Intervista a Dj Rocca: vivere la musica in tutte le sue forme

domenico
Tempo di lettura: 10' min
23 ottobre 2018
Interviste
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Luca Roccatagliati aka dj Rocca (ma anche Ajello, Crimea X e Supersonic Lovers) poliedrico, eclettico ed elettrico. Per chi non lo conoscesse, Rocca ha iniziato a produrre alla fine degli anni ’90 lavorando su alcuni singoli drum & bass e breakbeat come Maffia Soundsystem dello stesso club in Italia, dove era il principale dj resident. Vanta una valanga di collaborazioni tra cui spiccano nomi tipo Howie B, Pressure Drop, Zed Bias, Dimitri From Paris, e Daniele Baldelli. Fluttuava dentro ai nostri radar da un po’ di tempo, e finalmente siamo riusciti a farci due chiacchiere.

– Partiamo da Viale Ramazzini 33: il Maffia. Come avete fatto a portare la musica elettronica in una città rock come Reggio Emilia?

Potrei darti tante risposte, perché Reggio Emilia non si merita di essere etichettata una città appartenente ad un genere musicale. Nella mia adolescenza, tra le feste dell’Unità, il Teatro ed i concerti organizzati al Palazzetto dello Sport, ho potuto vedere i Tangerine Dream, James Brown, Kid Creole & The Coconuts, Airto Moreira e Flora Purim, Herbie Hancock, Rip Rig & Panic, come anche Simple Mind, Police, Pino Daniele con Wayne Shorter ed i Ramones…Più che Rock, Reggio Emilia è sempre stata una città e provincia che ha dato molta importanza alla musica, ed alla sua diffusione come forma d’espressione tra i giovani. Ad un certo momento sono mancati gli operatori culturali istituzionali illuminati, come quelli attivi nel periodo d’oro, e da li in poi, la diffusione culturale è stata ad opera di privati….come il nostro caso del Maffia.  Abbiamo semplicemente fatto quello per cui ci hanno educato quando eravamo teenager, cioè tenere le orecchie dritte, e proporre quello di interessante ci fosse stato intorno a noi. Nel 1995 la proposta era DJ Krush, come quando a 15 anni potevo andare in bicicletta al concerto dei Tangerine Dream…

– Tirato su da amici appassionati di musica che più che fare soldi avevano come obiettivo quello di fare musica, aggregazione, cultura. Il Maffia era più di un locale dove andare semplicemente a ballare, era un punto di riferimento, era innovazione musicale, era “sentirsi al passo con quello che accadeva a Londra, Berlino ed Amsterdam”. Quanto manca oggi un posto così in Italia? E quanto manca un luogo dove fare aggregazione in un contesto sociale dove è sempre più facile scagliarsi contro il “diverso”?

Sono contrario alle ‘operazioni nostalgia’, quindi vorrei semplicemente inquadrare il contesto storico in cui nasceva il Maffia, situazione non paragonabile a quella attuale. In quel periodo non esistevano ne internet, ne i social networks…c’erano diversi locali, per così dire, “alternativi’…cioè che proponevano musiche, film, incontri letterari, concerti, forme di arte che non erano quelli comunemente accettati in giro. Un’altro elemento a favore, è la tradizione della mia terra, ad associare il ballo con l’aggregazione…dalle balere di liscio, alle discoteche, da noi sono sempre stati i luoghi preferirti dove incontrarsi. Se a questi elementi favorevoli, aggiungi un prodotto artistico innovativo e di qualità, hai ottenuto il Club dove tutti i curiosi vorrebbero andare.
Ora non è facile, penso che se il Maffia fosse nato ai nostri giorni, avrebbe avuto vita corta.
L’aggregazione oggi è molto più virtuale che fisica, ha necessità differenti un giovane del 2018, ma credimi, i luoghi dove incontrarsi ci sono ancora, e sono tutti molto attivi.

– Da eterno romantico se ripenso a certi nomi quasi mi scende una lacrimuccia. I primi a portare Fatboy Slim in Italia, Andrew Weatherall, 2 Many djs, Soulwax, Prodigy, Chemical Brothers, Howie B, Fabio & Grooverider e potrei continuare ancora. Un’offerta musicale a 360°, si spaziava dal breakbeat, all’elettronica, per finire alla drum and bass. Come si sceglievano gli artisti da proporre? Il pubblico Italiano era pronto per certi artisti?

