Goedel, il suono come rischio e missione vitale

matteo-petroni-granata
Tempo di lettura: 5' min
14 gennaio 2020
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UP NEXT: Goedel

 

UP Next è il format di Polpettamag mirato a studiare e proporre “i prossimi talenti”: quelli che non dormono la notte per suonare o produrre (e magari di giorno fanno tutt’altro lavoro), quelli alla spasmodica ricerca del vinile perfetto o del suono più originale, quelli che affrontano ogni incontro come possibilità di arricchimento. Oggi intervistiamo Goedel.

Goedel è un camaleonte del sistema della musica elettronica: ad ascoltare i suoi set, ogni volta si troverà qualcosa di totalmente diverso e disarmante. BPM folli alternati a viaggi onirici tra l’elettricità ed il metallo, rigorosamente only-vinyl. Amante delle floor berlinesi (dove ha vissuto, suonato, lavorato e studiato) e chiudipista folle dei club italiani. Una cultura sui generis che porta l’arte del djing a livelli profondi come gli abissi degli oceani. Questo è Ortensio Capone.

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Direi che sei il nostro “Up Next”, vuol dire anche che secondo PolpettaMag “sei il prossimo che spaccherà”: chi è stato il primo a credere in te/ti ha supportato? Da dove viene Goedel?

Vengo da un paesino che si chiama Piedimonte Matese, in provincia di Caserta. Una piccola comunità di circa 10.000 anime, una realtà ben diversa da Berlino o Bologna. Eppure é da lì che sono partito. Sicuramente i dischi che mi ha fatto ascoltare mio padre da bambino, da Michel Petrucciani ai Pink Floyd, passando per la musica italiana, hanno piantato un seme dentro di me. Una chitarra classica recuperata dopo anni di inutilizzo, tanta voglia di imparare a suonarla, poi l’arrivo dell’interesse verso il Metal da un lato, e verso l’Hip-Hop dall’altro, “..And Justice for all”, i Korn, gli Slipknot, 2Pac e i Gangstarr. Poi “La Haine” di Kassovitz. La scena di Cut Killer che fa scratch e beat juggling su Nique la Police direzionando gli speakers verso il cortile di un complesso di edifici della periferia di Parigi, e da lì la mia illuminazione. “Vorrei due giradischi, vorrei un mixerino, vorrei inparare a fare quello che fa lui.” Era il 2007, io ero un ragazzino, e da lì cominciarono i primi viaggi in treno per andare a comprare i dischi a Caserta o a Napoli, oppure online da Goodymusic e Discopiù, combattendo con delle interfacce per l’ascolto degli EP che il concetto di “user friendly” non lo vedevano neanche col binocolo. E con la ricerca si passa Dall’hip-hop alla techno, poi l’ hardtechno, poi hardcore, frenchcore, gabber, curley, IDM, disco music, l’electro. Il meraviglioso mondo dell musica elettronica da ballo. Di sicuro per questa prima parte della mia breve esistenza, le due figure fondamentali per la mia scoperta del mondo della musica sono state prima mio padre, poi mio fratello. Nella mia seconda vita a Berlino, invece fu Anna Bolena di Idroscalo Dischi una persona per me centrale. Una delle mie amiche più care, una vera e propria guida in tanti momenti della mia crescita artistica e umana.

Infatti hai vissuto e studiato a Berlino dove sei stato quattro anni, tra il lavoro al mattino, lo studio il pomeriggio, e di nuovo lavoro alla sera. Parlacene un pò.

Conoscevo già abbastanza bene Berlino prima di trasferirmi, é una città che ho profondamente amato dalla prima volta in cui l’ho visitata, ma come dicevo, Anna per me é stata una guida per comprendere la città, per comprendere la mia direzione artistica, all’epoca ancora un pò incerta. Ma di sicuro anche persone come MadAlba, Alessio QuEr, i ragazzi di Homopatik prima e Buttons poi, Cristian Marras, i miei fratelli Rell e Øblvn di Zwischenwelten e tanti altri ancora sono stati fondamentali per la consolidazione del mio credo artistico. Berlino é stata un’esperienza indescrivibile, ed anche se al momento vivo a Milano, la mia storia d’amore con la capitale tedesca non finisce. Tornerò, prima o poi. Le mie giornate erano un’alternanza costante tra lavori di ogni tipo, alcuni belli, altri meno belli, studio, produzione, digging. Avevo bisogno di soldi e dovevo laurearmi. I weekend erano infiniti, le persone conosciute incontabili, le emozione percepite incommensurabili.

