Electropark Festival: integrazione musicale e culturale in uno dei centri storici più belli d’Italia

domenico
Tempo di lettura: 7' min
23 settembre 2019
Interviste
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“Genova è una città unica, piena di ossimori. Chiusa e aperta. Bella e sporca. Ricca e umile, e così andando”

Integrazione musicale e culturale in uno dei centri storici più belli d’Italia e la musica elettronica al centro del progetto. Genova ama mescolare musica e storia, sapori e odori in un labirinto di culture. Ne abbiamo parlato un po’ con Alessandro Mazzone uno dei padri fondatori di Electropark Festival, che dal 16 al 19 ottobre è pronto ad invadere la città.

 

Partiamo dall’inizio, dal mio inizio. Electropark è stata la prima cosa che ho scoperto a Genova, ancor prima di arrivare. Vi faccio subito i miei complimenti perché ho visto semplicità, spazi suggestivi e buonissima musica. Chi c’è dietro Electropark? Chi sono le menti, le braccia e il cuore pulsante del festival?

Grazie intanto per le parole che, devo dire, rappresentano perfettamente lo spirito del festival e del lavoro che ci sta dietro.
Electropark è curato da Forevergreen, l’impresa culturale che gestisco insieme al mio socio Andrea, menti del progetto a cui lavorano altre cinque persone con passione e impegno, Andrea, Luca, Rossana, Matteo e Matteo, più tante altre braccia che ci supportano tra cui i nostri i volontari. Cuore pulsante del progetto sono anche tutti i soggetti, enti, istituzioni, associazioni e collaboratori, che hanno deciso di sposare la causa e di rendere la città di Genova più contemporanea con Electropark. Comune di Genova, Compagnia di San Paolo, Palazzo Ducale, Teatro della Tosse, Teatro Nazionale, Goethe-Institute, Porto Antico…queste e altre relazioni sono un valore del progetto da sempre.

Quanto lavoro c’è dietro l’organizzazione di un festival? Quali sono i tempi necessari affinché tutto venga organizzato in tempo e a modo?

Il lavoro è tanto, tantissimo.
Le variabili e i vincoli da gestire nel corso di un progetto come un festival mettono spesso in discussione alcune scelte artistiche o produttive che vanno gestite in uno schema complesso di attività collegate tra loro. Ancora di più succede quando un progetto ti richiede di lavorare su location (che dobbiamo abituarci a chiamare spazi, o addirittura luoghi) che hanno una rilevanza storica come musei, chiese, piazze, mercati, ecc..
Noi cerchiamo di chiudere la progettazione e la ricerca artistica intorno a Marzo per poi concentrarci sulla pianificazione delle attività di comunicazione e produzione e allo sviluppo di progetti collaterali che ci consentono di attivare il territorio. Quest’anno siamo riusciti a lanciare il festival a luglio e questo aspetto, come puoi immaginare, ha allungato i tempi di realizzazione ma ci ha permesso di lavorare sulla produzione dei contenuti nel nuovo spazio principale del festival: i Magazzini del Cotone al Porto Antico.

La scelta dei luoghi, la valorizzazione del centro storico, la riqualificazione degli spazi. Electropark sempre alla scoperta di nuovi luoghi da proporre e di angoli nascosti della città da far rivivere. Come vengono scelte le vostre locations e che difficoltà si incontrano a proporle e a renderle idonee all’evento?