Parto dall’ultima domanda: il pubblico del Maffia (non posso parlare di tutta l’Italia), era pronto a tutte le proposte artistiche, proprio perché questo si chiedeva ad un Club come il nostro. La clientela è sempre stata molto esigente, e si fidava della nostra competenza nel proporre suoni ed artisti provenienti da un circuito internazionale. Poi, certo…alcune serate erano più piene di altre.
La scelta degli artisti da proporre era dettata inizialmente in un modo, e negli anni a seguire con altri metodi. In una prima fase ci siamo totalmente fidati di un negozio di dischi di Londra, dove io acquistavo i vinili via fax. In questo Record Shop stava germinando tutta la scena, ed i commessi ci mettevano in contatto diretto con Andrew Weatherall, o Death In Vegas, o Coldcut, perché clienti del negozio, desiderosi di venire a suonare in Italia, in un locale che potesse permettergli di esprimersi come a casa. Poi anche in Inghilterra la scena è cresciuta e si è strutturata, e noi in parallelo…abbiamo proseguito con la formula delle ‘labels night’, con la Skint (che ci portò a Fat Boy Slim), la Full Cycle (che ci portò a Roni Size), la Wall Of Sound (che ci condusse ai Propellerheads). Dopo pochi anni dal nostro cammino, ormai la scena era, a livello europeo, talmente seguita da trovare spazio in festivals ad hoc, come il Sonar, o il Festival di Glastonbury, o molti altri, che ancora non attecchivano nel nostro paese. Ecco, l’ultima fase della programmazione, era influenzata molto da quello che si proponeva a questi festival…noi li frequentavamo e traevamo ispirazione per la stagione successiva.


–  Ci sarà un 25° compleanno? E se si sarà uno di quelli che resteranno impressi nella memoria?

Confermo che ci sarà la celebrazione, ma non sarà dedicata totalmente al Maffia nella veste di Club in forma passatista, ma più dal punto di vista del progetto, della sua filosofia sociale, del concetto di sperimentazione, e come si è sviluppato dalla sua creazione ai giorni nostri. Stiamo cercando di produrre diverse cose, ma per ora sono Top Secret. Nel corso del prossimo anno incominceremo a comunicare per bene tutte le nostre intenzioni.

(continua sotto)

intervista dj rocca

– La disco: il grande amore, svariate produzioni e importanti collaborazioni. Genere che per un periodo era tanto amato all’estero e poco considerato in Italia, ed ora eccola tornata anche nel nostro bel Paese nei parties più fighi e underground. Come hai vissuto questi due periodi?

In verità è sempre una forma di ricerca…si, sembra assurdo parlare di un genere di quaranta anni fa, che possa dare spunti per progredire su nuovi linguaggi. La musica Disco non era solamente un genere, era un modo di vivere, di suonare, di approcciarsi alla società, di sperimentare linguaggi ritmici ed associare generi diversi. C’è molto di più in un brano degli Chic, che in qualsiasi produzione da pista moderna. Questa dottrina è un ottimo stimolo per capire l’evoluzione della musica dance, che oggi come oggi, si può definire un genere adulto alla stregua del Jazz, o del Rock. Poi, se vuoi parlare di mode, di underground e di parties fighi, si….posso dirti che la Disco è sempre stata presente….magari non in forma così massiccia e completa come oggi giorno, ma mi sento di dirti che la mia espressione come produttore e DJ ha sempre avuto questa ”Filosofia Disco” al suo interno…anche in periodi meno espliciti, come quello in cui imperavano generi apparentemente lontani.

– La disco con Dimitri from Paris, una collaborazione duratura nel tempo, da “Erodiscotique” a “Disco Shake”. Una collaborazione che ti ha permesso di crescere e confrontarti con un artista internazionale su un prodotto musicale “made in Italy”. Ci parli un pò di questa collaborazione (che ora immagino sia diventata anche amicizia) e che importanza ha avuto nella tua carriera?

