Peggy Gou, Louise Chen, Ninfa: house music for ladies alla roBOt Night

anita-vicenzi
Tempo di lettura: 3' min
13 marzo 2019
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Invitare a suonare tre donne nel week end dell’8 marzo può sembrare una scelta scontata e quasi obbligata. Ma quella di roBOt per lo scorso sabato 9 marzo non lo è stata affatto.

La roBOt Night, infatti, non ha visto in consolle tre artiste qualunque ma tre donne che quando fanno girare i dischi lanciano dei messaggi ben precisi.

Per prima Ninfa. Baluardo della scena bolognese, suona i dischi in città e lungo lo stivale da quando ancora quello del clubbing era un mondo per soli uomini. É proprio grazie ad artisti come lei che le porte dei club hanno iniziato a far spazio anche alle signore. In Francia invece c’è Louise Chen che nel 2011 sente la necessità di una club night girl-friendly e fonda Girls Girls Girls che diventa presto un punto di riferimento per la night life parigina. E poi Peggy Gou. Nel 2016, dopo solo un anno di carriera, diventa la prima donna coreana a suonare al Berghain coronando quello che era per lei l’obiettivo professionale più importante.

Ninfa, Louise Chen, Peggy Gou. Tre artiste molto diverse tra loro che sono state capaci di trovare un’armonia e un equilibrio non scontati. Ninfa apre le danze e scalda la pista, iniziando a farci sgranchire le gambe e scaldare gli animi con ritmi groovy e ballerecci irresistibili. Perfetti per attirare la gente in pista.

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Chicca della serata sicuramente il set di Louise Chen. Parigina dalle origini taiwanesi dimostra fin da subito la sua grande cultura musicale. Fondamentale per affrontare a pieni voti lo slot tra l’una e le tre.
Ascoltare e guardare Louise è un piacere: dj impeccabile dall’enorme sorriso, sa benissimo attraverso quale viaggio musicale ci sta trasportando.
Riprende i ritmi di Ninfa e ci fa sculettare ancora un po’ su ritmi classici disco-house per poi trasportarci naturalmente verso un passo più accelerato. Necessario per introdurre al meglio il set di Peggy Gou.
Lei per prima non riesce a stare ferma. Si unisce a ballare sul palco con Louise per la parte finale del suo set in cui Chicago e Detroit si incontrano per mostrarci il futuro della house music, quella che non dimentica le sue origini ma si concede di aumentare i bpm.

Peggy Gou sale in consolle nel delirio generale, com’era prevedibile d’altronde dopo la consacrazione di quest’estate della dj coreana nell’olimpio del clubbing.
Ci fa capire subito come ha fatto a guadagnarsi la corona di regina: carisma, presenza scenica, intuizione e l’innata capacità di capire sempre quale pubblico si trova davanti.
Quando sale in consolle ci è subito chiaro che il suo set è fatto per muovere le gambe. Il ritmo si ammorbidisce soltanto quando decide di farci sciogliere un po’ nell’acido concedendoci spinte gospel per ricalcare con le labbra i vocal perfettamente mixati con i suoi ritmi tech-house.

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Probabilmente ci voleva una pop-star come Peggy Gou per far capire a tutti quelli che etichettano la house come “noiosa” che si sbagliano alla grande. Non si tratta solo di farci ballare, ma anche di tendere l’orecchio verso quella componente melodica che ci ricorda di star ascoltando una musica umana.
Serviva una pop-star per far capire ai più scettici che una house music nuova e coinvolgente è possibile – e che probabilmente riparte proprio dal pussy power!
Spesso ci vuole proprio una pop-star per trascinare una folla da sold-out come quella della roBOt Night ad ascoltare artiste pazzesche come Louise Chen e fare quella che in fin dei conti è della sana educazione musicale.

A roBOt invece, dobbiamo senz’altro riconoscere il merito di aver portato delle grandi artiste sul palco. E con loro un messaggio forte: le ragazze sono cariche, e non hanno paura di nessuno!

 

Words: Anita Vicenzi
Photo: Janine Billy

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