Zero Call: un ritorno al futuro di cui sentiremo sicuramente parlare

paogo-ameschi
Tempo di lettura: 4' min
17 dicembre 2019
Interviste, Up Next
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UP NEXT: Zero Call

UP Next è il format di Polpetta Mag mirato a studiare e proporre i talenti in cui crediamo: quelli che non dormono la notte per suonare o produrre (e magari di giorno fanno tutt’altro lavoro), quelli alla spasmodica ricerca del vinile perfetto o del suono più originale, quelli che affrontano ogni incontro come possibilità di arricchimento.

Abbiamo incontrato Zero Call (per gli amici Andrea, perchè ormai lo possiamo considerare già un amico di PolpettaMag!) durante il Pavement, serata indielettronica ferrarese, ed abbiamo approfittato della sua disponibilità per fargli alcune domande. Andrea è un ragazzo super tranquillo, apparentemente timido ma sicuro di sè, che quando sale sul palco dietro ai suoi macchinari si trasforma in un qualcosa di alieno, come se un teletrasporto lo proiettasse in una dimensione passata. Il suo show (che ovviamente replica l’essenza di gran parte del suo ultimo lavoro in studio, ovvero Fears & Dreams Of Living Machines) è fatto di synth tipicamente eighties, supportati da cassa dritta ed impreziositi con samples riconoscibilissimi e sapientemente incastrati tra i vari brani; il tutto è supportato da una efficace esperienza visual confezionata ad hoc, che rende il live incredibilmente contemporaneo e coinvolgente. Insomma, se Zero Call capita dalle vostre parti vi consigliamo caldamente di andarlo a vedere.

(continua sotto)

zero call

Ciao Andrea. Dunque come prima cosa volevamo chiederti in quale momento della tua vita collochi l’inizio della tua carriera? C’è stato qualcuno che inizialmente ti ha supportato\aiutato, o che comunque ha creduto in te sin dall’inizio?

E’ iniziato tutto quando, per gioco, cominciai a produrre elettronica dopo aver suonato come tastierista in una band indie rock. Il feeling musicale con il batterista ci portò a sperimentare sonorità elettroniche fuori dal discorso rock band, sulla scia della primissima retro-wave; ecco che nacque il duo Zero Call. In quel periodo, metà 2011, abbiamo avuto un forte supporto da Flavio Mergotti, fondatore della torinese Starquake Records, una delle etichette French Touch indipendenti più attive in quegli anni. L’anno successivo abbiamo quindi pubblicato l’EP “A Struggle Between Right or Wrong”.
Ascoltando i tuoi dischi, le tue influenze si percepiscono in maniera piuttosto chiara, orientate ad un immaginario che risale ad ormai una quarantina di anni fa, immaginario che sta tornando prepotentemente negli ultimi anni sia a livello cinematografico, che per quanto riguarda le serie tv (non a caso stai lavorando sulla colonna sonora di una mini serie, giusto?), ed ovviamente anche a livello musicale: come ti spieghi questo ritorno, questo interesse agli anni 80?
Si, chiaramente i suoni Zero Call sono impregnati di quell’epoca musicale, dall’onda più fredda e minimale fino alle hit da radio. Credo che il ritorno degli 80’s sia da attribuire principalmente a un altissimo livello qualitativo delle produzioni di quegli anni. Oggi al contrario la mancanza di nuovi stimoli e sperimentazione musicale fa si che si attinga a periodi passati, creativamente e culturalmente più ricchi.
Pensi che la tua musica sia “atipica” per il nostro paese? Attualmente non mi vengono in mente altri nomi italiani orientati verso questo genere, mentre fuori dall’Italia ci sono band\progetti che hanno riscosso successo in tempi recenti, con un genere che guarda un po’ più al passato. La tua è una scelta precisa, nel senso che cerchi di rivolgerti più al mercato estero? O è semplicemente una smisurata passione verso il tipo di musica che fai, che ti mantiene in un certo senso “al di sopra” dei mercati?
Lo stile musicale in cui mi riconosco deve molto alle produzioni made in Italy anni 70/80, l’Italia in quegli anni ha sfornato vere e proprie bombe, che rimarranno nella storia. Dalle colonne sonore fino alla musica per le prime discoteche, il mio è un tributo anche a questa scena che non deve essere dimenticata.
Il fatto che il mio genere non riesca ad avere spazio adeguato nell’Italia di oggi finora non mi ha preoccupato, fortunatamente con l’avvento di internet, un artista può spingere la propria musica in ogni angolo del mondo, questo aiuta a non tener troppo conto del mercato, ma ci si può focalizzare sulle idee e sull’originalità.
Riesci ad identificare un momento di apice nella tua carriera? O un episodio particolare legato alla tua musica che ti ha regalato una soddisfazione che non dimenticherai mai? C’è un particolare traguardo che vorresti raggiungere?
Ci sono stati traguardi che all’inizio credevo impossibili, come quando una mia traccia dal primo EP venne usata per la colonna sonora di un video virale su Dark Souls Rogue Warrior, in un giorno riuscii a vendere circa 900 copie digitali del disco, una cosa pazzesca. Nel 2019 invece 3 mie tracce sono state inserite su un videogioco rilasciato da STEAM su tutte le console chiamato EXCEPTION. Non ho un particolare traguardo per il futuro, diciamo che sarebbe fantastico continuare a lavorare per soundtrack e video sempre più importanti, quello si.
Ed ora ovviamente una domanda alla quale non puoi sottrarti… what’s up next? Raccontaci tutti i tuoi progetti per il prossimo futuro.
Mi reputo una persona lentissima a produrre musica, l’ultimo album è uscito un anno fa esatto e al momento non ho materiale nuovo da sviluppare, ma solo idee nella mia testa. Tuttavia non mi focalizzo nelle singole release ma sto lavorando a più progetti paralleli, tra cui la colonna sonora di una mini serie TV Sci-fi indipendente e una collaborazione con un artista italiano per il suo nuovo lavoro in uscita nel 2020.
Ne vedrete delle belle!

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