Vampire Weekend live al Magnolia: Ezra, uno di noi.

matteo-buriani
Tempo di lettura: 5' min
15 luglio 2019
Review 4 U
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Il racconto del live milanese del 9 luglio, dopo undici anni di assenza dei Vampire Weekend dall’Italia.

Il 4 aprile di quest’anno mi è stato fatto un regalo. Niente di strano, era il mio compleanno. Ma non l’ho ricevuto da qualche amico, bensì da Ezra Koenig. I suoi Vampire Weekend hanno fatto uscire proprio quel giorno un pezzo come “This Life”, che ha definitivamente confermato l’impressione che il nuovo disco, “The Father of the Bride”, sarebbe stato leggerissimo, immediato e con una personalità capace di distinguerlo dai precedenti (una caratteristica che tutti i loro dischi hanno avuto, nel tempo). Ma soprattutto che sarebbe stato un lavoro molto personale per il leader della band, un disco che parla di una maturazione, e del paradosso di raggiungerla in uno dei momenti più confusi in cui la mia generazione si sia mai trovata a vivere. 

You’ve been cheating on, cheating on me
I’ve been cheating on, cheating on you
You’ve been cheating on me
But i’ve been cheating through this life
And all it’s suffering

Oltre a essere l’ennesima conferma che Ezra sia decisamente sottovalutato come autore di testi, introduceva una puntualissima metafora del tradimento per parlare ovviamente non di una donna, ma della vita o della nazione in cui il protagonista si trova a vivere. Ed è un po’ come ci sentiamo in tanti, nella fascia di età vicina ai 40: traditi dalle promesse che la vita ci aveva fatto da ragazzi, e traditi da un mondo che sta prendendo una gran brutta piega, egoista e isolazionista, tradendo quindi  completamente i valori con cui la Generazione X è cresciuta, una volta arrivato il momento in cui dovrebbe spettare a noi guidarlo, quel mondo. Ma senza dimenticare la fortuna che abbiamo avuto, che ha fornito a tutti noi la possibilità di utilizzare la cultura per sfuggire alle trappole di una vita grigia. Ripensandoci, non sentiamo di aver fatto abbastanza per ripagarla, questa fortuna. Eppure l’abbiamo fatta franca, almeno alcuni di noi. Almeno a giudicare dal fatto che da Ferrara sto andando per l’ennesima volta a un concerto al Magnolia di Milano, nel bel mezzo della settimana lavorativa, e che la cosa non mi sembra affatto pesante.

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I Vampire Weekend sono da sempre una delle mie band preferite, ma rappresentano anche qualcosa di diverso. Sono usciti nel momento in cui per me era quasi impossibile non trovarli accattivanti, e hanno continuato ad evolvere e trovare il modo di invecchiare bene, restando capaci di parlare e suonare al presente.

Quasi simbolicamente, nel giorno del concerto, si è materializzato proprio il peggiore incubo dei “quarantenni che rivendono i biglietti dei concerti” (un fenomeno di massa recente, che non smette mai di deliziare il mio malcelato senso di superiorità): il MALTEMPO. Temporali a non finire per tutto il pomeriggio e tutta la sera. Come volevasi dimostrare, e come durante il concerto-apicedi questa mia personale guerra generazionale (ovviamente gli LCD Soundsystem a Ferrara Sotto le Stelle)…non è scesa una goccia.

“Siamo stati fortunati con il meteo”, lo dice anche Ezra sul palco, e qualcuno pensa che se lo stia proprio chiamando, questo temporale sulla testa, visto che sono solo le 9 e qualche minuto quando inizia il live. Eppure basta guardare il cielo, constatare la Realtà. Non esiste la fortuna, semplicemente oggi non pioverà.

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La prima canzone è “Sympathy”, dall’ultimo disco. Una delle tracce più sorprendenti (“Il pezzo Gipsy King” ha detto qualcuno, mi sa che ero io) in un album pieno di sorprese, troppe secondo alcuni. Dal vivo fa un figurone, e seguito a ruota da “Cape Code Kwassa Kwassa”, e “Unbelievers” mette in mostra una band più vicina al suono diretto e immediato di “Father of the Bride” che alla studiatissima produzione artistica dei due precedenti lavori. E non è un bene o un male, solo l’ennesimo segno che Ezra è qui per fare la cosa giusta al momento giusto. In questo caso è funzionare alla grande, come chi si veste nel modo che in quel momento lo fa sentire più a suo agio.

