Bruno Belissimo: Waiting for ELEVA FESTIVAL 4.0

janine
Tempo di lettura: 3' min
30 agosto 2016
Festival, Interviste, Tracks_Interview

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Funk, Italo Disco, Masters At Work e la Deep House, French Touch, Brassica, Soul Clap, Dan Lissvik, Todd Terje e lo Space scandinavo, atmosfere lounge e baleariche, B-movie, synth vintage, sax, 909, bass-line, beat minimali, ironia tutta italiana e perfezionismo tutto canadese… questo è il sound di Bruno Belissimo, con un unico comun denominatore: il “groove”, così come lo concepiva (ma senza riuscirlo a spiegare) James Brown.
Attivo come membro dei Low Frequency Club e come collaboratore di vari artisti italiani e internazionali come per esempio è stato in tour come bassista di Colapesce.
Nell’aprile 2016 per l’etichetta Locale Internazionale esce il primo omonimo full-lenght di Bruno Belissimo, Dj/Producer e polistrumentista italo-canadese.
Funk moderno, vivo, Italo Disco sì ma con degli elementi del tutto nuovi. Le canzoni vengono spogliate e ridotte all’essenziale fino a raggiungere “lo swing”, per poi rivestirle con ciò che veniva più naturale: voci campionate qua e là senza sapere in che lingua fossero, chitarre funk e tastiere che rimandano ad un chiaro immaginario dance.

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Bruno sarà uno degli ospiti della prossima edizione di ELEVA FESTIVAL 4.0, per questa ragione gli abbiamo chiesto di raccontarsi a noi in 5 tracce, in modo da sapere qualcosa di più di questo artista tanto poliedrico quanto misterioso.

1) Man at Work – Who Can It Be Now?

Sicuramente la canzone della mia infanzia. Avevo attaccato un mangiacassette al manubrio della bicicletta e ascoltavo questo pezzo e tutto il disco “Business As Usual” in continuazione. Mi piace pensare che la mia fissazione per il sax provenga da qui. Grande disco che a volte ascolto ancora!

 

2) Uzeb – New Funk

E qui c’è lo zampino di mio padre che appena ho iniziato a suonare il basso mi passava cassette da ascoltare che, come diceva lui, mi avrebbero aiutato. Weather Report, Robben Ford, John Scofield, Steps Ahead e moltissima altra roba allucinante che spesso era veramente troppo difficile e tecnica per piacermi. Quando ho sentito “New Funk” però sono impazzito e volevo assolutamente suonare il basso come Alain Caron! Non ce l’ho mai fatta ma ci sto ancora lavorando…

 

3) Rage Against The Machine – Bullet in Your Head

Il periodo dell’high School e con la mia prima band si facevano cover dei RATM e di altri di quella scena che chiamavano crossover. Le prime esperienze in una band, i primi concerti.. Direi che tutto è iniziato da qui.

 

4) Low Frequency Club – Disturbed Dancer

La band con cui ho iniziato a lavorare con la musica. Dedicavamo tutti nostri sforzi per questo progetto, vivevamo tutti insieme e la nostra auto era il furgone della band.
Questo pezzo rappresenta il momento più bello dei LFC, in cui eravamo sempre in giro a suonare, facemmo l’MTV day a Torino e tante altre cose di cui ho un ricordo stupendo.

 

5) Lindstrøm – Fast & Delirious

Il pezzo che mi ha fatto fatto iniziare a produrre musica da solo. Adoro Lindstrøm, questo e altri suoi pezzi sono sempre fonte di grande ispirazione. Credo si senta molto la sua influenza nel primo pezzo che ho pubblicato “Ethiopia”, mi ricordo che scrissi il beat di quel pezzo subito dopo aver ascoltato Fast & Delirious cercando di copiare tutto!

6) Ethiopia

é la mia prima traccia. Ero nella mia camera da letto a Toronto dove avevo montato un piccolo studio mobile proprio davanti alla vetrata dalla quale potevo vedere parte della downtown, era una bomba poter lavorare con quella vista! Credo fosse fine Marzo quindi il clima era ancora molto freddo ma c’erano le primissime avvisaglie di primavera. Cominciai a scrivere qualcosa di nuovo, di positivo che potesse esprimere l’eccitazione che sentivo per la fine dell’inverno e l’inizio della bella stagione. Il tutto combaciava con l’inizio di uno dei periodi più felici della mia vita, quindi credo che questo pezzo segni una svolta, un cambiamento importantissimo per la mia carriera e per la mia vita.


7) Pastafari

Il primo abbozzo è stato scritto a Berlino, la cosa curiosa è che chiamai da subito il pezzo “Pastafari” cosa che è abbastanza inusuale, normalmente do dei titoli provvisori per poi arrivare al nome definitivo più tardi durante la produzione della traccia. E’  il mio pezzo preferito dell’album e in qualche modo lo vedo come un manifesto del mio suono. E’ anche molto divertente da suonare live quindi è sempre un piacere proporla in giro!

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