Due Libertini alla (faticosa) conquista di Firenze

sara
Tempo di lettura: 3' min
3 settembre 2019
Review 4 U
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We Reading con Bebo e Lodo de Lo Stato Sociale

 

Firenze, Parco delle Cascine, un caldissimo giovedì sera di fine estate.

Va in scena lo spettacolo di “We Reading”, l’associazione culturale/teatrale capitanata da Cesare Biguzzi di Cesena che, da qualche mese, porta sui palchi delle città italiane artisti, cantanti, personaggi legati al territorio, tutti con una sola finalità: annullare la distanza tra chi sta sul palco e chi sta sotto, unendo tutti in letture inaspettate e sorprendenti, con dibattito a seguire.

Questa volta è toccato a Bebo e Lodo de Lo Stato Sociale, con il reading “Libertini Invisibili”, nel quale gli artisti si sono cimentati nella lettura di brani tratti dal libri del cuore, rispettivamente “Le Città Invisibili” di Italo Calvino, per Bebo e “Altri Libertini” di Pier Vittorio Tondelli, per Lodo.
Buono l’intento, interessanti le riflessioni.

(continua sotto)

we reading

Il testo di Calvino, pubblicato nel 1972, nonostante il linguaggio complesso e visionario di uno dei padri della letteratura italiana del ‘900, è risultato di una contemporaneità disarmante e Bebo è stato bravissimo ad intercalare la lettura con piccoli esempi tratti dal quotidiano, dalla Firenze (ma potrebbe essere qualsiasi città) del 2019, tra ordine pubblico, immigrazione e problematiche varie.
Non è risultato pretenzioso, nemmeno supponente, nè lontano dal nostro tempo, ma disinvolto, nel regalarci la possibilità di avvicinarci in scioltezza a un mostro sacro come Calvino.

Ma il pubblico pare poco interessato, complice la location, non un teatro con le sedie, ma l’arena di un festival all’aperto (ndr Copula Mundi), tutti seduti sul prato con cuscini gonfiabili e persone che chiacchierano tra loro, distratte.
Bebo termina la sua lettura con un consiglio: chiudete facebook e aprite un libro. Uno qualsiasi va bene.
Timido applauso.

(continua sotto)

we reading

È la volta di Lodo, che sfodera le sue doti da attore diplomato (ndr all’accademia di arte drammatica Nico Pepe di Udine) nella lettura di brani tratti dai racconti contenuti in “Altri libertini ” di Tondelli (1981).
Voce alta da attore di teatro, pause al posto giusto, testo di un certo impatto.
Stiamo parlando di uno degli autori di riferimento di una certa emilianità, un punto di riferimento di molti altri artisti, scrittori e musicisti.
Tondelli parla del disagio della provincia, della voglia di scappare, ma anche di omosessualità, droga, bestemmie e lo fa con un linguaggio colorito e forte, inventando parole e descrivendo immagini. Pare che addirittura Ligabue si sia ispirato ad Altri Libertini per scrivere certe notti, forse abbiamo trovato l’anello di congiunzione tra Lo Stato Sociale e il buon Luciano da Correggio. E Lodo lo interpreta benissimo, impossibile non rimanere ipnotizzati.
Eppure.
Molti, ai lati del palco, parlano tra loro con tono di voce alto, non ascoltano. Uno grida “anche meno”.
Al momento delle domande, succede l’inaspettato.
A nessuno interessano Tondelli e Calvino, nessuno vuole intervistare gli interpreti di questo reading. Tutti puntano il dito sui cantanti de Lo Stato Sociale ma, ancora di più, sugli individui, su Bebo e, soprattutto, su Lodo.
Domande serrate, insolenti e supponenti, dal più morigerato “che consiglio dareste a uno che vuol fare musica?” al solito ” ma non vi sembra incoerente dichiararvi indie e poi fare Sanremo?” e al trito “ma perché XFactor?”.
E poi, una serie di “costruiti”, “montati”, “patinati”. Gli haters ai tempi dell’Ikea.
E poi “finti”, “incoerenti” e “paraculi”.
I ragazzi rispondono a tutti e a tutto, ringraziano per le domande, non perdono l’appeal e non si scompongono, sorriso e parole.
Lodo racconta un aneddoto personale, ricorda un amico, professore e amante della letteratura, omosessuale e utilizzatore di droghe che si è suicidato pochi anni fa.
È commosso, Lodo, mentre parla.
È proprio a “Massi” (Massimiliano Chimenti, fiorentino di nascita e trasferitosi a Bologna) che dedica questo reading, che parla di libertà di fare e di essere.
Dal fondo del prato qualcuno non capisce, fraintende, ricominciano le critiche.
Insomma, una serata difficile per i Regaz.
E, lo so, sono di parte ma, giorni fa, una cara amica mi ha detto che, purtroppo, l’empatia è un super potere riservato a sempre meno super eroi.
Stasera mi è stato chiaro.

Foto di Claudia Leone

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