Del resto nella band non c’è più Rostam, e il mio amico Pietro scherzando mi fa notare che per sostituirlo hanno dovuto aggiungere, a chitarra, batteria e basso dei componenti storici, una ulteriore chitarra, una ulteriore batteria, e un polistrumentista. Prima di prenderla come una critica ai Vampire Weekend rimasti, dovete sapere che Pietro è una specie di mosca bianca: trovatelo voi un italiano che li abbia visti dal vivo ben sei volte! Questo concerto è, invece, piacevolmente insolito anche per lui.

Personalmente li avevo visti dal vivo solo una volta, dieci anni fa a Bologna, esattamente quella che Ezra ricorda ora al pubblico. Ed è da allora che non vengono nel nostro Paese. Io c’ero, Pietro no, ma negli anni ha recuperato abbondantemente all’estero.

A un certo punto però Pietro si avvicina e mi dice: “Ezra ha dei problemi con la voce, non so se arriverà alla fine del concerto”. Figuriamoci se lo prendo minimamente sul serio, sarà l’ennesimo tentativo del fan di mostrare a tutti quanto sia ormai in grado di cogliere ogni minima differenza.

Dopo un’altra manciata di pezzi, che volano via veloci e convincenti quanto i primi, creando un’atmosfera positiva e festante nel pubblico, “Bambina” spinge tutti a fare “ciao ciao” con la mano. A me fa sorridere, è una cosa naif ma anche un bellissimo effetto visivo dalle retrovie. Ezra decide che vuole vederlo ancora, e suona subito la canzone una seconda volta. Una cosa che fa appunto sorridere per la sua…italianità, ma fa capire che dopo tanti anni, in tour, ci vai anche per divertirti. E il pubblico italiano con lui.

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Però il calo di voce di cui parlava Pietro c’è davvero! Pietro ha portato sfortuna! Ha rovinato il concerto a tutti parlando male dello stato delle cose, mentre invece basterebbe dire che tutto va bene! E tutto andrebbe a posto…
NO, se le mani che salutano “Bambina” mi han fatto sentire piacevolmente italiano, negare la realtà continua a sembrarmi un nostro brutto vizio. Mi metto tranquillo e osservo Ezra andare in difficoltà con uno dei migliori strumenti dei Vampire Weekend, la sua voce, appesa a un filo.

Ci credete che questa cosa mi ha fatto apprezzare ancora di più il concerto? Si, perché la band suona magnificamente, e il suo leader trova il modo di tenere appesa la voce a quel filo, stoicamente. Trovarsi in crisi nel bel mezzo di un live pensato per durare due ore un quarto deve essere un bel problema, ma Ezra ne emerge come un rodato maestro del non farsi condizionare dalle difficoltà. Suonare dal vivo è sempre stato importantissimo per i Vampire Weekend, evidentemente aver suonato tanto aiuta a gestire le crisi.

Superata, o sicuramente tenuta a bada, grazie a una cover di “New Drop. New York” di SBTRKT che porta il concerto in territori punk-funk, tracciando un ponte simbolico proprio col concerto degli LCD Soundsystem evocato dal ricordo di quel disastro meteo annunciato, che in realtà poi non è arrivato.

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Già, la Realtà. In un mondo in cui ci troviamo a riflettere costantemente sui rischi di percezioni create in una bolla totalmente virtuale, una band che si trova a fare i conti brillantemente con le difficoltà del suo cantante è qualcosa di quasi poetico. Questo è un vero concerto, un’esperienza piacevolmente reale e quindi unica, che si può raccontare solo se si è stati presenti fisicamente.

E così quando parte “Harmony Hall” qualcuno mi dice: “questa è per le elezioni 2018, 2019 e 2020”. Più che appropriato. E così “Cousins” e “A-Punk” fanno esaltare il pubblico generandoreazioni fisiche. Che bella la Realtà.

E dopo aver chiuso con “Jerusalem, New York, Berlin” esattamente come si chiude “The Father of the Bride”, per i bis Ezra chiede al pubblico cosa voglia sentire. A dire il vero sembra che ci prenda un po’ in giro, perché ogni tanto si ritira velocemente nel suggerire lui stesso la via d’uscita dal caos (“How about a new version of Contra?”). Ma quando in troppi gli chiedono “Oxford Comma”, la fa subito.

Ezra: un sincero democratico. Ezra, ancora una volta, uno di noi.

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