25 Anni di Sónar festival a Barcellona

arianna-brogio
Tempo di lettura: 4' min
5 giugno 2018
Festival
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È il 1994 e un uomo biondo platinato sbuca fuori dalle luci al neon.

 

Da il cinque ad un altro, che si appresta a prendere il suo posto sotto il fumo e le luci che salgono al cielo nel caldo torrido tipico di giugno a Barcellona.

Un giovane SvenVath diede il cambio ad un altrettanto giovane Laurent Garnier, in quelle caldi notte barcelonete.

25 anni dopo, quel piccolo palco sbilenco è diventato uno dei top festival di musica elettronica ed arte contemporanea al mondo, il Sónar Festival. Sui suoi palchi i migliori artisti del momento si esibiscono per numeri sempre crescenti di anno in anno di spettatori (stime sui 120.000), coprendo ormai più generi disparati del panorama della musica elettronica.

Ci ha visto lungo Sergio Caballero, classe ’66 nato e cresciuto a Barcellona. Lontano dagli stilemi “artistici rivoluzionari” della Madrid di Almodovar e tanti altri durante il finale del franchismo. L’anagrafe l’ha aiutato, ma soprattutto la Catalogna: regione sempre ad un passo dall’indipendenza, con tante tradizioni a partire dalla lingua stessa ma sempre aperta al nuovo e al cambiamento. Soprattutto per Sergio che ha così potuto cimentarsi in tutti gli orizzonti delle arti visive, figurative e musicali. Ed è proprio da lì che cominciò il tutto. Cortometraggi, performance, fino a creare il collettivo “Los Rinos” dedito all’arte contemporanea più sfrenata con i compagni di avventura Enric Palau e Marcel Antunez, dove proprio con loro nel 1994 decise di creare Sónar. Un occhio in avanti al panorama musicale del momento in simbiosi con macrotemi su cui costruirci dell’arte da mixare al sound che fuoriusciva dai potenti impianti audio.

Inizialmente lo spettro degli artisti convocati al Sònar (collocandoci tra il 1994 ed il 1996) appartengono al genere techno e trance, in estrema voga al momento. Nomi come il sopra citato Sven Vath (già eroe con “Electrica Salsa” del 1988 ed ormai membro attivo del movement berlinese), il sempreverde Laurent Garnier (ai tempi un fabbro vero e proprio), gli Orbital che stavano probabilmente nel loro momento migliore (“Orbital 2” e “Snivilazation” appena stampati) ed un certo Dj Food, che ai tempi erano un collettivo e non il solo StritclyKev.

 

Trascorrno gli anni e il Sónar rimane, almeno per un decennio, un festival a sfondo musicale quasi monogenere. Segue la tendenza massima del momento rimanendo naturalmente nel panorama underground-sperimentale.

Le annate dal 1997 al 2001 è un tripudio di house music. Sul mixer del Sónar si intrecciano i Daft Punk (nel loro famigerato tour “Alive 1997” diventato ormai un mito senza tempo), i DeepDish, Felix da Housecat (“Silver screen” vi ricorda qualcosa?), Moby, David Morales (il re indiscusso di quegli anni) e tanti altri.

Insomma, la linea artistica musicale è ben delineata, anche se negli anni successivi inizierà a smussarsi. Ed infatti dal 2001 in poi si ha la vera evoluzione del festival. I palchi iniziano ad essere di più, il festival inizia a muoversi attraverso la metropoli, vedi i pittoreschi e meravigliosi live al mercato della frutta e verdura “La Boqueria”.

Si inizia quindi a vedere un’apertura a più generi diversi insieme nello stesso festival. Cinematic Orchestra, Björk, LCD Soundsystem, De la Soul e tanti altri artisti provenienti da etnie, culture sociali, e applicazioni artistiche completamente diverse iniziano a calcare gli stessi palchi. Da qui, l’esplosione mondiale del Sónar, ormai conosciuto in tutti gli angoli del mondo. Dal 2002 infatti, il format Sónar viene esportato in altri paesi quali Giappone, Brasile, Islanda, Turchia. In nome di un’arte condivisa da culture diverse, luoghi diversi, e spazi sociali differenti.

Un elemento che contraddistingue il Sónar dagli altri festival, grazie ad una personalità come Sergio Caballero, è il mix up e affiancamento dell’elemento artistico-visuale a quello musicale. Ogni anno, un tema contraddistingue la rassegna artistica del festival.

I temi artistici, cosi come la direzione, non sono legati per forza alla corrente musicale, prendendo invece una declinazione temporale più “year by year” rispetto a “periodo di tendenza”. Ogni anno il tema artistico è legato ad eventi importanti sociali, politici, culturali. Esempi importanti al Sónar furono i temi dei mondiali di calcio e l’identità del mito nel 2002, la crisi economica nel 2011, la spersonalizzazione nel 2014 (il proliferarsi dei social media) e altri ancora.

In tutto questo la genialità e la crescita di Caballero si vedono chiaramente. Si nota l’evidente evoluzione della direzione artistica in Sónar attraverso il medium/forma pratica artistica di rappresentazione. Ad esempio, nei primi si nota molta performance ed ‘happening’, mentre sorpassando il 2000 si arriva alla fotografia e al digital, per poi arrivare dal 2009 in poi al video/shorts/film/proto digital.

Questa progressione è naturalmente figlia di due motivi: il primo è per contesto storico e quindi ricollegato a come accennavamo prima ad una declinazione temporale, il secondo è invece di natura economica dove il maggior influsso finanziario nella gestione di Sónar porta livelli tecnico/artistici a più alti livelli.

Naturalmente, il successo di Sónar ha portato al miglioramento qualitativo di qualunque aspetto artistico si ma anche organizzativo del festival, diventando un modello unico ed imitato di festival contemporaneo “a grandi numeri”.

Ed eccoci qui a celebrare i 25 anni di questo ormai storico grande e magnifico festival. Si ritroveranno molti artisti della primissima edizione e tanti altri dei giorni ordierni. Per celebrarlo, il Sónar ha già messo on-line alcuni set di artisti del passato che suonano “loro stessi”, un inno a chi c’era e chi ci sarà in questo grande appuntamento.

Da Daedalus, passando per Richie Hawtin, Dj Nobu, Beastie Boys, Flying Lotus e King Doudou, tutti presenti con un loro set e successivamente presenti in prima linea al Sónar 2018. “Laurent plays Garnier” è il primo nome in cartellone nel primo giorno, come a richiamare quel 1994 dove il ragazzone diede il cinque ad un certo Sven Vath salendo in consolle.

La crew di Caballero, sul lato artistico-performativo, per celebrare i 25 anni ha scelto di presentare all’ormai habituè Centre D’Art Tecla di Hospitalet una rassegna su tutti i temi visuali proposti nei 25 anni di festival. Passando dal pittorico/visuale al video alla performance e alla installazione, tutto quello che è stato il Sónar con Diego Armando Maradona, gli anni 70, la moda dei rooftop di San Paolo e tanto altro. Dieci sale adibite a vera e propria esposizione artistica, in stile biennale veneziana.

Una cosa è certa: 25 anni sono tanti. E tante belle cose ci saranno da vedere e sentire quest’anno al Sónar.

Giugno 2018, Barcellona.

Mi sa che mancare sarebbe un vero peccato.

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