“Sarà un po’ come suonare a casa mia.” L’intervista a Willie Peyote in partenza per il tour invernale

polpetta
Tempo di lettura: 5' min
21 novembre 2018
Interviste
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A poche ore dal live di venerdì 23 novembre all’Estragon di Bologna – che apre il tour di 8 date con la sua inseparabile Sabauda Orchestra Precaria – abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Guglielmo Bruno, aka Willie Peyote

Eravamo anche partiti bene, affrontando argomenti di un certo spessore, dalle recenti collaborazioni con Subsonica e Morgan, a fatti di attualità politica. Poi, come spesso accade in territorio emiliano, siamo finiti a parlare di cibo, nello specifico di Polpette.

Leggetevela tutta d’un fiato che il weekend arriva presto e vi vogliamo pronti a sudare sotto palco durante “L’Ultima cena”, la prima data di “Ostensione della Sindrome Tour”.

 

Iniziamo con il periodo live in giro per l’Italia: dopo l’estate che avete passato in un lungo tour toccando moltissime città dal nord al sud ora si ricomincia da Bologna… Siete riusciti a ritagliarvi tempo per lavorare a un prossimo disco o a cogliere ispirazione dai luoghi in cui vi siete trovati?

WP. La verità è che siamo sempre in giro e non abbiamo mai smesso di suonare, abbiamo preparato il tour che inizia venerdì e stiamo valutando anche le prossime direzioni da prendere. Per come facciamo noi i dischi dobbiamo prima capire dove vogliamo andare.

Cosa intendi?

Che non facciamo delle playlist. Ai dischi che facciamo cerchiamo di dare un’amalgama di suono e di testo e un concept di base.

La data dell’Estragon è sold-out da un po’. Non male come inizio. Cosa si prova?

Non è male… è vero anche che a Bologna andiamo sul velluto, vez. Nel senso che poi son proprio di casa a Bologna, è la prima città fuori da Torino in cui ho suonato e poi ho amicizie e rapporti affettivi che mi legano a questa città.

Ok. Chiudiamo immediatamente il capitolo bolognese prima di spezzare il cuore a tutte le tue fan. Tornando ai posti in cui suoni e suonerai: si tratta di locali non necessariamente legati alla scena rap. Ti abbiamo anche visto ospite in programmi tv di divulgazione culturale… Come la vivi questa cosa?

Cerco di non essere vincolato a un’etichetta, a una scena o a un certo modo obbligatorio di fare le cose. A me piace avere la libertà di fare diversi generi, di mischiare le carte, di fare un po’ insieme ai ragazzi quello che in un determinato momento abbiamo voglia di fare. Vogliamo continuare a mantenere questa autonomia e di conseguenza ci piace anche portare quello che facciamo in ambienti in cui non si parla di rap ma di musica in generale.

Nelle canzoni che facciamo c’è un’attenzione sociale, quindi a me personalmente piace affrontare temi che vanno oltre la musica e questo mi porta a partecipare a situazioni non necessariamente legate al rap.

Se non fossi un musicista, come esprimeresti tutto quello che canti? E a chi la musica non ce l’ha dentro, che consiglio daresti? Esiste una strada alternativa al parlare a vanvera?

La difficoltà nel rispondere a questa domanda sta nel fatto che io non ho mai pensato che avrei fatto altro rispetto a questo nella vita. Non ho mai avuto un piano B e quindi non mi sono mai posto questa domanda. È anche vero che non tutti possiamo fare i musicisti o i cantanti e quindi mi sposto su un livello più generico: secondo me la propria visione del mondo sta nelle cose che si fanno e quindi il miglior modo per comunicare agli altri il proprio punto di vista è dare il buon esempio. Se si semina qualcosa di positivo, qualcosa di positivo torna indietro.

Passiamo adesso alle cose serie. Ti rivedremo ancora con quel vestito pazzesco che avevi sul palco del 1° maggio durante il tributo agli Skiantos? L’hai scelto tu?