Bravo! Questa domanda, davvero corretta nei termini, mi permette di riprendere quanto dicevo poco fa.
Un festival radicato sul territorio come Electropark a Genova è il frutto di un lavoro che allo scouting degli spazi aggiunge un lavoro di rigenerazione (non parlerei di riqualificazione, argomento ben più complesso) che coinvolge l’intorno di quegli spazi.
Nel 2016 ad esempio abbiamo scelto di portare tutto il festival nel quartiere di Prè e abbiamo avviato un percorso di misurazione e generazione di impatto culturale su quella porzione di centro storico che versa in condizioni difficili dal punto di vista sociale e ambientale. Grazie a questo percorso durato 3 anni abbiamo proposto una serie di iniziative collegate a Electropark e inserite nella programmazione del festival che ci hanno permesso di ingaggiare a diversi livelli di coinvolgimento alcuni stakeholder del territorio, il nostro pubblico, i commercianti del quartiere, le strutture ricettive, gli abitanti, le istituzioni della zona. E’ stato un importante lavoro di valutazione dell’impatto del festival, corredato da dati quantitativi e qualitativi raccolti lungo questi tre anni con diversi strumenti di progettazione partecipata, che a giugno di quest’anno abbiamo restituito alla città con un incontro pubblico: 39 eventi realizzati, 1770 persone intervistate, 10.000 giovani nel quartiere in tre anni, 8 luoghi fruiti diversamente sono alcuni dei risultati raggiunti.
Ma tornando alla tua domanda e al 2019, quest’anno abbiamo lavorato per proseguire il lavoro su una dimensione di quartiere, a Prè in particolare alla Villa del Principe e alla Chiesa di San Giovanni di Prè che saranno sede dei primi due giorni di festival mercoledì 16 e giovedì 17 ottobre, e abbiamo esteso i luoghi del festival verso una dimensione più cittadina scegliendo i Magazzini del Cotone al Porto Antico come sede dei live e dei dj set di venerdi 18 e sabato 19 ottobre, luogo che per la prima volta sarà aperto alla città con spettacoli di musica proponendo quindi una fruizione alternativa di quegli spazi.
Una conferenza a Palazzo Ducale e un progetto diffuso sulla città saranno i due contenuti collaterali del festival che non posso ancora svelare.

Ho partecipato (e adorato) tutti gli aperitivi del venerdì sera in Darsena: gente di mare!

Sì, Fish & Djs è stata una sperimentazione che abbiamo avviato nel 2017 e riproposto in modo più strutturato nel 2018.
E’ stata un’esperienza inaspettata, fortemente voluta per coinvolgere il nostro pubblico centrale e farci sentire localmente, invitando quasi tutti dj genovesi e aprendo a nuove relazioni, con i pescatori, che abbiamo ingaggiato (a fatica) in una logica di valorizzazione territoriale condivisa.
Il mare, il mercato, il pesce fritto del giorno e la musica dei nostri dj ha creato un’atmosfera davvero suggestiva che stiamo pensando di rilanciare.

Ci sono alcuni festival Europei (e non solo) ai quali vi ispirate e/o che comunque seguite con maggiore attenzione? Per quanto riguarda la scena italiana come pensate si stia evolvendo?

A livello europeo un modello che sicuramente ci interessa è quello dell’Unsound Festival di Cracovia per la ricerca artistica e del Dekmantel Festival di Amsterdam, punto di riferimento dal punto di vista della gestione del divertimento e della capacità organizzativa, a cui andiamo ogni anno.
Se guardo alla nostra penisola, trovo molto interessante il format di Ortigia Sound System Festival e FAT FAT FAT! per la loro attenzione al territorio, mentre guardo con molta attenzione Saturnalia per la ricerca artistica d’avanguardia. Poi se devo dirtela tutta ho tanti altri riferimenti su festival non musicali, penso al teatro o alla danza, che portano con sé molti spunti interessanti dal punto di vista performativo.
Quanto alla scena italiana e alla sua evoluzione, penso che a volte sia troppo autoreferenziale e si regga su basi di apparente valore culturale: la domanda che mi pongo spesso è se valga di più un nome di grido o se alla lunga sia più determinante lavorare sui processi di creazione e valorizzazione. Con Electropark stiamo cercando di seguire entrambe le direzioni, con tutti i vantaggi in termini di innovazione e gli svantaggi in termini economici che questa visione può comportare. Ma resistiamo.
Il motivo di questo gap tra il nostro paese e il resto d’Europa penso sia debba leggere nella mancanza di una legge che regoli e sostenga i processi di sostenibilità dei festival musicali, come succede ad esempio nel settore del Cinema.

(continua sotto)

electropark festival genova

Ph. credits: Francesco Margaroli

Genova la Superba, Genova città di mare e città da amare, Genova città di porto (aperto!). Quali sono le difficoltà da affrontare nel proporre un festival di musica elettronica in questa città?

