubblico in sicurezza: una location che avrebbe potuto ospitare, senza problemi, quattro volte il numero di pubblico presente – ma l’evento era sold-out.

Mi sono sentito sicuro. C’erano posti a sedere, ma altresì la possibilità di godersi la musica in piedi e distanziati gli uni dagli altri.

Un preambolo doveroso, il mio, anche alla luce delle varie foto e video che chiunque ha visto negli ultimi giorni di gente ammassata nei vari locali, club, lidi per partecipare a una serata di puro divertimento, dimenticandosi del periodo particolare, e che ha costretto la politica a un provvedimento stringente, sebbene tardivo nell’attuazione. Bastava, infatti, un po’ di responsabilità in più da parte degli organizzatori, gestori e, non ultimo, pubblico.

(continua sotto)

Ma ora torniamo alla notte del 14 di agosto.

Ore 19,30 apertura dei cancelli. Primo dj set firmato Think’d alle 20,00 e, dalle 21,00 è la volta di Khalab, accompagnato da Tommaso Cappellato alla batteria, un artista già noto a quel palco, che ha riscaldato il pubblico, in gran parte già seduto, in attesa dei primi headliner della serata: The Comet is Coming. Un live, il loro, da paura. Irresistibile, impossibile non muoversi. Batteria, tastiere e sax (molto acido): il trio londinese ha fatto ballare (anche da seduto) il pubblico per un’ora e mezza in un tripudio di suoni e ritmi unici, loro marchio di fabbrica.

Sono passate da poco le 24,00, è ufficialmente Ferragosto e la serata volge a conclusione con l’ultimo live a firma di Lorenzo Senni, il musicista e producer italiano che destruttura la musica techno, levandogli il ritmo, la cassa dritta, facendo così immergere l’ascoltatore nel mondo dell’elettronica sperimentale, con suoni dilatati, acidi, onirici ma, al tempo stesso, difficili.

Infatti il suo è stato un live decisamente meno “commerciale” rispetto a quello della band precedente, sicuramente più “ostico” all’ascolto, ma certamente di gran classe, eleganza e genialità, connotati da sempre propri di Senni. Voto alla serata? 8 pieno!

Il Locus è stato un piccolo barlume di speranza per la musica, per gli eventi culturali, quelli organizzati bene, quelli in sicurezza, quelli per cui vale ancora la pena lottare a favore del mondo dello spettacolo, che non ha anteposto i meri interessi economici alla salute, alla sicurezza, al menefreghismo dettato dall’ingordigia del momento. E che comunque garantisce sempre un alto, veramente alto livello di qualità musicale per chi, davvero, è appassionato di musica.

Lunga vita al Locus Festival. E lasciamoci con la speranza di poter rivivere, l’anno prossimo, lo stesso festival con maggior spensieratezza, senza ansie e tensioni più che normali dettati dal periodo, e soprattutto “più vicini ma comunque igienizzati” (cit. non mia, ma di un altro artista italiano: Dente).

Alla prossima ragazzi. E ricordiamoci: #staysafe.

 

TheVerol

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