Club To Club: smettiamo di chiamarlo festival di musica elettronica

polpetta
Tempo di lettura: 5' min
6 novembre 2019
Festival, Gallery, Review 4 U
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Com’è stato questo C2C? Proviamo a fare un bilancio.

 

La qualità è stata di altissimo livello, ma questo ce lo aspettavamo: il C2C è un evento vitale per gli appassionati di musica italiani, soprattutto in anni in cui gli artisti stranieri tendono ad orbitare dalle nostre parti meno di quanto erano abituati a fare in passato. E allora ben vengano i Festival di queste dimensioni, che tengono botta grazie a un lavoro da equilibristi, del quale possiamo solo immaginare la complessità.

Ma cosa ho notato, da spettatore che segue il festival dagli anni in cui la notte ci si spostava di Club in Club? La tendenza mi è sembrata quella di una polarizzazione del pubblico. In alcuni momenti il Main Stage era pieno, mentre il palco secondario (di uguali dimensioni), faticava di più a raccogliere spettatori, soprattutto nella prima parte delle due serate. Non necessariamente una cosa negativa: è la prova che il C2C è in grado di lavorare su pubblici diversi. C’era chi era venuto a godersi concerti e dj set degli artisti più famosi, e magari aveva in mente solo quelli nel momento in cui varcava le soglie del Lingotto, e chi si era preparato una scaletta che lo avrebbe portato ad assaggiare la più ampia varietà di gusti possibile. Risultato di questo sbilanciamento? Col passare del tempo, le esibizioni meno popolate finivano per “tirare” a sé progressivamente gli spettatori. Mi piace pensare che fra questi ci fossero molti che non sapevano cosa stavano andando ad ascoltare, eppure hanno abbandonato il palco principale partendo alla scoperta dell’ignoto. Se non siete degli inguaribili snob, converrete che questa sia comunque un’ottima cosa: fedele a suo modo a quello spirito di ricerca che da sempre caratterizza il C2C.
Altra annotazione: il Club To Club viene spesso considerato un “festival di musica elettronica”, ma la definizione non è esatta. Gli orizzonti in genere sono molto più ampi, arrivando a includere anche live che poco o nulla hanno a che fare col concetto di elettronica. Quest’anno, ad esempio, alcune delle cose migliori potrebbero essere state considerate “fuori tema”. Ma che bello averle viste, e un “bravo” a chi le ha portate!

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I migliori live

BATTLES
Dopo che hanno suonato il pubblico che incrociavamo parlava solo di loro. Alcuni di noi sapevano benissimo cosa li aspettava al Crank Stage, un assalto sonoro di tempi dispari e deliri sintetici… ma ogni volta è esaltante vedere il pubblico spazzato via! Anche rimasti in due, sono sempre una forza della natura (ancora più libera, a giudicare dall’ottimo disco appena uscito.
Come faremo quando non ci saranno più? Meglio non pensarci.

BLACK MIDI
Fa un po’ effetto vedere un concerto come il loro alle 3 di notte al Club to Club, ma avevo sonno e mi hanno svegliato. I due chitarristi sono già due star, ma sono basso e batteria a rendere la miscela esplosiva.
Non sono esaltanti perchè pestano, lo sono perchè hanno un talento innegabile e la sfrontatezza dello sbarbo che fa un po’ quel cazzo che gli pare. Nella musica funziona SEMPRE, ed è l’opposto dei talent show.

THE COMET IS COMING
C’è stato un momento in cui ho visto il festival iniziare davvero a muoversi. È stato poco dopo che hanno iniziato a suonare.
Un concentrato di un’energia quasi… cafona, ma con solide radici nel free jazz. Bisognava iniziare a scaldare la serata, l’han fatto pure troppo! È stato bellissimo e l’applausometro di questa edizione premia loro.

SOPHIE
Forse dirò una cosa condivisa da pochi, ma almeno sono anni che la dico. Apprezzate la costanza.
SOPHIE sta su un altro pianeta. Intendo proprio come artista elettronica, ma anche come DJ.
Il suo dj set al Club to Club ha avuto una costruzione progressiva splendida: ossessiva ma caratterizzata dalla vocazione verso un traguardo, dall’acido allo zuccheroso, per poi amalgamarli. Nel suo mondo, edonismo e inquietudine sono due avversari che non riescono mai a prevalere.
Sul finale del set ogni movimento sembra svilupparsi in tre atti, procedendo per accumulo ma in maniera imprevedibile. Il primo risulta sempre troppo weird per il pubblico. Il secondo riporta la composizione verso qualcosa di più leggibile. Il terzo aggiunge un elemento caotico, ma che sommato al resto trasforma ciò che stiamo ascoltando in un “banger” micidiale.
SOPHIE è così: va sempre a cercare il pubblico. Ma nel momento in cui i due mondi si toccano, ha già abbondantemente fatto capire a tutti di non averne BISOGNO.

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Gli altri live

HOLLY HERNDON ci ha accolti al festival il giovedì sera all’OGR. Il suo set è decisamente molto umano, considerato il suo approccio alla musica: 7 voci si intrecciano alla sua in quello che sembra un rito pagano. È quindi un’esibizione quasi complementare al suo ultimo disco, più che esserne un’estensione. Funzionae affascina, anche se a tratti. Sul finale Holly registra le voci del pubblico. Tornata a casa le farà rielaborare da SPAWN, l’intelligenza artificiale che è a tutti gli effetti un membro della sua band. Non vedo l’ora di vedere la prossima puntata!

MORMOR è un musicista elegantissimo, anche se per ora il suo talento poggia un po’ troppo su una voce meravigliosa, che non sempre trova un perfetto contraltare nelle canzoni che scrive. Il risultato dal vivo è un po’ piatto.

LET’S EAT GRANDMA sono adorabili, sin dal primo disco “casalingo” hanno le canzoni (e ora hanno anche i produttori), e soprattutto hanno l’età che hanno, quella della maggioranza del pubblico delle prime file. Concerto “feel good” della prima serata.

Alcune parti del set di KELSEY LU semplificano un po’ troppo gli elementi del disco, ma all’esordio ha classe da vendere, doti tecniche rare, e giurerei il coraggio di provare ad adattarsi a un pubblico molto diverso dal suo. Ora merita di essere rivista in una serata di cui sarà l’assoluta protagonista. Posso aggiungere che per me è di una bellezza disarmante?

HELADO NEGRO secondo me ha avuto dei discreti problemi col sound check, e per una esibizione raffinata come la sua, almeno per me, non è il massimo. Il tutto rischiava davvero di essere tremendamente soporifero.

FLUME ha interpretato alla grande il suo ruolo di riempipista. Divertentissimo, ma inanellando una hit di altri dopo l’altra il suo dj set ha cominciato ben presto a sembrarmi poco interessante.

Al contrario i NU GUINEA si sono distinti come al solito grazie al loro ottimo gusto: il loro dj set non è stato affatto banale e tra i due “riempipista” delle due serate non ho alcun dubbio, vincono loro.

Chi rimane? Ah, i CHROMATICS!
Avevano un palco esteticamente clamoroso (ma per loro la forma è contenuto), e il live mi sembrava molto efficace. Ma dopo mezz’ora sono andato a vedere KELSEY LU: perchè so che loro li rivedrò… quando uscirà DEAR TOMMY!

 

Words: Matteo Buriani / Photo: Nico Raina

 

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