Jimpster.

domenico
Tempo di lettura: 11' min
4 aprile 2017
In primo piano, Interviste
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Jamie Odell aka Jimpster è un dj poliedrico ma allo stesso tempo molto innamorato e fedele all’house music.
Il 13 maggio uscirà il suo nuovo Lp dal nome Silent Stars che verrà pubblicato su Freerange.
Ecco la nostra piacevole chiacchierata con Jami.

Ciao, Jamie, come stai? Come procede il 2017?

Ciao Domenico, io sto bene, grazie! Quest’anno per ora sta procedendo abbastanza bene. Sono impegnato ad organizzare tutto per il mio LP che uscirà a maggio e come sempre, ci sono parecchie cose da fare con l’etichetta. Abbiamo un sacco di nuove uscite in arrivo!

Hai affermato: “La musica House è stata il mio primo amore”, dopo almeno vent’anni ne sei ancora innamorato? Come è cambiato il rapporto d’amore durante due decadi?

Il mio amore non si esaurirà mai! Molti trend vanno e vengono ma le radici della House Underground rimangono le stesse e la vera qualità resiste alla prova del tempo. Certo, ci sono momenti in cui ho dei dubbi su quello che faccio e se dovessi iniziare a pensare a cosa farò quando sarò troppo vecchio, ingrigito e stanco di far trasferte per serate e quando nessuno sarà più interessato a sentirmi suonare, ma fortunatamente siamo ancora lontani da quel momento e la musica e gli eventi tengono quella passione viva. Non c’è periodo migliore per scoprire vecchie perle oltre che nuova musica e questo aiuta a tenermi ispirato sia nello studio di registrazione che alle serate dal vivo.

Torniamo alle origini: tuo padre è un percussionista e tu sei cresciuto circondato da drum machines, poi c’è stato il Jazz all’università. Quando e come è stato il tuo primo approccio alla musica?

Quando avevo circa dieci anni, più o meno attorno al 1983, mio padre era solito portarmi al negozio di dischi nel mio paese natale dove ascoltava un sacco di nuovi pezzi alla postazione di ascolto. Per ammazzare il tempo prendevo una mia pila di vinili da ascoltare e fu così che scoprii le compilations Electro Streetsounds. La moda Breakdance stava esplodendo in Gran Bretagna e questi LP divennero la colonna sonora delle nostre sessioni di ballo. È stato all’incirca nello stesso periodo che ho iniziato a suonare con alcune delle drum machines e sintetizzatori a cui avevo accesso e cercavo di ricreare alcune delle tracce usando quest’attrezzatura. Credo che questa sia stata la mia introduzione alla produzione musicale e mi ha instillato il desiderio di fare delle tracce tutte mie oltre che iniziare a suonare in una band.

Potresti dirci qualcosa riguardo il tuo sodalizio con Tom Roberts? Come riuscite ad amministrare le etichette Freerange e Delusion of Grandeur?

Tom è il mio migliore amico dalle scuole medie, con la mia stessa passione per la musica. Spesso ci scambiavamo mix tapes e nuova roba che avevamo appena scoperto alla radio o attraverso altri amici. Eravamo un po’ più smanettoni sulla musica degli altri nostri amici e, anni dopo, Tom avrebbe lavorato in un negozio di dischi in città così si è procurato un sacco di musica interessante solo per noi due che il negozio di dischi non avrebbe normalmente comprato e venduto. Il suo sconto dipendente divenne molto utile in quel periodo!

Tom ed io lavoriamo a stretto contatto alle etichette e tutte le decisioni vengono discusse assieme. Tom si occupa di tutte le operazioni finanziarie e del il management quotidiano ed io mi occupo generalmente dell’attività di A&R ma in questo anche lui ha voce in capitolo aiutandomi a prendere delle decisioni sui contratti e anche nell’ascolto dei nuovi talenti.

Vent’anni di amore e vent’anni di Freerange Records. Qual è il segreto del vostro successo e della vostra musica? Quali saranno i progetti futuri e le prossime uscite della Freerange?

Non è facile tenere un’etichetta fresca e accattivante per così tanti anni, specialmente in questo periodo dove tutti sono alla ricerca dell’ultimo trend e delle cose maggiormente promosse. Immagino che stiamo riuscendo ad avere un equilibrio fra mantenere un relazione a lungo termine con i nostri artisti e scoprire nuovi talenti. Penso che aiuti molto il fatto che sono regolarmente in console e questo mi tiene sempre aggiornato sulle nuove direzioni che prende l’ambiente e a cosa risponde il pubblico sul dance floor.

Abbiamo sempre avuto una solida tabella di marcia per le nuove uscite, il che è essenziale, specialmente quando si publica musica in vinile, dato che devi essere parecchio organizzato e pianificare tutto con largo anticipo. Nei prossimi mesi avremo il mio Jimpster LP e singoli con all’interno remix a cura di Peggy Gou, Atjazz, Flabaire e Urulu – Tutti artisti per i quali nutro un grande rispetto – oltre che una release di un nuovo produttore austriaco chiamato Demuja, un nuovo EP di Red D, un’uscita dal producer Bugsy da Milano e un brillante nuovo Hyenah EP.

