Come nasce un disco durante il lockdown? La parola a DJ Rocca e Studio Tape

elena-bertelli
Tempo di lettura: 7' min
1 maggio 2020
Interviste
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Esce oggi QNTN IN LAB, il terzo EP di una nuova serie. Siamo andati a carpirne tutti i segreti direttamente alla fonte.

 

Questa è un’intervista che sono due. Abbiamo pensato che il racconto del nuovo progetto discografico che vi presentiamo oggi sarebbe stato più completo se avessimo interpellato non solo la voce del suo creatore ma anche quella dei creativi che ne hanno ideato il concept grafico.

E quindi iniziamo con il presentarvi il primo soggetto di questa intervista: lo Studio Tape. Una realtà nata dalle menti creative di Alberto Bello e Gloria Pizzi, con quartier generale a Modena, dove nascono progetti di design, grafica e comunicazione visiva. Un luogo che è anche una casa per le esposizioni di artisti emergenti, nel “quartierino” della città emiliana.

Due parole per definirvi:

ST: Studio Tape è il nome con cui l’anno scorso abbiamo ufficializzato la collaborazione che dal 2017 ci vede uniti anche nel lavoro. Ci occupiamo di Art Direction e lo facciamo in una delle zone più belle e artisticamente vive di Modena, ovvero via Carteria, o “il quartierino” come ci piace (e ti piace!) chiamarlo da sempre. Veniamo da due percorsi diversi ma paralleli e ci siamo trovati ad essere complementari non solo nel nostro quotidiano ma anche nei processi creativi, professionali e artistici che mettiamo in piedi insieme a clienti e artisti.

 

Poi c’è il papà della nuova serie di dischi che è oggetto di questa intervista: Luca Roccatagliati, Dj Rocca, musicista, collezionista, cuore pulsante di Maffia Soundsystem con all’attivo collaborazioni con Howie B, Pressure Drop, Zed Bias, Dimitri From Paris e Daniele Baldelli, un nome tanto noto quanto è l’affetto che noi e i nostri lettori nutriamo per lui.

Come stai, Rocca?

DR: Sto.
Dire sto bene, non me la sento, anche se sto bene. Sono in una condizione fisica che non desta preoccupazioni, ma riguardo quella mentale, mi viene difficile descriverla. È un momento nuovo, ecco… né bello, né eccessivamente tragico… diverso.

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Ph. Gianni Rizzotti

 

Bold Experiments e Old MAC Stomp sono due EP usciti il 14 aprile, parte di una serie di dischi che vedono la luce in questi giorni e che si possono assaggiare e acquistare su Bandcamp. Rocca, ci racconti di cosa si tratta?

DR: Come tutti, in questi due lunghi mesi di quarantena, ci siamo trovati a riordinare i propri spazi, fisici e mentali. A me è capitato di scoprire una montagna di tracce dimenticate, fatte negli ultimi 10/15 anni… scovate negli hard disc in armadio, o in un vecchio portatile. Ascoltando nuovamente tutto questo materiale, ho trovato cose interessanti, come orrori… quindi ho deciso di caricare sul mio Bandcamp alcuni pacchetti sensati di brani, dandogli un tema ed una grafica. Da qui, la palla ad Alberto, il quale si è gentilmente prestato nell’opera.

 

Ad avermi incuriosita, prima ancora di sapere che disco fosse, è stato l’artwork, ho visto passare l’immagine su Instagram in un post di Alberto e mi è partito un commento di getto “ma è bellissimo” poi, da lì, sono andata a curiosare per saperne di più, quando ho capito di che tipo di collaborazione si trattava è scattata immediatamente la proposta di fare questa intervista. Ed eccoci qui. Come è nata questa collaborazione? Avevate mai lavorato insieme?

ST: Io (Albi) conosco Rocca da tanto tempo: è uno di quei DJ che per carriera, storia e modo di porsi rispecchia molto bene la mia idea di musica e di rapporto tra lavoro, talento e passione. Non avevamo mai collaborato prima d’ora ed è nato tutto molto spontaneamente come tante cose stanno nascendo in questo periodo in cui supportarsi è diventato molto importante.

