roBOt 07 // Art

polpetta
Tempo di lettura: 4' min
13 ottobre 2014
Art, Festival

In questi giorni di roBOt se ne sono viste delle belle. Il ricco programma artistico (talmente tanto ricco che a volte eventi imperdibili si accavallavano tra di loro), ha davvero regalato grandissime emozioni.

Rispetto alle altre edizioni sono state rimpolpate le installazioni off, scelta astuta che ha permesso alla sfera di roBOt legata alle arti visive, di crescere in qualità e di allargarsi all’interno del centro di Bologna, sconfinando le mura di Palazzo Re Enzo.

Una bellissima novità riguarda la residenza artistica internazionale Maison 22, un intimo e accogliente spazio espositivo, nato due anni fa nel cuore di Bologna. Qui ciclicamente si da vita a un creativo flusso di interscambio tra Marco, Mariarosa e Serena (le menti e i cuori che hanno generato la Maison) e gli artisti ospitati, i quali sono invitati a realizzare un progetto site specific, da condividere poi con tutti i visitatori della casa. Tiago Miguel Santos Martin, in occasione di roBOt, ha concepito TRIPO: un gioco performativo grazie al quale il visitatore di volta in volta da nuova vita all’opera, generando nella sua mente una storia che cresce stanza dopo stanza, grazie all’ausilio di un telefono senza fili, che si attiva avvicinandosi agli hot spot collocati in punti strategici della casa.

Il tecnologico “trittico” esposto presso la galleria Adiacenze è formato dalle installazioni di Alessio Chierico, Chiara Esposito e Karina Smigla Bobinnski. Tutti e tre gli artisti hanno indagato il tema della memoria con l’aiuto di ausili avanguardistici: Alessio mette alla prova il grado di concentrazione del visitatore, unendo la classicità della meditazione con la modernità del computer; Chiara realizza il sogno delle piante di volare, mettendo in comunicazione la natura e la tecnologia fornita dal drone; Karina pone letteralmente la lente di ingrandimento sull’unione tra pratiche tradizionali e innovazione tecnologica. Un trio delle meraviglie!

Il Collegio Venturoli apre le porte a Luca Mauceri e al suo progetto site specific La Racine. Qui l’artista coniuga oggetti artificiali come proiettori e cellulari utilizzati per le proiezioni, e materiali organici come il legno e la radice (protagonista dell’opera), per realizzare un’intensa esperienza sensoriale. Le emozioni che Luca ci ha fatto vivere, sono state ripagate dai commenti positivi dei visitatori e soprattutto dalla vittoria del Premio del Monte, aggiudicato proprio durante questi giorni di festival.

La collaborazione tra MAMbo e roBOt genera l’opera del colombiano Icaro Zorbar, a cura di Claudia Löffelholz e Federica Patti, realizzata in occasione di un workshop tenutosi proprio al museo. La performance che ha azionato l’installazione, è avvenuta il 30 settembre davanti agli occhi incuriositi dei numerosi spettatori.

Ritornando verso Palazzo incontriamo le Shooting Stars degli Antonello Ghezzi che riecheggiano in Piazza del Nettuno; l’artigianato 2.0 del Collettivo Efesti; “l’unità architettonica indossabile” di The Open by Mattia Casalegno; e Artificial Ignorance, la memoria digitale in formato album fotografico di Tanne Van Bree.

L’ampia sezione screenings curata da Elisa Trento ci ha portato simultaneamente avanti e indietro, nel tempo e nello spazio. Siamo partiti alla grande col geniale Sergio Caballero, che ci ha trascinati in una favola surreale, inquietante ma anche ironica – La Distancia – che ha lasciato tutti increduli fino all’ultimo secondo.
Tra i grandi documentari abbiamo Elektro Moskva, un viaggio sovietico nella storia della musica e degli strumenti elettronici; Haack the king of techno, la storia del pioniere assoluto dell’elettronica riportata da Philip Anagnos; i clubs, i djs e le nuove tendenze di New York e Tokio raccontate dal punto di vista di Resident Advisor; e ultimo, ma non per importanza, What difference does it make? il documentario in cui alcuni dei più grandi djs di fama internazionale, raccontano la realtà della Red Bull Music Academy.
Favolosi i 5 corti proposti dal collettivo canadese Videographe, ognuno con uno stile differente, ma tutti con un unico denominatore comune: l’altissima qualità della video-opera.
Dulcis in fundo Llapse di Julien Vanhoenacker, un capolavoro che ci ha lasciato senza fiato per tutti i 3 minuti della proiezione. Un continuo susseguirsi di metafore visuali, di immagini visionarie, una reale (e surreale) gioia per gli occhi!

Che dire della sezione video?! I suggestivi visual live di James Andean e Marja Nieminen che fanno cadere addosso allo spettatore una fitta pioggia di informazioni sensoriali; le distorte, manipolate e tridimensionali immagini di Vibeke Bertelsen; l’esperienza multimediale di Andrea Nevi e Eleonora Beddini che ci riportano nel 1861 e contemporaneamente in un ipotetico futuro apocalittico; la breve storia, lunga 25 anni di due bonsai, made by Blindoff; l’inquietante opera multimediale di Linda Rigotti, mista tra video e performance artistica; l’ironico streaming on-line di Iocose, composto da video di Youtube che hanno zero visualizzazioni.

Per quanto riguarda le performance voto 10 ai Quiet Ensemble che con il loro Enlightenment hanno scatenato un vero caos visivo ed emozionale. Le interazioni visive e luminose sono state il comun denominatore dei lavori di Rudi Punzo e dei nipponici Usaginingen: un tripudio di gioia, colori  e tecnologia avanzata, ma espressi con un’eleganza d’altri tempi. Leonello Tarabella danza un ballo cibernetico sui suoni primordiali di Alessandro Baris; Marco Ceccotto indaga il mondo della sound art rievocando i suoni della natura grazie ad un complesso sistema elettronico di sua creazione;  mentre Alberto Boem e Davide Bevilacqua mettono in rapporto natura, arte e tecnologia per una sound performance totalmente scoppiettante. Gianluca Macaluso & Francesco “Fuzz” Brasini traducono in stimoli visivi e sonori tutti gli elementi tipici dei terremoti, ricordando ed esorcizzando il sisma che ha colpito la nostra regione due anni fa. E per terminare in bellezza, la performance di Giulio Colangelo e Valerio de Bonis: una danza di luce e suoni scandita da una semplice, quanto potente, goccia d’acqua.

L’ultima sorpresa per gli amanti dell’arte è apparsa nei padiglioni di Bologna Fiere: installazioni interattive capaci di deformare la nostra immagine e le nostre voci; un gigantesco flipper virtuale che ha fatto diventare realtà uno dei miei sogni d’infanzia; un’immersiva casa-installazione che vuole farci perdere perfino in un luogo così piccolo ed una mega scultura che produce luci e suoni che possiamo controllare, grazie ad un controller artigianale collegato ad essa.

Vi siete persi qualcosa di tutto ciò? Shame on you! Potete rimediare dando un occhio alla nostra gallery!

Gallery by Cristina e Cecilia Secchieri

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