Il merito è senza dubbio, della rete, di internet: persone che difficilmente potrebbero incontrarsi, possono condividere le loro passioni senza nessun impedimento. Dimitri ha trovato qualcosa in me, attraverso Soundcloud, che lo ha stimolato, ed io ho dato tutto me stesso per non deluderlo.
Abbiamo fatto alcuni remix per cose interessanti, come Soul Clap ed il mio idolo Nona Hendrix, o al progetto Hard Ton, e Midnight Magic, ma anche diversi singoli ed un album, dove abbiamo esplorato si la Disco, ma soprattutto quel settore post Disco, che si è sviluppato negli anni ottanta, che va dal boogie, al freestyle alla proto house. La collaborazione con un DJ mediaticamente così esposto, ha evidenziato di conseguenza anche me stesso, portandomi all’attenzione di un pubblico che non conosceva la musica di DJ Rocca.

– E poi la disco con Daniele Baldelli, che succede quando si arriva a toccare certi mostri sacri?

Daniele è una persona che virtualmente conosco da sempre, ascoltavo le sue cassette quando ancora non avevo la patente…mi ha formato ad essere aperto su tutti i generi. Questa empatia congenita ci ha avvicinato in modo naturale…lui suonava i miei dischi, e tutti e due lavoravamo in un locale del mantovano, quindi, una sera di circa dieci anni fa ci siamo conosciuti, ed abbiamo deciso di unire le nostre teste per fare musica. Regolarmente ci scambiamo idee, e proposte, e poi ci troviamo in studio da me per fare musica…il tutto è molto semplice, non c’è nulla di sacro, io capisco come piegare un mio modo di fare musica al suo suono, e lui apprezza come le sue idee trovino riscontro. Questo ci ha portato a fare due album, una decina di singoli ed altrettanti remix.

(continua sotto)

 

intervista dj rocca

 

– Senza dimenticare altri tuoi progetti: Ajello (con Fabrizio Tavernelli) e Crimea X (con Jukka Reverberi). Insomma con te non ci si annoia mai! Sempre pronto con idee nuove, sempre pronto a far uscire l’artista e il musicista che c’è in te: tutto ciò da dove trae ispirazione?

L’ispirazione principale è la curiosità, mettermi sempre alla prova, e non rimanere in una comfort zone, continuando a fare le solite cose. Ho cercato di affrontare la Drum & Bass, l’Italo Disco, la New Wave, la Techno, l’House in tutte le sue forme, il Breakbeat, il Dubstep, la UK Garage, la Disco, la musica con i campioni, senza campioni, con armonie dissonanti, con tempi scomposti…e le collaborazioni! Le prospettive sulla musica cambiano da individuo ad individuo, secondo la sua formazione, quello che per me può diventare arido, per un altro diventa fonte di ispirazione, e viceversa. I generi musicali e le culture sonore sono così tante, che non basta una vita per poterle affrontare tutte.


– Perché non ci parli anche delle collaborazioni minori, qualche artista che pensi abbia potenzialità ancora inespresse con un touch diverso dagli altri.

Non mi sento di appiccicare ‘minore’ od il suo contrario, come attributo ad un artista con cui collaboro. Sono anime musicali differenti che riescono ad esprimere cose interessanti, tutti. Nella mia carriera ho lavorato con Zed Bias, Pressure Drop, Howie B, Dimitri From Paris, Daniele Baldelli, Fred Ventura, In Flagranti, persone che mi hanno allenato a capire come tirare fuori il meglio, sia da me stesso che dagli altri, ma le collaborazioni sono continuate con altri artisti ugualmente fertili, con enormi potenzialità, ed a me conformi. Parlo di  Leo Almunia, Hard Ton, Kool Water, Enzo Elia, Rodion, Verdo, Lorenzo Morresi, Michele Tessadri, Angelo Fauli, Stefano Ghittoni, Nic Due Birilli, Mushroom Project, Ian Simmonds, Luca Fronza, Leo Mas, Enrico Marani, Bossa Nostra, Marcello Giordani…tutti gli artisti che hanno qualcosa da dire sono una ricchezza.


– Tiriamo fuori anche la tua formazione classica, da musicista: come ci si sente a passare da una consolle al palco di un teatro dove ti esibisci insieme a Franco D’Andrea ed Andrea Ayassot? Ci sono delle connessioni tra le due realtà?