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Qual è stato il momento più importante del tuo percorso musicale?

Il prossimo!

Tendo ad evolvere e provo a migliorare ogni aspetto di ciò che faccio ogni giorno, ogni nuova esperienza è una scommessa con me stesso, e io amo giocare. E amo il pubblico. Profondamente. Il minimo che io possa fare é rispettarlo e regalargli 1, 2, 4 o X ore di emozioni, stimoli, idee, scoperte. Ci sono stati momenti estremamente emozionanti per me come dj. La prima volta in cui ho suonato ad Homopatik, in line up tra un set di 11h di Freddy K e Tom Linder (Detroit Techno Militia), suonare per il party “The Raven” fondato da Max Durante in b2b con Cristian Marras dopo il signor Mike Dred o chiudere un main floor del Griessmuehle dopo Fabrizio D’Arcaneglo (entrambi artisti della label di Aphex Twin – Rephlex Records), la prima chiusura per TimeShift dopo il live di Ceephax Acid Crew (leggi qui), suonare con Parrish Smith, con gli Overmono, tutte persone meravigliose e grandi fonti di ispirazione.. e sicuramente chiudere un werkstatt dopo un set magistrale di Alberto Guerrini aka Gabber Eleganza (leggi qui), un vero genio a parer mio. La lista é lunga, sono un romantico, ma spero si arricchisca ancora. C’è ancora così tanto da fare!

Qual’è il tuo approccio alla produzione, al creare musica? Quanto sei dj e quanto producer?

Come DJ cerco di portare nei miei set elementi di vari stili di produzione musicale, non mi pongo limiti ne nel genere, ne nel bpm. Inoltre amo inserire tracce, quando riesco, provenienti da colonne sonore cinematografiche, che a volte diventa un rischio perché si rischia di cadere nel banale, ma ovviamente il mestiere del DJ consiste anche nel non scadere nel banale. Come produttore la linea di pensiero é la stessa. Nessun purismo, contaminazione pura. Il mio obiettivo come produttore é quello di creare musica che colleghi diversi generi musicali, diversi stili, diversi linguaggi e culture. Spero di accendere la curiosità dell’ascoltatore, spronandolo ad ampliare i propri gusti, a rompere i propri limiti e ad andare oltre i propri confini. Vorrei ridare a chi ascolta ciò che la musica ha dato a me.

 

Cosa pensi della scena techno attuale, della sua cultura e di tutto quello che ci sta attorno?

Tutto é in costante mutazione. La scena techno al momento corre veloce e a volte chi c’è dietro perde di vista i valori che dovrebbero essere alla base della nostra missione. Avanguardia, condivisione, uguaglianza sociale, antirazzismo,  sperimentazione artistica e sociale, innovazione culturale. Le sale da ballo esisteranno sempre, la gente non smetterà mai di ballare: chi è dietro tutto ciò dovrebbe capire che il potenziale umano sui floor può essere infinito e la missione di tutti dovrebbe essere quella di usare queste piattaforme per rafforzare e potenziare questi concetti nelle menti delle persone. A parer mio è questa una delle missioni della Musica: supportare lo sviluppo spirituale della società.

Cosa c’è nel futuro di Goedel?

Come DJ, spero ci siano mille nuovi stimoli. Non voglio scendere a compromessi, non voglio smettere di essere curioso. In consolle amo rischiare, amo comunicare le mie emozioni, ciò che sto vivendo. Spero di sentirmi emozionato e grato di far parte nel mio piccolo di questa scena e di poter contribuire all’evoluzione di questo movimento culturale ed artistico. In produzione ci sono un pó di chicche per il futuro, ma sono scaramantico. Come essere umano, posso assicurarvi che non perderò mai l’entusiasmo nei confronti della musica. Ogni giorno della mia vita è dedicato alla musica.

Ci vediamo in giro!

 

 

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