Intervista ad Alex Neri: un viaggio lungo trent’anni tra Versilia, Planet Funk e nuove generazioni

domenico
Tempo di lettura: 7' min
27 gennaio 2019
Interviste
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Un viaggio lungo trent’anni insieme ad Alex Neri, uno dei dj italiani più conosciuti, apprezzati e rispettati in giro per il mondo

Nato a Sarzana in Liguria, fiorentino d’adozione, dj resident al Tenax, fondatore e membro dei Planet Funk. Alex Neri è un’artista eclettico, visionario, innovatore, produttore e produttivo verso le nuove generazioni:  “credo che i giovani siano linfa vitale”. Con Alex abbiamo avuto il piacere di fare quattro chiacchiere, ripercorrendo un po’ quella che è stata la sua parabola umana e soprattutto artistica.

Ciao Alex ripercorriamo questa tua lunga carriera trentennale partendo dai tuoi primi passi: il tuo “babbo” dj e gestore di locali, nasci e cresci in mezzo ai dischi in Versilia, terra musicalmente florida soprattutto in quegli anni. Ci parli un pò del rapporto che avevi con tuo padre e di come nasce e cresce in quegli anni questa passione per la musica?

Con mio padre il rapporto non era dei migliori, ma del resto funziona così tra padre e figlio. A lui però devo la passione per la cultura in generale, oltre che a quella per la musica. Mio padre è un uomo degli anni ’70 e in quei tempi si viveva a pane, libri e musica!!! Sinceramente la mia vera passione ha inizio con il pianoforte, dopo questo sono passato all’arte del dj!

Oltre ai dischi, ci sono anche gli studi di pianoforte, quanto sono serviti per la tua carriera da produttore e da dj?

Come ho detto prima, il pianoforte mi ha aiutato sicuramente a sviluppare anche la passione per le produzioni. La composizione è stata sempre qualcosa che mi ha appassionato negli anni, in pratica il motore della mia passione per le produzioni discografiche!

Dopo il tuo “babbo”, un’altra persona molto vicina a te in quegli anni è Checco Bontempi, una delle figura più importanti della scena dance italiana con il progetto “Corona”. Quali sono stati i suoi insegnamenti e cosa ti piace ricordare ancora di quel periodo?

A Checco devo sicuramente molto. Diciamo che tecnicamente lui è stato il mio mentore! Mi piace ricordare le domeniche pomeriggio insieme a lui quando io iniziavo il programma nella discoteca di mio padre, l’Alhambra. Fare l’apertura di un club è sempre rimasta una mia passione che mi sono portato dietro più o meno in tutti club dove sono resident.

1991, progetto “Korda” con “Move your body” e “Moving power”. I primi lavori con Marco Baroni, tuo fedele compagno in questo lungo viaggio musicale. Produzioni che vengono fuori dalle prime macchine e dai primi campionatori, ma riascoltandoli oggi quanto pensi che siano attuali e, permettimi di dire, anche ben fatte rispetto a tanta roba prodotta oggi?

Qui bisognerebbe aprire una parentesi troppo lunga e noiosa, mi limito a dire che se alla fine degli anni ’80 avere uno studio di registrazione significava investire almeno 200 milioni delle vecchie lire, oggi non si può pensare che con un semplice programma da casa il risultato sia lo stesso. Altra cosa importante è che i dj di un tempo si avvalevano di musicisti veri come nel mio caso con Marco Baroni, mentre oggi la maggior parte dei dj pensa di poter fare la stessa cosa sempre con un semplice programma, ma questo ha impoverito molto il prodotto.

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1993 “Bora Bora – Love song” c’è il nome di Ricky Le Roy (tuo grande amico d’infanzia) ma dietro c’è anche il lavoro di Alex Neri, un disco progressive lontano dalle tue radici house e soul. Come nasce e quanta voglia di sperimentare c’era in quel periodo?

Cono Ricky c’era e c’è una grande amicizia e di conseguenza eravamo un gruppo molto connesso al tempo. La voglia di sperimentare era alla base del nostro “micromondo”, ma c’è da dire che all’epoca c’era ancora molto spazio nel panorama perché era proprio l’inizio di tutto…

Sono anche gli anni del progetto “Kamasutra”, al tuo fianco c’è sempre Marco Baroni, e da un lavoro a quattro mani escono tracce come “Strorm in my soul” e “Happinies”. Sonorità house incontrano funk, hip hop e soul, e collaborazioni importanti. Accanto alle sperimentazioni, la tua musica, quella che hai sempre voluto fare, quella che ti porterà a scalare le classifiche inglesi e addirittura giapponesi. Ci racconti un pò di quel periodo, di come nasce e si evolve il progetto “Kamasutra” e di Alex Neri che inizia a girare l’Europa.

Nasce proprio dalla voglia di sperimentare… Si chiama “Kamasutra” proprio per la mia visione di diverse posizioni della musica partendo da un unico tema musicale. Questo è stato il progetto che ha aperto le mie porte all’Europa! Da li ha inizio la mia carriera da dj che mi porterà poi a girare tutto il mondo.

Ti definisci un dj house, sostenendo che l’house è “sperimentazione estrema, rottura degli schemi e innovazione profonda”. Questo è quello che avveniva sul finire degli anni ’80, quando un nuovo movimento musicale nasceva per le strade, nei club, nei negozi di dischi, quando la comunicazione era più lenta si condividevano esperienze piuttosto che post. Oggi in un contesto sempre più veloce, sempre più diretto, sempre più digitale dove vedi musicalmente la “sperimentazione estrema, la rottura degli schemi e l’innovazione profonda”?