 

Quali sono le tre più importanti releases di Freerange che ricordi con più affetto?

I miei preferiti cambiano costantemente e abbiamo un catologo talmente grande (225 singoli e 36 LP) da cui scegliere che mi permettono costantemente di riscoprire roba. Ci sono alcune release che sembrano aver avuto un maggiore impatto aiutando ad introdurre l’etichetta ad un maggior numero di fans in differenti territori come ad esempio Switch – Gey ya Dub On che è stata una delle nostre più grandi pubblicazioni, e Detroit’s Swindle’s Creep EP che è stato un altro disco ad aver venduto molto bene. Al momento i miei preferiti includono l’Ian Pooley remix di Will Be Mine di Manuel Tur, il remix di Come On di Subjekt a cura di Charles Webster e Tanqueray di Ethyl & Flori.

A quanto pare il vinile è tornato in scena (o meglio, non se n’è mai andato!) com’è il tuo rapporto con esso e con le nuove tecnologie? Che strumentazioni troveremo sicuramente nel tuo studio?

Sembra certo che ci sono sempre più DJ che stanno tornando a far suonare il vinile e continueremo sicuramente a pubblicare versioni in vinile per ogni release su entrambe le etichette perché siamo certi che sia essenziale anche anche se rende il processo più intenso e dai costi molto più alti. Non sono così ossessionato dalle nuove tecnologie, mi limito ad essere cosciente del panorama senza esserne soggiogato. Sono fermamente convinto che una buona traccia possa essere prodotta sul più basilare computer o sul più semplice hardware sampler/sequencer e le limitazioni di strumentazione possono spesso portare ad aiutare a produrre migliori risultati dato che si tende a concentrarsi sugli elementi più importanti.  Io uso Logic 9 su un MAC per molti dei miei beats e delle mie campionature ma spesso mi trovo ad aggiungere parti su Keyboards da uno fra i miei Juno 106, Korg Minilogue, Fender Rhodes o Voyetra Eight. Uso un Roland Space Echo per certi elementi anche solo per aggiungere un po’ di rumore o per del Dub delay FX.

Il mercato sembra pieno di giovani DJs, grazie alle nuove tecnologie, social media, youtube, etc riescono a diffondere la loro musica, anche se molti  non hanno modo di scalare le classifiche. Pensi che ci sia sempre stata la stessa passione per la musica? Qualche consiglio e raccomandazione per loro?

Io sento che il DJing ora è visto come un modo legittimo per guadagnarsi da vivere e molti giovani DJs, anche se sono certo della loro passione, non hanno l’esperienza che si guadagna suonando dal vivo in tantissime situazioni diverse. Ovviamente ci sono innumerevoli scuole per DJ e corsi a pagamento in diverse città e online ma tutto questo può solo insegnare gli aspetti tecnici che alla fine non sono così difficili. L’abilità richiesta per leggere una stanza e connettersi con la folla è qualcosa che può essere acquisito solo uscendo la fuori e suonare. Io penso anche che senza produrre e pubblicare musica è altrettanto difficile per un DJ uscire dal suo circolo ristretto e iniziare a suonare sul panorama internazionale. Io lo vedo spesso quando sono in trasferta per delle serate e ci potrebbe essere un fantastico Warm Up DJ ma sfortunatamente è difficile figurarsi come potrebbero riuscire ad avere l’opportunità senza quel profilo che porta il lavoro di produzione e pubblicazione. Il mio consiglio è di provare a cercare il proprio sound che li rispecchi e stare bene attenti a far propri gli ultimi trend dato che è comprovato che questo non si sposa bene con la longevità. Dovreste riuscire ad accumulare un po’ di soldi e tentare di produrre una traccia spettacolare, stamparla su vinile,  farla pervenire al DJ giusto che, se tutto va bene, aiuterà a spargere la voce su cosa state facendo.

Ultimo ma non ultimo, qual è la tua pizza preferita?

Margherita! In stile napoletano, ovviamente!

Grazie mille per il tuo tempo e continua cosi!

http://www.airlondonmusic.com/artists/jimpster

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ENGLISH

– Hi Jamie, how are you? How is going 2017?

 
Hi Domenico, I’m doing good thanks!  The year is treating me well so far.  Busy getting everything together for my Jimpster LP which comes out in May and as usual, there’s always a lot of label stuff to be done.  We’ve got some great releases coming up!


– You said “House music has been my first love”, after almost 20 years are you still in love? How your love has been changing along two decades? 
 
My love will never fade!  Different fads come and go but the roots of underground house remain the same and true quality always stands the test of time.  Of course, there are times when I question what I do and whether I need to think about what I will do when I’m too old, grey and tired to travel to gigs and when nobody is interested to hear me play anyway but thankfully that time is a way off and the music and gigs keep that passion alive.  There has never been a better time to discover old gems as well as new music which helps keep me inspired in both my live gigs and in the studio. 