Rocca aveva iniziato a mettere fuori del materiale e ho pensato potesse essere l’occasione per qualcosa di più “ufficiale” di un semplice brano in download, ne è venuto fuori che Rocca aveva già in mente più releases, quindi abbiamo pensato a come “vestirla” e raccontarla.

 

Rocca, parlaci di Old MAC Stomp, dal titolo e dalla scritta Maffia che si intravede nell’immagine scelta per la copertina del disco, si possono già intuire diverse cose, ma vorremmo sentirle raccontare da te…

DR: Giustamente il messaggio è arrivato… si, questo è un EP connesso alle produzioni create nel periodo in cui era ancora aperto il Maffia Club, quindi con un suono influenzato dalla musica che girava al locale. Infatti ci sono brani breakbeat e broken beat, ma anche cose downtempo ricche di sample, come piccoli esperimenti sui synth, con figure terzinate ed esercizi tangenti alla new wave ed all’acid… in quell’epoca c’era proprio un revival con la scena electroclash.

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Gloria, Alberto, l’artwork che avete realizzato per la serie ha avuto su di me un forte impatto, penso dato dall’aver smosso un’insieme di immagini sedimentate nella mia memoria, forse dai tempi in cui piccoletta curiosavo tra i dischi dei miei vecchi congiunti. Cosa c’è dentro e come avete cucito addosso a questi EP il loro abito vintage?

ST: Credo che chiunque abbia dischi dei genitori in casa possa ritrovarsi a scovare dei dischi Linea Tre, una serie della RCA che, tra gli anni 70 e 80, proponeva raccolte al prezzo popolare di 3.000 Lire. Era un modo furbo ma anche accessibile per stampare grandi quantità di successi e diffonderli il più possibile. Una sorta di playlist ante-litteram con solo il meglio, o il più noto, di artisti senza confine di genere, da Elivs a Battisti, dalle orchestre di Paese a The Who.

Mi sono venute in mente senza ascoltare il materiale completo di Rocca, ma sapendo che, essendo materiale proveniente dal suo archivio, potesse in effetti essere un best of di più generi, dal downtempo/triphop fumoso del periodo 2Blue, passando per il periodo Maffia, fino al Rocca che conosciamo oggi. Così, visto anche il prezzo particolarmente giusto con cui Rocca ha messo a disposizione i dischi, Gloria ed io abbiamo pensato di considerare il tutto una serie, proprio come le uscite LineaTre, e tributarne i colori accesi e le geometrie fortemente riconoscibili, in origine realizzate, credo, da Grafiche Arese o Grafiche Boccadoro di Roma. Il resto è venuto fuori molto velocemente grazie anche al materiale fotografico che Rocca aveva messo a disposizione.

 

Mettiamo la puntina su Bold Experiments… un bel viaggio, ci fai fluttuare in aria, scendere negli abissi per poi risalire il fiume e riemergere sul finale catapultati sulla pista, davanti alla console, tornando indietro a pochi mesi fa al Tempio del Futuro Perduto dove suonavi e ci siamo incontrati l’ultima volta! Cosa è successo? Da dove hai tirato fuori tutto questo materiale?

DR: Bellissima la serata di inizio Gennaio al Tempio del Futuro Perduto!
Il materiale di questo secondo EP, è più sul versante sperimentale. Sono cose composte negli ultimi dieci anni. Rispetto al precedente Old MAC Stomp, questa è musica nata dopo che il Maffia Club chiuse le porte. Posso dire che sono tracce uscite veramente in modo spontaneo e senza la necessità di raggiungere ‘quel’ mercato o ‘quell’altro’… ho voluto testare nuovi linguaggi, nuove metriche, nuove atmosfere, che poi mi hanno permesso di avere freschezza rigenerata sugli stili che mi danno il pane, la nu disco, le cose baleariche e l’house.

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E poi c’è l’ultimo della serie, l’EP QNTN In Lab uscito proprio oggi. Qualcosa di ancora diverso, dopo aver scavato negli hard disk sei tornato a produrre materiale nuovo da 0 e ne sono nate 4 tracce che contengono la sperimentazione del qui e ora. Ci vuoi dire di più?

