Nu Guinea con Nuova Napoli live band è il concerto che tutti dovrebbero vedere

elena-bertelli
Tempo di lettura: 2' min
8 maggio 2019
Review 4 U
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Che il folk fosse diventato cool lo sapevamo già dal 2018, con l’inatteso enorme successo del primo disco dei Nu Guinea

Ma, sabato scorso, in un Link preso d’assalto, abbiamo realizzato che il ‘presobenismo’ per il revival della disco italiana di 50 anni fa, cantata in dialetto napoletano dai Nu Guinea con Nuova Napoli, è davvero alle stelle. E non potrebbe che essere così.

Avremmo potuto iniziare il racconto della serata trascorsa a Bologna e organizzata da Locomotiv Club al Link, lamentandoci del ritardo di oltre un’ora con cui è iniziato il concerto o delle code all’ingresso che hanno scatenato l’ironia dei partecipanti sulla pagina Facebook dell’evento.

Ma quando, a mezzanotte passata, Marcello Giannini (chitarra), Pietro Santangelo (sax), Andrea De Fazio (batteria), Paolo Petrella (basso), Paolo ‘Batà’ Bianconcini (percussioni), Fabiana Martone (voce) e i Nu Guinea, Massimo Di Lena e Lucio Aquilina  – gli 8 componenti della Nuova Napoli Band – hanno attaccato con Parev’ Ajere, ogni malumore è stato spazzato via, dando il La a un concerto che difficilmente dimenticheremo.

Pur su un palco senza fronzoli, un impianto luci modesto e un audio che ha lasciato molto a desiderare, la bravura della band ha reso possibile la magia, trasportandoci tutti in quella Napoli che abbrucia ‘o core fino alle origini della musica da ballare.

La totale immersione tra i vicoli del Rione Sanità e nelle atmosfere Afrobeat più spensierate e danzerecce è stata resa possibile da una setlist che ha messo insieme brani di Nuova Napoli come Ddoje facc a cover come Amore dei Chrisma e alcuni pezzi da The Tony Allen esperiments.

Sono stati i musicisti con la loro presenza scenica a far partire il contagio di una specie di febbre ballerina, di cui specialmente la splendida Fabiana Martone e il saltellante Pietro Santangelo con i suoi sax, sono i portatori sani.

Contenti e soddisfatti del live durato ben più di un’ora, con appena una piccola pausa prima dell’encore, ci affidiamo ancora per poco al set di DJ Rou. Nel tornare a casa, alle 3 passate – prestissimo per gli standard del link, un po’ tardi per quelli del Locomotiv – ci scambiamo opinioni sul concerto.

Ci troviamo assolutamente in sintonia, nell’apprezzare dell’impresa dei Nu Guinea, soprattutto il fatto di aver portato a un pubblico così vasto di giovani e giovanissimi la cultura popolare di un’area geografica così specifica (il titolo del disco cita No grazie, il caffè mi rende nervoso, la commedia noir dell’82 con Lello Arena).

Di più: hanno il merito di aver avvicinato il loro pubblico (che al Link era molto vario con tantissime sfumature di fuori sede freschi di trasferta e altri ormai radicati a Bologna) a riferimenti alti della cultura italiana e partenopea come la poesia di De Filippo, che ritorna nel groove irresistibile di Je Vulesse.

L’aveva già fatto Fiorello con Giosuè Carducci? Mmm non è proprio la stessa cosa.

Qui non siamo di fronte al tormentone estivo da compilation di Festivalbar ma al risultato di un’ambiziosa ricerca di ibridazione sonora e culturale, iniziata nel sound partenopeo degli anni ’60 e ’70, che si fa spazio nei festival più importanti d’Europa: Dekmantel e Dimensions vedranno i Nu Guinea esibirsi nell’estate che sta per arrivare. E state pronti perché li seguiremo.

 

Words: Elena Bertelli
Photo: Richard Giori

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