– Go back to the roots: your Dad is a drummer and you grew up surrounded by drum machines, then jazz at the university. When and how was your first approach to the music?
 
When I was about 10 years old around about 1983 my dad used to take me to a record shop in my home town where he would be checking out a lot of new music on the listening post.  To kill time I would grab my own pile of vinyl to listen to and this was when I discovered the Electro Streetsounds compilations.  The whole breakdance thing was exploding in the UK and these LP’s became the soundtrack to our dancing sessions.  It was around the same time that I began to play with some of the drum machines and synths that I had access to and would try to recreate some of the tracks using the equipment.  I guess this was my entry into production and made me want to begin making my own original tracks as well as start performing in a band.
   
– Could you tell us about your relationship with your mate Tom Roberts? How do you manage your labels Freerange and Delusion of Grandeur?
 
Tom is my best friend from secondary school who also loved music and we would share mix tapes and new stuff we had discovered from the radio or through other friends.  We were always slightly geekier on the music side compared to our other friends and later Tom worked in the record shop in town so he would be buying a lot of interesting music just for the two of us which the record store would never normally buy and sell.  His store discount came in very handy at this time!!
 
Tom and I work very closely together on the labels and all decisions are discussed together.  Tom manages all the day to day operations and finances and I generally take on the A&R roll but he is also integral to the A&R side of things too, helping me make decisions on signings and also listening out for new talent.

– 20 years of love and 20 years of Freerange Rec. Which is the secret of your success and your music? Which are the future projects of Freerange and next releases?
 
It’s not easy to keep a label fresh and appealing for so many years, especially these days when everyone is after the hottest, most hyped new thing.  I guess we just try to strike a balance between building long-term relationships with our artists and discovering new talent.  I think it probably helps that I’m regularly DJing as it keeps my finger on the pulse with new directions in the scene and what people are responding to on the dance floor.
 
We always have a solid release schedule which is essential, especially with releasing vinyl, as you have to be well organised and plan far in advance.  In the coming months we have my Jimpster LP and singles which have remixes from Peggy Gou, Atjazz, Flabaire and Urulu – all artists I have a huge amount of respect for – as well as releases from a new Austrian producer called Demuja, a new Red D EP, a release from Italian producer Bugsy from Milan and a brilliant new Hyenah EP. 

– Which are the 3 most important releases of Freerange that you will keep in your heart for ever? 
 
My personal favourites are changing constantly and we have such a large back catalogue (225 singles and 36 LP’s) to choose from I’m always able to rediscover stuff.  There are certain releases which seemed to make a bigger impact and help introduce the label to more fans in different territories like Switch – Get Ya Dub On which was one of our biggest releases, and Detroit Swindle’s Creep EP which was another big seller.  Personal favourites at the moment include the Ian Pooley remix of Manuel Tur’s Will Be Mine, Charles Webster’s remix of Subjekt’s Come On and Ethyl & Flori’s Tanqueray.

– It looks like vinyl is back to the scene (or probably has always been there!), how is your relationship with it and with new technologies? Which machines will we find for sure in your studio?  
 
It certainly would appear that more DJ’s are playing vinyl again and we will certainly continue to release vinyl for every release on both labels as we feel it’s important to be doing this even though it makes things a lot more time intensive and costs are high.  I’m not really that obsessive about new technology so just try and stay aware of things without being a slave to it.  I’m certainly of the thinking that a good track can be produced on the most basic of computer or simple hardware sampler/sequencer and the limitations of gear can often end up helping to produce the best results as you focus on the important elements.  I use Logic 9 on a Mac for most of my beats and sampling but usually find myself adding keyboard parts from either my Juno 106, Korg Minilogue, Fender Rhodes or Voyetra Eight.  I use a Roland Space Echo to run certain elements through just to add some noise or for dub delay FX. 

– The market seems to be full of young djs, thanks to the new technologies, social media, youtube, etc they spread their own music around, probably some of them are not rising through the rank, do you think there is always the same passion for the music around? Any recommendations and advices for them?
 
I feel that DJing is now seen as a ‘legitimate’ way to earn a living and a lot of young DJ’s, although I’m sure very passionate, might not always have the actual experience that is gained from performing live in many different situations.  Obviously there are countless DJ schools and courses on offer in different cities and online but these can only teach the technical aspect which isn’t really that difficult.  The skills required to read a room and try to connect with the crowd is something that can only be gained from getting out there and performing.  I think that without producing and releasing music it is still just as difficult for DJ’s to break out of their close circle and begin to play internationally.  I see it often when I’m travelling to gigs and there might be fantastic warm up DJ’s but unfortunately it’s hard to see how they will get a break without the profile which production and releasing records brings.  My advice is always to try and find your own sound that is true to yourself and be careful of jumping on the latest trends as this doesn’t always lend itself well to longevity.  If you can raise a little bit of money then try to produce an amazing track, press it up on vinyl, get it to the right DJ’s who will hopefully support it and help spread the word about what you’re doing.  

– Last but no least, what is your favorite pizza?
Margherita, Neapoletan style of course!   

Thank you for your time and keep rocking!

Thank you

Domenico

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