DR: Esattamente. Prima che arrivassero le proposte per i lavori a cui sto sopra da Aprile, nel primo mese di lockdown, ho provato a fare musica lasciando andare il mio stato d’animo… cioè, il  primo spaesamento, incazzamento ed enorme preoccupazione, hanno portato in superficie influenze che avevo in un angolino nascosto… come la Cantina Band di Guerre Stellari, l’estetica naïve del primo Luke Vibert o l’electro di Ed DMX, la creatività dei synth in sincrono con le drum machine e poi editati, linguaggi incrociati senza grammatica… e via… quattro tracce che fotografano un momento ben preciso, come un sogno ricorrente che ti accompagna per alcuni giorni, poi all’improvviso non torna più.

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Riprendiamo la via Emilia e torniamo a Modena: che rapporto c’è tra Studio Tape e la musica? State lavorando a nuovi progetti creativi in questo settore?

ST: Anche nel modo in cui viviamo la musica siamo complementari, abbiamo un background condiviso dovuto a sorelle maggiori più o meno coetanee, poi Albi ha virato verso l’elettronica e Gloria se potesse riesumerebbe Chris Cornell all’istante. Nella nostra vita in studio è comunque fondamentale avere una colonna sonora adeguata ed è vietatissimo usare le casse del portatile per riprodurla! :D

Quanto ai progetti beh, già da prima di conoscerci Albi ha curato tra le altre gran parte della grafica di Pizzico Records, progetto discografico modenese di un altro grande amico Niccolò Bruni, mentre in questi giorni, come studio, stiamo riprendendo in mano l’etichetta di Albi, Museek, con cui abbiamo due release pronte e stiamo rivedendo la veste grafica delle pubblicazioni sempre “in serie”.

Parallelamente tramite l’associazione culturale Outer ci occupiamo della direzione artistica di Outer Festival, ma sulla prossima edizione ovviamente sono ancora tante le problematiche da affrontare. Non staremo fermi, in ogni caso, questo è sicuro.

 

E infine, prima di salutarci e lasciare spazio agli ascolti, una domanda per entrambi: che impatto hanno avuto il lockdown e il dramma che stiamo vivendo sulla vostra creatività?

DR: Sinceramente dal punto di vista tecnico, il lockdown era già quello che praticavo anche prima… a parte poche uscite per fare un minimo di sport, la spesa, le serate da DJ, e qualche visita a parenti, il mio tempo è sempre stato impiegato recluso in studio. Dal punto di vista dello tsunami emotivo, ammetto che all’inizio mi si è incasinata l’ispirazione musicale, poi, piano piano sono arrivati stimoli esterni, e ad oggi, devo dire, che lavoro il triplo di quello che era il mio standard pre Covid… guadagni pari allo zero, ma molto materiale in cantiere che si spera produca utili in futuro.

ST: Per quanto lo studio sia vicinissimo a casa non andarci è davvero triste, per il resto non possiamo certo dire che sia una novità per noi mischiare casa e lavoro, è stato un po’ come tornare all’inizio e dobbiamo ammettere che siamo stati molto bene in questo revival forzato, pur con tutte le nostalgie del caso e senza valvole di sfogo come amici, viaggi, collaborazioni e sport.

Avevamo in corso una collaborazione importante in una delle zone più colpite e stiamo tenendoci in contatto con la massima disponibilità, d’altra parte ci siamo tutti in mezzo insieme a questa novità e crediamo che le collaborazioni seppur professionali siano innanzitutto un rapporto personale di fiducia e rispetto, se manca quello non si va avanti in ogni caso. E infine ci sarà un’importante novità a cui ci siamo dedicati da un po’, che però non possiamo ancora svelare.

 

Non vediamo l’ora di scoprirla! Ragazzi, grazie per essere stati un po’ con noi. Sono queste le storie che ci piace scoprire e condividere con chi come noi trova nella musica e nella creatività una risposta. Invitiamo ancora una volta i nostri lettori all’ascolto di questo progetto e, soprattutto, a supportarlo.

Ci rivediamo presto, la prossima volta magari davanti a una birra e qualche vinile!

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