Dal 2012 stiamo dicendo a tutti che la musica elettronica è Cultura. Dal 2014 abbiamo aggiunto un pezzo sostenendo che la musica elettronica valorizza il patrimonio artistico storico e culturale italiano, dal 2016 diciamo anche che produce un impatto culturale che può accendere opportunità di sviluppo locale. Mi dirai, cosa centra tutto questo con un festival di musica elettronica dove balli la techno o ascolti un concerto di musica ambient?
E qui entra in gioco la dimensione di città (ne parleremo a Palazzo Ducale il 14 ottobre dalle ore 15, appunto lanciando il festival con un tema attuale e urgente).
Genova è la mia città, l’ho conosciuta nel suo profondo proprio grazie al festival, lavorando sul territorio, ritrovando spesso vincoli da scardinare, incontrando spesso genovesi che ci hanno seguito in questo percorso di attivazione mentre altri li abbiamo dovuti convincere a più riprese dimostrando la forza del progetto.
Genova è una città unica, piena di ossimori, chiusa e aperta, bella e sporca, ricca e umile, e così andando. Nel nostro lavoro più di concetto stiamo cercando di elevare tutti questi contrasti e valorizzare il senso della diversità con il linguaggio universale della musica. Se penso invece al lavoro che svolgiamo in città dal punto di vista realizzato, mi sento di collocare la nostra azione culturale anche nell’ambito del policy making, anche se di questo sapremo meglio nei prossimi anni.
Penso sicuramente che dobbiamo aprire una nuova fase, capace di lavorare sulle risorse relazionali, per far emergere le competenze degli operatori e delle istituzioni, aumentarne la capacità produttiva e aprire nuovi scenari culturali, multidisciplinari, aperti.

Andrew Weatherall, Rrose e Giant Swan sono tra i primi nomi annunciati, scelte importanti, poliedricità musicale e sicuramente tanta buona roba da ascoltare. Come nasce la scelta musicale di un festival?

Siamo partiti da un tema – expanding waves – che abbiamo calato anche nella direzione artistica guardando alla scena europea e internazionale ma anche a quella italiana.
Espandere le nostre frontiere della fruizione musicale, ibridando la proposta con acts diversi ma accomunati da una qualità di esecuzione è la nostra missione di questa edizione.
La line-up del festival vedrà la rappresentazione di diverse scene musicali, da quella tedesca inglese francese a quelle oltreoceano – canadese e statunitense.
Che dire di Andrew Weatherall.. sono tre anni che lo inseguiamo. Giant Swan mi hanno impressionato per la loro energia e capacità di suonare live musica techno: li vedremo rigorosamente a centro sala. Rrose è un’artista poliedrico di grandissima qualità performativa e a Electropark, in modo insolito, chiuderà il festival.
La line-up competa la andremo a svelare nei prossimi giorni e si compone di artisti in live e dj set e performance audiovisive.
Insomma ce n’è per tutti i gusti!

La scelta di un musicista fenomenale come Alberto Barberis è la dimostrazione che, sia il festival che la musica elettronica, sono in continua evoluzione ed aperti ad un pubblico sempre più eterogeneo?

Hai centrato pienamente il significato della sua presenza al festival. Alberto Barberis aprirà il festival con una ricomposizione audiovisiva in chiave elettronica delle musiche di Alessandro Stradella, musicista e compositore di epoca barocca, in una collaborazione che vede coinvolti anche il festival di musica contemporanea Le Strade del Suono e il festival Le Vie del Barocco, segno che la musica elettronica può stimolare nuove concezioni di ascolto. Ci aspettiamo per questo concerto, che apre Electropark mercoledì 16 ottobre alle ore 20 alla Villa del Principe, un pubblico più che eterogeneo!

Non solo musica ma negli ultimi anni anche visuals, conferenze e dibattiti, ci saranno altre novità in questa edizione? 

Della conferenza ti ho già anticipato prima e anche del progetto diffuso sulla città, e saranno due contenuti collaterali di assoluto valore culturale. Anche quest’anno il festival apre le porte a performance audiovisive: oltre Alberto Barberis vedremo il live audiovisivo del duo inglese Sculpture che portano venerdì 18 ottobre ai Magazzini del Cotone un flusso di immagini e illustrazioni psichedeliche riprodotte dal vivo con una particolare tecnica di ripresa video multiscreen.
Ti posso anticipare che a queste due performance se ne aggiungerà una terza di respiro internazionale, in programma sempre ai Magazzini del Cotone sabato 19 ottobre ore 21.30 che unisce arte e scienza accompagnata da un compositore pioniere della musica ambient.. non posso aggiungere altro.. assolutamente imperdibile!

Grazie del tempo che ci avete dedicato, in bocca al lupo e ci si vede a Pre! Non me ne vogliate ma io le chiudo sempre così: pizza preferita?

Gorgonzola e salame piccante!

 

Intervista di Domenico Magnelli

 

electropark festival genova

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