Ombre Lunghe: eravamo al day 3 in una nebbia di rumori

matteo-petroni-granata
Tempo di lettura: 2' min
21 ottobre 2019
Review 4 U
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Anche quest’anno il collettivo di AliveLab ha presentato il festival Ombre Lunghe, rassegna di esperienze sonore sperimentali e di ricerca. Al centro l’approfondimento di temi esistenziali nel contesto musicale, con un focus l’invisibilità.

 

Dopo due giorni passati al Centro di ricerca musicale del Teatro San Leonardo, sabato 19 ottobre si è svolto l’ultimo capitolo del festival all’ormai celebre AtelierSi, luogo di casa del collettivo dove ha sede anche il party più danzereccio Habitat. Il day 3 è il più orientato al dancefloor della rassegna, con un cartellone che contava nomi come Holy Similaun, Mana, Shelley Parker ed il b2b tra Judaah e Zaltan.

Si comincia con il live di Holy Similaun, ragazzo italiano esponente delle OOH-Sounds di Firenze, con una performance molto evocativa, aiutato dalle solite stupende luci/ombre/nebbia impenetrabile progettate dai ragazzi di AliveLab.

A seguire è salito in cattedra Mana, ragazzo prodigio della HyperDub Records, e non ha deluso le alte aspettative che c’erano su di lui: live potente, graffiante, così intenso da tenere il pubblico immobilizzato di fronte alla cortina di nebbia che lo avvolgeva. Superlativo.

Shelley Parker, scuola Hessle Audio del trio Ben Ufo/Pangaea/Pearson Sound, ha alzato il baricentro dando scosse elettriche e battiti duri al pubblico, ritmiche UK davvero belle. Gran bella chiamata.

Il finale di serata è stato affidato a due nomi in b2b, Judaah (dalla Brothers from different mothers, sentito anche in RedLight Radio stage al Dekmantel) e Zaltan (owner della label Antinote). Dopo una serie di live molto intensi, questo era il momento di muovere il floor e far ballare il pubblico. Diversi problemi tecnici/errori, probabilmente dovuti a una mancata lucidità da parte dei djs hanno portato a stoppare la musica diverse volte (una volta anche per qualche minuto) portando il pubblico a mostrare visibili segni di imbarazzo e nervosismo. Peccato, perchè la loro cultura musicale è indubbia e il loro background è davvero forte e non sono mancati, nella sala dell’AtelierSi i pezzoni che aspettavamo di sentire da loro.

 

A parte questo finale un pò grottesco, il day 3 ha visto la stella di Mana brillare più alta e luminosa di tutte le altre.

Non ci resta attendere il prossimo anno per vedere cosa tireranno fuori di nuovo dal cilindro i ragazzi di AliveLab.

 

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