Computer Numerical Control. La musica come un istinto corporeo.

matteo-petroni-granata
Tempo di lettura: 4' min
19 novembre 2019
Interviste, News
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UP NEXT: Computer Numerical Control

 

UP Next è il format di Polpetta Mag mirato a studiare e proporre “i prossimi talenti”: quelli che non dormono la notte per suonare o produrre (e magari di giorno fanno tutt’altro lavoro), quelli alla spasmodica ricerca del vinile perfetto o del suono più originale, quelli che affrontano ogni incontro come possibilità di arricchimento. Oggi intervistiamo Computer Numerical Control (che per comodità abbrevieremo con CNC).

CNC è uno dei volti più promettenti venuti fuori dal panorama bolognese, una città che a spallate si è creata un proprio nido dove proporre techno dura e di qualità, grazie alle serate a marchio Timeshift ed il suo b-side Werkstatt. Propone live set, dj set, e produzioni davvero ambiziose, che andremo ad interrogare ed ascoltare, per regalare quella che è la sua identità sia da artista che da essere umano.

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up next cnc intervista

 

Direi che sei il nostro “Up Next”, vuol dire anche che secondo Polpetta Mag “sei il prossimo che spaccherà”: chi è stato il primo a credere in te/ti ha supportato?

Il mio percorso è stato completamente da autodidatta, penso che di essere io il primo ad avere creduto in me stesso! Nel senso, i miei studi ed il percorso culturale che ho intrapreso sono stati il supporto ai miei lavori, dove dal liceo mi sono concentrato sullo studio della storia dell’arte per poi all’università passare all’italianistica. Il nucleo è il mio approccio al sapere in modo ipertestuale, favorendo la soggettività contro lo studio mnemonico, a coniugare il pensiero artistico in tutto quello che penso. Naturalmente, essere uno degli organizzatori di Timeshift Bologna si può definire come supporto.

Vero, del progetto Timeshift avremo modo di parlarne dopo. Qual’è stato il momento più importante del tuo percorso musicale?

Penso sia stato nella mia adolescenza, al liceo. Ho fatto il Minghetti a Bologna, dove durante l’anno si faceva una settimana di attività alternative alle lezioni chiamata “settimana delle coloriture”. Tra le attività ci fu un corso di musica elettronica, dove in una lezione ci fecero vedere il film “Shining”, in particolare la storica scena iniziale del supergrandangolo sulla macchina che viaggia verso l’Overlook Hotel. Mi chiesero che strumento ci sarebbe stato bene sotto quella iconica scena, e da lì ebbi un epifania ad immaginarmi il suono da rappresentare. Il concetto di contenuto e teoria è il collante di quello che poi è stato e sarà il mio percorso musicale, aiutato a svilupparsi grazie a quel professore di quel corso. Ah comunque, lo strumento per me era il corno!

Ottimo spunto! A parte questo, come ti sei avvicinato alla musica? Da dove arriva questa macchina artistica chiamata CNC?

Il mio avvicinamento alla musica è stato con il clarino. Non era uno strumento scelto dalla scuola alle medie, lo scelsi io. Anche mio padre mi influenzò molto, faceva balli tipici, che mi hanno portato all’ascolto di musica quali l’irlandese, come il jazz ed il blues. Pensa che feci parte di una banda, chiamata la “banda di Riola”! Penso che da qui è uscita la mia predisposizione allo stare con più persone a fare musica, cosa che cerco di portare nei b2b. La mia adolescenza è stata piena di metal, quei rumori e quella durezza che ho ricercato successivamente nel mio approccio al clubbing bolognese del tempo: french, hardcore e goa. Infatti le mie prime produzioni erano frenchcore! Finito quel periodo storico, mi sono mosso verso la techno, e la volontà di farla nella scena bolognese.

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Qual’è il tuo approccio, il tuo metodo di lavoro? 

Per me fare musica è un’istinto corporeo, un bisogno, accompagnato da un processo intellettuale intenso. Il mio approccio è di immaginazione nella testa dei suoni, cosa che devo molto al tanto ascolto di jazz. La noia è un elemento che mi ha portato alla continua ricerca e sperimentazione del valore espressivo. Quindi il mio metodo di lavoro è di totale abnegazione e concentrazione sul suono, quando ne sento il bisogno.

Parliamo di “Inferno” (vedete il link Spotify), progetto enorme, profondo e molto ambizioso per un artista così giovane. Parlacene un attimo.

Inferno è un opera di 34 canti, con l’aggiunta di un intro e di un outro, con chiaro riferimento all’Inferno di Dante. E’ la voglia di ricerca, di sperimentazione, di guardare oltre al genere (la techno) e proiettarsi in uno spazio di sonorizzazione dove oltre all’ascolto c’è un approccio intellettuale. Sia ad ascoltarlo che a produrlo. I miei studi, il mio background, sono naturalmente base di questa creazione. Il mettersi alla prova, il confronto continuo con me stesso sono il perchè di questo progetto. Due mesi di impegno ininterrotti.

Il tuo nome è indubbiamente legato a Timeshift, celebre techno-party bolognese che la primavera scorsa ha compiuto cinque anni, insieme al b-side party Werkstatt. Come vedi il suo presente e futuro? 

Esatto, cinque anni fa io ed un piccolo gruppetto di ragazzi/e (tra cui il dj Kobold) fondammo Timeshift per l’esigenza di creare una scena techno underground a Bologna, far sentire quello che ci piace. Attualmente la scena bolognese sta vivendo un momento storico negativo, a causa delle pressioni sui locali da parte delle amministrazioni, e non essendo a Milano dove di spazi da usare ce ne sono molti qui è molto difficile trovarne. Per il momento il Cassero sarà la nostra casa con Werkstatt, ed il Link anche ci darà dello spazio per Timeshift. Per il futuro, penso che si debba iniziare a valutare (come già fanno all’estero) di sfruttare altri momenti come il giorno, dei party daily per evitare di incappare nelle solite difficoltà della notte. Personalmente mi piacerebbe poter portare anche diverse esperienze affianco al clubbing come i workshop, mercatini a tema ed altre activities. Vedremo!

E ora, per chiudere, visto che la rubrica si chiama “Up next”, vorremmo chiederti “What’s up next?” Cosa vedi nel tuo di futuro artistico?

Vorrei continuare la mia ricerca intellettuale e sperimentazione sonora. Mi piacerebbe, come con “Inferno”, continuare a creare esperienze sonore ipertestuali ed orchestrali, dove il contesto non debba essere per forza il club come ad esempio i teatri ed altri spazi di condivisione. L’affiancamento di suono e video in un ottica di sonorizzazione come dicevo prima, mi piacerebbe farlo proprio con il mio “Inferno”. Naturalmente il clubbing rimarrà nel mio futuro, dove in esso vedo quell’aggregazione sociale e subculturale assolutamente vitale per me e per la città stessa.

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Foto di Polpetta Mag ©

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