Intervista agli Husky Loops che tornano a casa per Capodanno

elena-bertelli
Tempo di lettura: 3' min
29 dicembre 2018
Interviste, Save The Date
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Gli Husky Loops sono tre ragazzi di Bologna, che vivono a Londra da ormai sette anni e che hanno aperto concerti nei tour di Placebo, The Kills e Spoon in Europa, girato l’Inghilterra con un tour da headliner e sono freschi di firma per la 30th Century Records di Danger Mouse (produttore di RedHot Chili Peppers, Norah Jones, Gorillaz, Black Keys).

 

Husky Loops: è successo semplicemente che il nostro manager ha mandato il nostro ultimo EP [Spool] a Danger Mouse, lo ha ascoltato e ha detto “mi piace uscite con noi.

Giulio Bonazzi: prima però saranno al Covo Club di Bologna la sera di capodanno, per respirare un po’ di aria di casa, per poi imbarcarsi negli USA per una manciata di date.

 

HL: facciamo due date a New York, altre due ad Austin al SXSW, e una data a Los Angeles.

 

GB: la storia degli Husky Loops è una storia di emigrazione,  una storia che contrasta molto con l’immaginario di Londra come città dalle mille opportunità di successo, dove il duro lavoro è l’unica moneta di scambio.

HL: il difficile non è stato andarcene, ma emergere là. Però è stata una scelta consapevole: io come musicista volevo comunicare a più persone in un settore diverso, anche a livello di goal e interessi personali. Mi sono chiesto quanto mi interessa convincere persone qui in Italia o sviluppare una carriera in Italia. La risposta è non tanto e quindi sono andato in un posto dove mi trovavo più a mio agio a fare quel tipo di musica che volevo fare.

Londra è una città molto difficile dove emergere. Costa tanto, devi impegnarti un sacco per confermare le tue idee dimostrare agli altri che sei bravo. Per riuscire in quel mondo devi avere  molta abilità nel farti notare e anche avere delle idee forti. Quello che abbiamo fatto noi è quello di cui eravamo convinti di saper fare al meglio  ed è il motivo per cui siamo arrivati qua.

 

GB: ci sono voluti oltre quattro anni di gavetta per arrivare a questo punto

HL: il progetto Husky Loops con questa formazione compie 3 anni ora, prima c’è stato un anno e mezzo di gavetta con altri elementi in qualsiasi pub di Londra, di qualsiasi data la prendiamo

e non hanno nessuna intenzione di fermarsi.

HL: non ci sentiamo arrivati, non so cosa voglia dire avere successo, perché è un concetto molto soggettivo e flebile. Però essere stati capiti e apprezzati da persone che stimiamo ci ha fatto sentire molto “ok, come siamo arrivati qui?”.

 

GB: gli Husky Loops hanno le idee chiare. I quattro EP usciti hanno marcato il tempo, creando l’idea di un’evoluzione, quasi volessero farti partecipe del loro percorso musicale. Dalla “cattiveria” di Tempo, alle atmosfere upbeat di 20 Blanks e Everytime I run (incluso nella colonna sonora di FIFa 2019), passando per il mixtape GOOD AS GOLD (con la partecipazione di Malcom Catto -Dj Shadow, Youssef Kamaal), usando come principio primo l’onestà della musica suonata e delle parole cantate e utilizzando la musica pop come mezzo per abbracciare più persone possibili e creare una sinergia con il pubblico.

HL: C’è sicuramente una progressione. Prima avevamo la prerogativa di far arrivare un messaggio a chi eravamo sicuri che l’avrebbe capito, per tutti gli altri era una sorta di maschera: siamo interessanti, riusciamo a fare suoni strani con gli strumenti, però non eravamo veramente onesti. Io non mi sentivo me stesso nei testi e nel cantato. Quando ho iniziato a farlo ho capito che piaccio di più anche a coloro che non sono necessariamente musicisti fissati con pedali o con i gruppi che a me piacciono di 50 anni fa.

Mi ha fatto pensare, perché è importante che ci sia una comunicazione col pubblico che non sia basata su cose così di nicchia. Siamo stati molto concentrati sul raggiungere il consenso dell’industria musicale, ma non quello delle persone.

Ai primi concerti con gli Husky Loops, c’era sempre questa cosa dove ci chiedevano che pedale usate, come fate a fare questo suono. Adesso invece ci chiedono molto di più di che cosa parla questa canzone, oppure arrivano messaggi in cui ci dicono ‘Questa canzone mi ha aiutato in un periodo di merda della mia vita’, e questo è sicuramente più importante per noi come musicisti.

 

GB: c’è un viaggio in atto che li ha portati a riflettere anche sullo status del rock, sulla sua esistenza e su come su come loro stessi si approcciano ad esso.

HL: Non siamo un gruppo rock e allo stesso tempo lo siamo, anche perché il rock non è morto, si è evoluto. La cosa più rock che sento in questo momento è Kanye West.

 

Gli Husky Loops suoneranno al Covo Club di Bologna il 31.12.2018.

Interview: Giulio Bonazzi

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