Io personalmente non la vedo…O meglio vedo che a fare sperimentazione sono sempre i soliti dell’epoca, nonostante l’età ormai matura!

Torniamo al 1999, Planet Funk: Alex Neri, Marco Baroni, Sergio Della Monica e Domenico Canu. Da “Chase the Sun” a “Who Said”, giusto per citarne due. La tua continua voglia di sperimentare la musica, mettersi in gioco, confrontarsi ed innovarsi. Uno dei progetti musicali italiani più sperimentali di sempre, la dimostrazione che oltre agli inglesi e agli americani possiamo farlo e sappiamo farlo bene anche noi. Quali sono stati i momenti significativi dei Planet Funk? E quanto ti senti orgoglioso di quello che i Planet Funk sono riusciti a costruire e a trasmettere? 

Il momento più significativo è quando abbiamo composto “Chase the sun”, in quel momento mi sono reso conto di aver fatto davvero qualcosa di unico e diverso. Non sapevo dove mi avrebbe portato, ma sapevo che avremo scritto una piccola parte di storia.

L’orgoglio sta nel fatto che molti produttori e gruppi di tutto il mondo ci riconoscono il fatto che abbiamo inventato un genere nuovo.

“Inside all the peppole”, altro singolo di successo, oltre alla versione originale sono andato a scovare un remix di dj Harvey, come mai questa traccia un pò ambient-balearica?

Ai tempi vivevamo molto Londra e con Harvey c’era un rapporto intimo e speciale. La versione di cui parli è stata proprio una sua interpretazione e una sua visione!

“All on me” nuovo singolo con la voce di Dan Black, antipasto a quello che sarà il vostro nuovo album frutto di venti anni di lavoro, studio e live. Sergio non c’è più alla chitarra, ma c’è e ci sarà sempre: nel cuore di chi ama la musica, con voi sui palchi e in ogni suono che sa di Planet Funk. Il ricordo più bello che porti di lui?

Sergio è stato il mio mentore, colui che mi ha insegnato tutto quello che sapeva di questo mondo folle e complesso qual è la discografia, un visionario e una persona di valori che oggi sono ormai rari da trovare.

Il più bel ricordo ce l’ho su Londra quando tutte le etichette più famose londinesi ci corteggiavano per firmare il nostro primo album, ricordo che nell’ufficio della EMI inglese, davanti a tutti i dischi d’oro dei Beatles e non solo, Sergio mio disse “Ricordati questi momenti, perché questi momenti sono e saranno i più belli…”

Una mia curiosità, ma vi siete lanciati davvero con il paracadute in “Another Sunrise”?

Assolutamente no!!!! ma ci piaceva l’idea di farlo credere a tutti i curiosi come te!

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Il Tenax, Firenze, “Nobody is Perfect”. Ad un certo punto ti rendi conto che il club non può più fare solo il club: deve diventare impresa. Nasce la “Tenax Rec.”, gli uffici, il marketing e la comunicazione intorno ad una delle serate più conosciute e suggestive d’Italia (ricordo ancora l’anno con i flyers a forma di pezzi di puzzle, il flyer più bello che abbia mai visto!). Ci parli un pò dell’evoluzione del club fiorentino negli anni? Un dj set ed una serata che difficilmente dimenticherai? 

Il Tenax è diventato la mia famiglia, quando iniziammo la serata “Nobody is Perfect” eravamo un gruppo di folli visionari con la voglia di creare un club davvero diverso da tutti e penso che così sia stato.

La serata più bella? E’ difficile da dire, perché ho migliaia di ricordi incredibili, forse quella più intensa fu suonare dopo il di live di St. Germain, ricordo che in pista avevo un pubblico incredibilmente bello e vario. Ebbi la sensazione di essere davvero allo Studio 54!

Stiamo vivendo una fase politica globale molto movimentata, dove pare ci sia più voglia di chiudersi in se stessi piuttosto che aprirsi agli altri, dove il “diverso” pare essere la causa di tutti i mali. Pensi che la musica possa essere strumento di integrazione e il club svolgere una funzione di spazio accogliente? 

Purtroppo credo di no. Credo che i social abbiano appiattito molto la società e non diano spazio alle follie, follie che in qualche modo generano creatività e i club al momento ne sono lo specchio…

Hai sempre investito sui giovani dj dandogli spazio e fiducia, dal Tenax sono passati in tanti (o quasi tutti), cosa ti senti di dire oggi ad un giovane dj? 

Credo che i giovani siano linfa vitale per chi come me vuole sempre rimanere al passo con i tempi. Mi sento di dire che l’energia dei giovani contaminata con la nostra esperienza sia il futuro.

Ma pensi ancora che tra un pò sia arrivato il momento di smettere o nel futuro di Alex Neri c’è ancora tanta musica?

Penso che quando arriverà il momento di smettere l’avvertirò sicuramente, ma mai e poi mai smetterò di fare musica.

Grazie mille Alex per la chiacchierata, è stato un lungo viaggio musicale ed è stato emozionante perdersi nei tuoi ricordi, riascoltare la tua musica e vivere le tu esperienze. Ultima domanda, un classico delle mie interviste, ma non meno importante delle alte. Considerando che hai girato il mondo e il tuo amore per Napoli qual’è la tua pizza preferita?

Diciamo che considero Napoli e Firenze in assoluto casa mia, la Liguria i miei affetti e il mio cuore, Milano i miei divertimenti e Londra la mia città preferita al mondo. Però la mia pizza preferita è sicuramente la Margherita di Mimì alla Ferrovia a Napoli.

Grazie a voi.

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