Infernum, l’impresa di Claver Gold e Murubutu

gregorio-parisi
Tempo di lettura: 4' min
5 aprile 2020
News, Review 4 U
Clicca qui per pulire l'area di disegno

Anche la musica celebra l’opera più importante del Poeta, alla vigilia del 700esimo anniversario dalla morte: Murubutu e Claver Gold hanno realizzato un concept album pubblicato il 31 marzo con la Glory Hole Records. Ve lo raccontiamo.

Tra i tanti omaggi alla Divina Commedia, personalmente ho sempre apprezzato quello di fine anni quaranta della Disney, con Topolino versione Dante accompagnato da un Pippo formato Virgilio in una spedizione straordinaria tra le anime dannate. Crudo e abbastanza fuori dai canoni disneyani, fu senza particolari discussioni uno dei migliori (se non il migliore) tra i lavori dello sceneggiatore Guido Martina, abilissimo a mettere un vestito nuovo a un capolavoro letterario senza scalfirne la grandezza.

Non so se Claver Gold e Murubutu abbiano mai letto L’Inferno di Topolino, ma quel che è certo è che con il loro primo disco in coppia, Infernum, sono riusciti a ripetere quell’impresa, su un medium diverso e in cui questa impresa era, forse, ancora più complicata.

(continua sotto)

Non si tratta in questo caso di “Topolino & Pippo” perché non ci sono Dante e Virgilio, sono entrambi passeggeri in una catabasi in coppia (la prima per il trentatreenne di Ascoli Piceno, la seconda per il professore reggiano che già si era avventurato negli inferi con La Murubeide, nel 2009); dopo un’introduzione affidata alla voce di Vincenzo Di Bonaventura e agli scratch di Fastcut, si arriva all’Antinferno introdotto dal ritornello di Shorty, con Claver e Murubutu che prendono confidenza con l’ambiente circostante prima di arrivare sulle rive del fiume Acheronte per una delle tracce più attese vista la produzione a cura di XXX-Fila, vera garanzia quando si parla dei due rapper in questione (sua la firma anche in Le notti bianche, ultima collaborazione pre-Infernum dei due).

Caronte inizia a far intravedere un Claver in forma come mai dai tempi di Melograno, suo picco artistico citato espressamente proprio in questa traccia (“Ed eravamo nudi come appena nati”) e ripreso a livello di grammatica in tutto il disco; l’attraversamento da sponda a sponda parte dall’urlo del protagonista del brano (“Voi non vedrete più il cielo / io vi porto le tenebre eterne”) e introduce uno dei primi punti di svolta dell’album, rappresentato da Minosse, pezzo in cui i due provano a capire che fine farebbero all’inferno. Qui la scena principale se la prende Murubutu con una strofa da antologia in cui si vede costretto dal contrappasso a rinunciare alle parole per il reso dell’eternità.

Come nell’opera originale, è la presenza contestuale di peccatori più o meno gravi a dare ampia possibilità a Murubutu e Claver per approfondire diversi temi; le storie di Paolo & Francesca e quella di Ulisse sono praticamente una riproposizione delle stesse narrate nell’Inferno, la prima in una canzone d’amore (“E tutto lo spazio attratto dentro un abbraccio / che sfidava mille leggi e almeno cento dei”) con ritornello azzeccatissimo di Giuliano Palma, in un inno alla conoscenza e al desiderio di abbattere le barriere della mente la seconda (“Portare al limite il sapere in terre senza gente”).

(continua sotto)

In Malebranche Gold-One si cala nei panni di Dante per inserire un riferimento abbastanza evidente ad alcuni colleghi, paragonati ai barattieri del tempo; la traccia è molto particolare nonché termometro delle differenze stilistiche dei due rapper: Murubutu si infila in uno storytelling storico con barre incalzanti, al punto da far rivivere avventure simili a quelle narrate ne “La bellissima Giulietta e il suo povero padre grafomane”, mentre Claver, come detto, si cimenta in un’operazione puramente dantesca, infilando una strofa classica contro chi ha svenduto la cultura hip hop, non lesinando riferimenti abbastanza palesi a Sfera (“La vita gli ha dato tutto, non han paura di niente / perché non temono il lutto, saranno ricchi per sempre”), preso probabilmente più come rappresentante di una tendenza che per una questione personale.

Le due tracce in cui in Infernum si alza decisamente il livello, però, sono Taide e Pier. Qui i due lasciano un po’ le redini della Commedia e, prendendo spunto da due personaggi (Taide, appunto, e Pier Della Vigna), come Dante nell’occasione di quei due incontri variano qualcosa; se per il Poeta il cambiamento stava nel registro linguistico, per i due rapper consiste nell’abbandono di una scrittura più perifrastica, andando invece a creare un parallelismo lungo settecento anni circa, perché l’adulatrice Taide diventa una moderna sex worker (“Lei che per baciare chiede il doppio / che darebbe per un bacio gratis”), mentre il suicida Pier sarebbe tale in quanto oggetto di bullismo a scuola e online (“Sono scomparsi quei commenti sotto la tua foto / ma alcune frasi son rimaste, fan parte di me”). Proprio qui, a metà tracklist, troviamo il momento più alto del disco, perché è in Pier che la sensibilità artistica dei due riesce a venir fuori con maggiore lucidità.

Il pezzo, prodotto da James Logan, attualizza il tema del suicidio che Dante trattò con molta pietà, senza riuscire neanche a far domande a chi, ai suoi occhi, appariva come un innocente, vittima di invidie di alta corte; la storia narrata in Infernum ha la potenza di quello che potrebbe essere un caso di cronaca al giorno d’oggi, con un ragazzo che non trova positività e, piuttosto che essere oggetto in eterno di un bullismo estremo, sceglie di togliersi la vita, tramutandosi come nel settimo cerchio in arbusto. La pietà dantesca trova riscontro anche nel ritornello di Claver, in cui non si trova alcun accenno a una condanna a quella scelta di ricercare “il coraggio di volare via”.

La forte malinconia intrinseca è evidente anche qui in un registro linguistico diverso (“Mamma scusa, ti ho delusa, sai non sono forte”), che richiama involontariamente anche un inno adolescenziale sullo stesso tema, Adam’s song dei blink-182, con un senso di colpa evidente ma a cui i due non riescono a dare accezioni negative. Ed è un tratto, questo, che riaffiora anche in Lucifero, ultimo brano prima dell’outro Chiaro mondo: il villain per eccellenza, solitamente ritratto come avversario spietato e lugubre, riacquista tratti di umanità già nelle prime barre del brano (“Lacrime mi colan dal viso, senza preavviso / quanto costa avere un sorriso?”). Questa decisione è oltremodo simbolica non tanto perché Lucifero diventa umano, ma perché assottiglia la differenza tra l’uomo e Lucifero stesso; se anche il capo dell’inferno può soffrire, abbiamo la conferma che l’inferno ha varie facce, e il viaggio al suo interno raccontato da Claver Gold e Murubutu ha l’amaro retrogusto di realtà. Non apologia del male, ma accettazione di questo status quo, da sempre regola fondamentale per poter migliorare la propria situazione e quindi lavorare per uscire nuovamente a riveder le stelle.

Ehi, hai mai sentito parlare di Patreon?
Dal momento che sei qui, perché non contribuire?

Patreon è un sistema di micro-donanzioni ricorrenti con il quale supportare economicamente Polpetta e permetterci di continuare ad offrirti contenuti favolosi.

Diventare membro di Patreon è facilissimo!

Contribuisci ora

Partecipa alla conversazione!