Le due realtà sono espressioni diverse di quello che posso riuscire a dire. Con i dischi nei club, esploro la mia anima di selezionatore di musica, da solo, con lo scopo di fare divertire la gente, proponendo musica ricreativa ma non scontata, nella maniera migliore possibile, in modo da raggiungere quel climax in cui la pista ed il DJ diventano una cosa sola. Con Franco D’Andrea, invece do spazio al mio lato più sperimentale e di musicista jazz, però alle macchine elettroniche…l’esibizione non è più in solitudine, ma assieme ad altri, quindi cerco di traslare l’insegnamento sull’arte dell’improvvisazione ed interplay, utilizzando un computer, una drum machine, una tastiera e vari controllers. In verità cerco di essere il più libero possibile in tutte le due forme, ma non ti nascondo che la maggiore autonomia espressiva la posso avere con quei mostri di musicisti in cui Franco D’Andrea mi ha accolto.


– Il primo contatto con Dimitri, come già detto, avvenne su SoundCloud. Viviamo nell’era dei social ma poco sociale, potenziali canali di diffusione della propria arte che diventano invece la strada più facile e veloce per chi ha solo fame di fama. Qual’è il tuo rapporto con i social, come li vivi e come li usi? Come pensi possano essere utili alla musica?

Negli ultimi tempi, sto riscontrando una sorta di insofferenza nei confronti dei social…nel senso che siamo sempre di più noi al loro servizio, piuttosto che il contrario. Ormai è come se sentissi un imposizione il dovere comunicare dove sono a suonare, cosa faccio, le cose che escono, e perché…anche se ovviamente mi limito a pubblicizzare il mio lavoro, e non la mia privacy, il social è diventato un modello culturale intimato, obbligatorio, egocentrico, che non riesce più a distinguerci.
Ovviamente i social sono stati utili per il mio lavoro, e penso ancora continueranno ad esserlo, per qualche tempo, ma non in questa forma imposta. L’animo umano è ribelle, per natura…

 

– Progetti futuri e le prossime uscite di Dj Rocca? Dai dacci qualche anteprima!

Moltissime cose in uscita, e nelle forme più disparate. In ordine di successione, sarà pubblicato il secondo volume dell’Ottetto di Franco D’Andrea, del quale mi pregio di farne parte, intitolato “Intervals 2”, album che verrà stampato dall’etichetta del Parco della Musica di Roma, l’Auditorium di Renzo Piano. Di seguito il mio album DJ Rocca ‘Isole’ in vinile, per l’inglese Nang, contenente diversi brani, tra cui collaborazioni esclusive con Rodion, Dimitri From Paris, Jukka Reverberi e Kool Water. Entro l’anno dovrebbe uscire anche la compilation di sole tracce nuove selezionate dai Soul Clap, per la loro label SCR, intitolata ‘Italo Funk’. All’interno ci sarà un mio brano in compagnia di illustri colleghi italiani come Lele Sacchi, Capofortuna, Memoryman, Jolly Mare, Deep88…
Una mia composizione in stile Minimal/Non Minimale vedrà la luce per la nuovissima label Buttress, dell’ amico di sempre Enzo Elia, come anche due singoli in vinile per due etichette americane che stanno crescendo molto bene. Parlo della Roam Records di San Francisco e della Wonder Stories, i miei due singoli avranno dei remix da parte di Fett Burger, I:Cube e Emperor Machine. Giusto in questi giorni ho firmato per altri tre singoli programmati per il 2019, due a nome DJ Rocca ed uno come Daniele Baldelli & DJ Rocca, rispettivamente per le etichette Whiskey Pickle e Rogue Cat dell’ex Chicken Lips, Dean Meredith. Ci sarà anche un 12” in collaborazione con l’inglese Kiwi sulla sua label Crosbreed.
Dal lato dei re-edit, saranno pubblicati per la seminale Full Time un mio remix al brano del ’82 ‘Hang On it’ dei Trance, ed un’altro edit per l’etichetta Rare Wiri dello spagnolo Rayko.
Invece con il progetto Obsolete Capitalism, assieme al partner in crime Paolo Davoli, usciranno per la nostra etichetta Rizosfera, le variazioni in 12”, ed SD Card, all’album ‘Chaos Sive Natura’ del 2017. Le riletture saranno curate da Mark Stewart, Adi Newton (Clock DVA) ed Howie B. Un nostro brano remixato sarà incluso anche nella compilation della rinata Mille Plateaux.

– Grazie mille per il tuo tempo Luca è stato un onore ed un piacere parlare con te. Non me ne volere ma io le chiudo sempre così: qual’è la tua pizza preferita?

Capiti bene, io sono un avido consumatore di Pizza…la mia preferita è quella con i friarielli, bianca, senza carne, e con pasta integrale.

 

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