SUZ : “Sono tante le cose che mi ispirano…a volte invece si tratta semplicemente di quelle frasi che in modo inspiegabile ti ritrovi in testa la mattina appena sveglio” # Interview

cecilia
Tempo di lettura: 6' min
11 aprile 2013
Interview

                     

Susanna La Polla aka Suz è un’artista bolognese. Muove i primi passi come corista e vocalist di Papa Ricky, storico esponente della scena reggae, per evolvere poi verso la fine degli anni ’90, quando diventa la cantante del gruppo punk rock Sushi à la Suntory.

A 3 anni dal suo album di debutto, Shape of fear and bravery, Suz torna su No.Mad Records con One is a Crowd.

Qui ci parla del suo percorso, del nuovo lavoro e delle sonorità che l’hanno influenzato.

Hai sempre vissuto a Bologna? In che modo ha influenzato la tua formazione musicale?

Be’ ho vissuto principalmente a Bologna dove sono nata, ma per otto anni circa ho abtato a Milano dove lavoravo nella redazione del mensile musicale “Tribe”, inoltre all’inizio degli anni ’90 ho vissuto e lavorato per alcuni mesi a San Francisco. Alla fine Bologna è il luogo dove amo stare, musicalmente mi ha dato moltissimo. A partire dai primi anni Ottanta con band come Radio City, Tribal Noise, Gaznevada e Hi Fi Bros. Per chi amava i “toni scuri” come me poi in quegli anni Bologna offriva non poco: ricordo con un po’ di nostalgia il Teatro Tivoli, dove nel 1983 ho visto i Lotus Eaters (il mio primo concerto da sola) o il QBO, una ex sala cinematografica adibita a club dove hanno suonato Marc Almond, i Cocteau Twins,i Damned, i Mission, i Doctor and The Medics e tanti altri e dove nel bel mezzo della notte proiettavano film musicali come “Quadrophenia” e “Tommy”. Ai concerti organizzati al Teatro Tenda al Parco Nord poi veniva gente da tutta Italia. Quindi c’è stata l’Isola nel Kantiere dove insieme ad altri ho avuto la fortuna di assistere alla nascita dell’hip hop italiano, il vecchio Link che proponeva il meglio del panorama musicale elettronico internazionale (Aphex Twin, Autechre, Red Snapper, Pan Sonic sono solo alcuni dei nomi passati di là) e ancora negli anni, i vari locali che si sono avvicendati in città.

Come sei arrivata al trip hop? C’è qualche album che ha avuto un’importanza maggiore nel tuo percorso?

Era il 1989 e una mia carissima amica sapendo che amavo l’hip hop mi fece ascoltare “Raw Like Sushi” di Neneh Cherry. In quel disco c’era “Manchild”, brano bellissimo scritto da 3D che già conteneva elementi di trip hop due anni prima che uscisse “Blue Lines” dei Massive Attack. Inutile dirti che quel disco l’ho consumato. Due anni dopo mi trovavo da HMV a Londra e c’era questo cd esposto in ogni angolo del negozio così decido di comprarlo “a scatola chiusa”. Quando lo ascolto, come è successo a tanti, me ne innamoro. Non appena mi soffermo sui credits poi scopro che in mezzo ci sono anche i nomi di Neneh Cherry e di suo marito, il produttore Cameron McVey. Bingo! Alla fine è rimasto nel lettore per un mese intero. Per quanto riguarda il trip hop in quegli anni poi ci sono altri dischi che ho ascoltato e riascoltato in modo compulsivo: “Who Can You Trust?” dei Morcheeba, “Dummy” dei Portishead, “Maxinquay” di Tricky ma anche “Sempre più vicini “ e “CRX” dei Casino Royale. Gli album che sono stati importanti per il mio percorso, alquanto disordinato, in realtà sono ancora tanti e appartenenti ai generi musicali più disparati, credo purtroppo che per elencarli tutti mi servirebbe un bel po’ di tempo.

Dal 2009 collabori con il produttore Ezra. In che occasione vi siete conosciuti?

Ci siamo incontrati per la prima volta nel 1996 grazie ad Alessio “Manna Man” Argenteri, ex bassista dei Casino Royale, amico ventennale con cui collaboro dal 2009, che insieme allo zio di Ezra aveva organizzato una festa di autofinanziamento in una comunità di recupero autogestita ad Alessandria chiamando a suonare Papa Ricky, con cui cantavo all’epoca. Abbiamo iniziato a parlare di musica e ci siamo subito trovati d’accordo. Con Ezra c’è sempre stata una buona intesa musicale.

One is a crowd” è il tuo ultimo lavoro, uscito a 3 anni di distanza dal tuo album d’esordio “Shape of fear and bravery”. Cos’è cambiato dal primo album?

