Soap&Skin @ Ferrara Sotto Le Stelle

polpetta
Tempo di lettura: 3' min
27 giugno 2019
Gallery, Review 4 U
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Il gradito ritorno di Soap&Skin, tra tanta timidezza e un talento formidabile

 

Il terzo appuntamento nel cortile del Castello Estense è con il gradito ritorno di Soap&Skin, tra tanta timidezza e un talento formidabile.

C’è il tipico clima ferrarese stasera, caldo ma soprattutto umido, e se nelle precedenti puntate di quest’edizione di Ferrara Sotto Le Stelle eravamo stati graziati, alla terza puntata ecco arrivare in branco le zanzare.
Se ne accorge anche Any Other, che seduta su una seggiola con in braccio la sua chitarra, si lamenta del caldo e degli ignobili insetti; questi due fattori non inficiano però una prestazione eccellente, in questo panorama degli opening act dalla formula che è sempre la stessa ovvero chitarra+voce, probabilmente la giovane Adele è quella che più mi ha convinto finora.
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Il pubblico inizia ad ammassarsi a ridosso del palco, e voci di corridoio serpeggiano dicendo che durante i primi tre brani di Soap&Skin il bar non potrà vendere nulla, e bisognerà limitare i click delle macchine fotografiche.
Pretese d’artista penso. Ed infatti, attorno alle 21:40, allo spegnersi delle luci di scena (e di quelle della zona bar), lo spontaneo applauso lascia immediatamente spazio ad un imbarazzante silenzio, in attesa dell’arrivo sul palco degli artisti.
La luce del tramonto illumina flebilmente la location, Anja di bianco vestita si prende subito la scena accerchiata dai suoi musicisti in abiti scuri. La prossima ora e mezza sarà un crescendo mozzafiato. La prima parte del concerto si sviluppa partendo dal basso, con una selezione di brani introspettivi (per la maggior parte riconosco estratti da From Gas To Solid durante tutto il concerto) con il picco della cover di Voyage dei Desireless che assume tutt’altra forma rispetto al brano originale.
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Bravissima, intonatissima, timidissima di fronte ad un pubblico che la acclama a gran voce e con applausi scroscianti: il tutto mi risulta incredibilmente emozionante, ma manca ancora quel quid in più da farmi svoltare la serata.

Dopo il terzo brano ovviamente si riforma una ressa al bar che sancisce il fatto che la vendita è stata riaperta, anche se ovviamente non ci troviamo di fronte ad uno di quei live dove il consumo di birra risulta smodato, ma visto il caldo torrido della serata anche io almeno un paio me le sparo.
Nella parte centrale del concerto assistiamo alla svolta: Vater, con la sua overture al piano e la soave voce di Anja che riesce a rendere meraviglioso un brano in lingua tedesca (tra l’altro molto sentito dalla stessa, in quanto dedicato alla scomparsa del padre), rovescia tutte le prospettive con la sua coda deliratamente elettronica, e le mie pupille si dilatano, le mie orecchie diventano incredibilmente più ricettive, la pelle diventa d’oca; la sberla sonora di questo pezzo, che arriva come un temporale estivo dopo un’abbondante mezz’ora di scaletta pacata ed introspettiva, è la chiave di volta per tutto il resto del concerto.
C’è anche spazio per Goodbye, brano in realtà confezionato da Apparat, ma supportato dalla splendida voce di Anja e reso famoso grazie alla serie Dark di Netflix di cui ne è stata la sigla, rappresenta per me uno dei momenti di massima goduria della serata.
La sua voce è dannatamente impeccabile, la sua timidezza è reale, ma fa da contrappeso ad una sicurezza vocale disarmante unita ad un talento compositivo infinito. L’ultima parte della serata è dedicata ai brani più elettronici, e la mia estasi si amplifica, fino alla chiusura con What A Wonderful World, con tanto di carillon finale e tutti a dormire.

Un concerto sicuramente non semplice, ma con una scaletta fatta a pennello, creata su un crescendo sublime che mi ha lasciato davvero a bocca aperta.

Il prossimo appuntamento con Ferrara Sotto Le Stelle è fissato per il 18 luglio, si alza ancora di più l’asticella con Thom Yorke in Piazza Castello.
Words: Paogo Ameschi // Photo: Francesca Susca

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