Giunto al termine anche Arezzo Men/Go Music Fest. Ecco com’è andata

sara
Tempo di lettura: 3' min
15 luglio 2019
Festival, Review 4 U

Arriviamo ad Arezzo sotto un temporalone estivo con tuoni e lampi e, per un attimo, pensiamo addirittura che la serata possa saltare.

Ma poi, Arezzo libera il suo cielo e lo tinge di azzurro. La festa del Men/Go Music Fest può cominciare.
Siamo nella città che ha dato i natali al Petrarca e Guido Monaco, il benedettino a cui si deve l’invenzione – intorno al 1000 d.c. – dell’attuale sistema di notazione musicale con il tetragramma (oggi pentagramma). Qui la metrica e la musica sono di casa.
E questa è la serata conclusiva del festival della musica indipendente che, giunto alla sua XV edizione, ha portato sul palco nomi di spicco come Carl Brave, Motta e Franco 126.Cominciamo proprio in Piazza Grande, in una bomboniera di palazzi cinquecenteschi e scalinate del Vasari, per un Rock-Talk, un dibattito tra musicisti.
A chiacchierare ci sono Ufo degli Zen Circus, Lodo e Bebo de Lo Stato Sociale, Diego e Veronica de La Rappresentante di Lista. Si parla di musica, di utopia, di parole e di scrittura e, inevitabilmente, di attivismo politico.
Insomma dai, come dice Brunori finiamo sempre a parlare di Salvini, di immigrati e clandestini. Poi però ci trasferiamo al Parco al Prato, vista sul Duomo e belvedere sulle colline toscane. E qui lasciamo parlare la musica, per un crescendo di ritmi e di performance di grande livello.
Apre Postino, aka Samuele Torrigiani da Firenze. Una laurea in medicina, una scrittura “in bagno”, come dice lui stesso, ma romantica e pop, ed un’attitudine da ragazzo timido. Una delle più interessanti nuove proposte della scena indipendente italiana, con sonorità che affondano le radici nei classici del cantautorato ma in una veste più elettronica e contemporanea.
Insomma, De Gregori e Dalla, ma con il synth. Ci piace!

È il turno de La Rappresentante di Lista.
Questa band, variegata al suo interno per provenienza geografica e formativa, ci offre un punto di vista molto femminile e ci parla con un linguaggio nuovo e mai banale, in cui la musica e il teatro (ndr dove si sono conosciuti la toscana Veronica Lucchesi ed il siciliano Dario  Mangiaracina, duo fondatore del gruppo) si fondano, per dare vita ad uno spettacolo di luci al led e di presenza scenica di impatto.
Questa band è in grande ascesa e, dopo aver calcato le scene del Primo Maggio a Roma e dei pricipali festival musicali, so che ci riserverà grandi sorprese.

E, finalmente, ecco i big della serata: Zen Circus.
Un’ora e mezza di energia rock, testi insolenti e un Appino che non si risparmia, nonostante un piccolo problema di salute che ha rischiato di mettere in discussione la sua presenza sul palco.
È proprio il caso di dire Canta che ti passa.
E infatti, tutti cantano e, in molti, me compresa, hanno addosso una tshirt con una scritta irriverente, appena comprata al merch del Circo Zen.


L’amore è una dittatura, vivi si muore e, perché no, andate tutti affanculo.
Ascoltando la voce di Appino, dal timbro riconoscibile, le melodie distinguibili e fortemente caratterizzate, penso che, in fondo, un successo che dura da vent’anni non viene mai per caso.
Che, per durare nel tempo e per non perdersi bisogna avere una forte identità, nella musica come nella vita e rimanere fedeli a se stessi, pur nei cambiamenti e nelle evoluzioni.
E che è questa, la vera forza della musica indipendente.E infine, DJ set dei Teppa Bros (ndr Bebo e Albi de Lo Stato sociale) feat Lodo Guenzi.
Anche questo Festival, insomma, finisce con la vecchia che balla.

Alle due passate ci ritiriamo, mentre i più coraggiosi continuano la festa al rave organizzato dal Festival.

Grazie Mengo Music Fest, grazie Arezzo. È stato bello.
Ancora una volta, la musica ci ha salvato la vita. 

Testo: Sara Bertelli

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