I brani di “Shape Of fear and Bravery”, tutti prodotti da Ezra, si sono sviluppati a partire da basi composte da Reverendo M, sulle quali Duccio Lombardi aveva scritto e inciso bellissimi fraseggi di arpa. Inizialmente Reverendo M, Duccio ed io eravamo partiti con l’idea di dar vita a un trio, era il gennaio del 2009 e per un momento avevamo pensato di chiamare il progetto Strip of Gaza. In quel primo disco, che rispetto a “One Is A Crowd” è un album molto cupo, dalle atmosfere a tratti gotiche, si sente decisamente l’impronta di Reverendo M, appassionato fra le tante cose di colonne sonore horror, lui tuttavia non rimase affatto soddisfatto del risultato finale e se ne tirò fuori. I brani di “One Is A Crowd” sono invece stati scritti da più autori: KutMasta Kurt, Alessiomanna, Ezra, Pandaj, Luca Scarrone, Bruno Briscik. Inoltre ci sono le bellissime voci di Angela Baraldi e di Estel Luz. Si sente forse una varietà che in “Shape Of Fear and Bravery” mancava, anche se la produzione di Ezra e la mia voce certamente rendono il tutto omogeneo. Con questo non voglio assolutamente dire che “Shape” sia un disco monotono, anzi, fra l’altro mi ha fatto imparare tante cose, e non solo a livello musicale.

Quanto a lungo hai lavorato a One is a Crowd e come hai scelto il titolo?

All’incirca un anno e mezzo. “Distant Skies” in realtà era già pronta nel maggio del 2011 ma poi sono passati diversi mesi prima di iniziare a lavorare al disco perché, vuoi per impegni miei, vuoi per impegni di Ezra, non si riusciva mai a trovare il momento giusto per incontrarsi in studio a Torino. Il titolo “One Is A Crowd” invece mi è arrivato così, all’improvviso mentre pensavo a tutte le sfaccettature musicali presenti nel disco. In seguito ho scoperto che era anche il titolo di un libro firmato dalla scrittrice e attrice afromericana Beah Richards (la mamma di Sydney Poitier in “Indovina chi viene a cena?”), nominata ai Tony Awards come miglior attrice per la sua interpretazione di Sister Margaret nella piece teatrale di James Baldwin “The Amen Corner”, un testo di cui da ragazzina mi ero letteralmente innamorata. Una coincidenza questa che ho trovato molto significativa.

                   

Nel processo di scrittura dei tuoi testi c’è qualcosa che ti inspira in maniera particolare?

Sono tante le cose che mi ispirano, letture, ascolti, conversazioni, a volte invece si tratta semplicemente di quelle frasi che in modo inspiegabile ti ritrovi in testa la mattina appena sveglio, come se qualcuno fosse venuto a bisbigliartele in un orecchio mentre dormivi.

So che sei impegnata con altri due progetti, Weight and Treble e Black Job, ce ne puoi parlare?

Al progetto Weight and Treble, creatura dall’anima techno-dub di Massimo Carozzi del collettivo ZimmerFrei e di Manuele Giannini degli Starfuckers, ho preso parte nel 2009. Sinora abbiamo inciso tre brani insieme: “Orbed and Bright”, tratta da uno scritto di John Keats; “Planets In Heaven”, adattamento della poesia “Sing, Sing” dell’irlandese Thomas Moore, e “Things To Come”, di cui ho firmato il testo, che è uscito nel giugno dello scorso anno. Black Job invece è la nuova avventura da solista di Alessiomanna. Nel suo primo ep “Trashdub” figurano due brani, “Rise Again” e “MMD”, che abbiamo scritto insieme, e che ricompaiono anche nel più recente “Trashdub Remixed”, ep che contiene le versioni remixate delle tracce di “Trashdub” firmate da alcuni giovani e talentuosi produttori internazionali.

C’è qualche artista o produttore con cui ti piacerebbe collaborare in futuro?

Sono aperta alle collaborazioni, anche le più inaspettate, sono un modo per ampliare i propri orizzonti musicali. Qualche collaborazione già sta nascendo sulla scia di questo nuovo disco ma è decisamente troppo presto per parlarne.

Cosa stai ascoltando in questo periodo?

In questi giorni sto ascoltando il disco di debutto eponimo di The Crystal Ark, “Kriegen Und Frieden” di Apparat e il nuovo album di Bowie “The Next Day”. Pardo (Casino Royale, Backwords, Candidate) fra l’altro qualche settimana fa ci ha fatto ascoltare “Ima Read” di Zebra Katz. Da quel giorno siamo tutti in fissa con quel pezzo.

Hai in programma un tour promozionale per l’album?

Dopo la presentazione del disco all’Arterìa e al TPO di Bologna e al Forte Fanfulla di Roma, abbiamo in programma una serie di date che stiamo definendo proprio in questi giorni. Per ora posso dirti che il 5 aprile saremo all’Astoria di Torino, il 30 aprile all’Officina di Alessandria e il 4 maggio nuovamente a Bologna per aprire il dj set di Daddy G dei Massive Attack al Crash (!).

 Enrica Borsatto.

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