roBOt 11 spiegato bene: la parola alla direzione artistica

elena-bertelli
Tempo di lettura: 4' min
16 ottobre 2019
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Come ogni anno la città di Bologna si prepara al suo festival di musica elettronica. Ieri mattina a Palazzo d’Accursio, sede del Comune, la conferenza stampa di presentazione di roBOt 11.

Dopo la bella preview di Palazzo Re Enzo, di cui abbiamo tessuto le lodi qui, contiamo i giorni che ci separano dal festival e Marco Ligurgo, direttore artistico di roBOt ieri mattina ci ha fatto venire l’acquolina in bocca, illustrando, una alla volta, tutte le chicche di questa undicesima edizione.

Ma, prima di andare al sodo, due parole sulle venue, presentate da Francesco Salizzoni, presidente di Shape, l’associazione culturale mamma di roBOt:

La Ex GAM con le sue grandi stanze bianche abbiamo imparato a conoscerla ed amarla già nella precedente edizione e ospiterà tanti musicisti all’interno di tre sale, nelle giornate di venerdì 25 e sabato 26 ottobre. Cosa c’è di meglio di una ex Galleria d’Arte (quella della città di Bologna, ante Mambo) per accogliere un festival che da anni cerca di valorizzare ogni aspetto della musica elettronica, con particolare attenzione a quello performativo e ai suoi risvolti nelle arti visive?

DUMBO: la vera novità, non solo per gli avventori del festival ma per tutta la città. Si tratta infatti di un recente prodotto di rigenerazione urbana, che ha visto i quasi 40mila metri quadrati di spazio – dell’ex Ravone di via Casarini, un tempo adibiti a scalo ferroviario, trasformarsi in un potenziale distretto culturale e sociale, grazie a un bando di Ferrovie dello Stato. Qui si terrà, sabato 26 ottobre, il closing party, che sarà anche un po’ un battesimo proprio per il DUMBO, elefantino danzante.

Ed ora il programma (continua sotto):

Venerdì 25 ottobre – Ex GAM

Nella main room saluteremo il ritorno a roBOt, dopo tre anni, di mr. John Talabot. Sempre qui – per la prima volta a Bologna – i Red Axes, duo di Tel Aviv, e il live di Tolouse Law Trax.

Venerdì sarà anche la notte di una delle artiste preferite del momento dalla nostra redazione e dal direttore artistico Ligurgo: Moxie. Un vero e proprio fenomeno nella selezione e nella capacità di divulgare la musica elettronica, anche grazie al suo programma su NTS Radio, di cui vi parliamo nel nostro Focus on.

Tanto attesa anche per la prima volta in Italia di Badsista, la producer cui la scena artistica queer sudamericana deve moltissimo.

Alla terza sala, situata al piano terra, si è scelto di dare una connotazione ambient per creare una piccola oasi di relax. Qui la selezione musicale sarà curata dai bolognesi del collettivo Quarto mondo: insieme agli altri artisti italiani presenti al festival sono lo specchio dell’attenzione che roBOt da sempre rivolge alla scena local e alla volontà di rappresentare la giusta mescolanza di musiche prodotte all’estero e nate in terra italiana.

Sabato 26 ottobre – Ex GAM

Una prima info fondamentale: l’apertura quest’anno è anticipata alle 20, un modo per dare il giusto spazio a tutti gli artisti ed evitare il sovrapporsi con il closing party a DUMBO.

Sarà la giornata dei live. L’headliner è Alessandro Cortini, membro dei Nine Inch Nails che roBOt è riuscito ad avere in anteprima italiana, con la presentazione del suo album Volume massimo. Live sarà anche lo show di Curses, garantito da Andrew Watherall. A quest’ultimo è dedicata la chiusura della serata nella sala principale – ormai la sua si può considerare una residency e chi si è goduto il suo set a roBOt 10 ne sarà felice.

Nella sala 2 non vediamo l’ora di ascoltare nuovamente Afrodeutsche, cui abbiamo dedicato un altro dei nostri Focus on, dopo averla sentita suonare questa estate al Dekmantel: consigliatissima. Gli altri nomi da non perdere: l’olandese sulla cresta dell’onda, Interstellar funk, direttamente dalla scena Rush hour (dal nome del negozio di dischi dove anche l’artista ha lavorato tanti anni) e Batu.

Infine, non mancheranno momenti squisitamente performativi, con Lei, (no) innocence, e Gunther raler, con il live Queering the digital space.

Sabato 26 ottobre – DUMBO

Il closing party di roBOt 11 coinciderà con l’apertura alla città di questo nuovo, bello spazio. Dopo il warm up di Dj Rou, ci saranno due live: The comet is coming porteranno uno dei dischi più belli dell’ultimo anno – secondo la direzione artistica – suonato da una band che sta toccando in tour le città più importanti d’Europa. Poi 808 State, il duo di Manchester che ha fatto la storia della musica underground: ci saranno 5 strumentisti e un cantante e visual, tutto totalmente analogico. Il gran finale è affidato a Donato Dozzi, forse per la prima volta un nome italiano a chiudere il festival.

 

Il concept.

L’offerta è ricchissima, se si pensa che il tutto si concentra solo nell’arco di due giorni. Tantissimi artisti di varia origine e diversissima natura ma riuniti dentro a una grande scatola nera. Black box infatti è il tema che la direzione artistica ha voluto dare a questa edizione di roBOt, a partire da un termine preso in prestito dalla cibernetica che diventa una metafora del nostro rapporto quotidiano con la tecnologia: una scatola nera dai meccanismi interni opachi, di cui conosciamo gli input e output ma non il funzionamento. L’analisi della maniera in cui questo paradigma influenza e dà forma al nostro modo di sviluppare relazioni ed esperire informazioni e prodotti culturali verrà approfondito, durante i giorni del festival, attraverso un programma di incontri e conferenze, organizzato in collaborazione con RiFestival e AftER Festival – futuri digitali, incluso un panel dedicato ad esplorare il concept di roBOt 11 insieme a Daniele Gambetta e Andrea Zanni, autori del manifesto. 

Con la presenza dei rappresentanti delle istituzioni alla conferenza stampa – Giorgia Boldrini per il Comune di Bologna e l’Assessore alla Cultura Massimo Mezzetti per la Regione Emilia-Romagna – si è infine ribadito il supporto che il territorio continua a garantire a una manifestazione come roBOt, credendo fermamente nel valore culturale e nelle scelte artistiche che nelle ultime due edizioni ne hanno permesso la rinascita dopo un periodo di difficoltà. A ulteriore conferma di questo, sulla comunicazione di roBOt è presente anche il logo Bologna città della Musica conferito da Unesco.

Ci sembra che non manchi proprio nulla, se non una manciata di giorni, prima di immergerci nella scatola nera di roBOt 11, di cui Polpetta Mag è orgogliosamente media partner.

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