Mi piacerebbe molto, bisognerebbe chiedere a Enrico Coveri come la vede lui… Guarda, tra i regaz che hanno suonato insieme a me quel pezzo, io sono stato quello che si è spinto più in là. Gli altri erano tutti più sobri, per Aimone [Romizi – Fast Animal and Slow Kids. N.d.r.] già mettersi una camicia a fiori era già un azzardo, io ho preso il completo più sgargiante che c’era e ho detto – io metto questo, voi fate quello che volete mi sembrava il momento giusto per fare una cosa del genere, prendersi poco sul serio è fondamentale.

Rifallo ti prego!

Assolutamente, magari anche cambiare, non dico una cosa più sobria, ma sicuramente diversa. Però era proprio un bel verdino eh, c’aveva proprio un bel colore.

Una cosa che ti ha fatto molto incazzare negli ultimi 10 giorni, se puoi dircela? Queste sensazioni poi ti portano a scrivere?

Purtroppo si, la rabbia mi aiuta a scrivere e farei cambio volentieri con un temperamento più tranquillo. Molte cose mi fanno arrabbiare. Genericamente il tipo di comunicazione che ormai è solo esclusivamente violenta, da tutte le fazioni: quando anche Mentana e Burioni come passatempo blastano la gente abbiamo perso la battaglia contro la violenza, perché se anche chi dovrebbe dare il buon esempio si limita a insultare gli altri dando loro degli analfabeti funzionali significa che abbiamo un problema. Ultimamente mi hanno fatto molto incazzare i commenti sui social alla foto delle ragazze che stavano esponendo un manifesto durante un corteo. La violenza che c’era in quei commenti mi ha fatto male perché poi penso che se parli così di una ragazza che potrebbe essere tua figlia non c’è più niente da fare, non se ne uscirà.

Come suggerisci di parlare a questa gente?

Dando il buon esempio, non facendo muro contro muro. Se l’unico modo che ha la sinitra di parlare a queste persone è additarli come ignoranti, brutti e cattivi non ne usciremo. Bisognerebbe cercare di essere più accoglienti e di farsi capire, trovando il linguaggio giusto. È quello che io cerco di fare con la mia musica e rivolgendomi con un linguaggio diverso al pubblico che ho di fronte, che è sempre diverso. Il mio compito è comunicare e non posso dare per scontato che chi ho davanti mi capisca a prescindere.

Dopo Roy Paci, Godblesscomputers, Ex-Otago, Jolly Mare sei arrivato alla collaborazione con i Subsonica. E adesso come la mettiamo, dove vuoi arrivare?

Eh, andare oltre i Subsonica è difficile, soprattutto per me che sono torinese loro sono stati miei idoli per moltissimi anni. Non so cosa devo fare meglio di così. Ultimamente ho suonato con Morgan sul palco del Premio Tenco, ho conosciuto Daniele Silvestri, tutti i miei artisti preferiti stanno venendo loro a cercarmi e queste collaborazioni per me hanno il senso di restituire qualcosa agli artisti che mi hanno influenzato. Dal momento che sono loro per primi a confermarmi che sto facendo un buon lavoro non posso davvero aspirare a niente di più.

Dai, svela a PolpettaMag con chi ti piacerebbe collaborare (chiunque, anche oltre oceano, anche qualcuno che non è più tra noi…).

Tra i musicisti che purtroppo sono venuti a mancare, sicuramente Pino Daniele: sarebbe stato un sogno che non si realizzerà mai. Restando su robe impossibili anche se i soggetti in questione sono più vivi che mai ti direi Damon Albarn e Anderson Paak.

willie peyote sherwood 2018

Guglielmo, “Metti che domani…” finisci tu la frase…

mmm… Metti che domani tutti accendono il cervello? Vediamo quanta gente resta viva dopo 24 ore.

Vorremmo chiuderla parlando di Polpette, sai com’è… tu e Dj Gruff questa estate siete capitati in tour nelle stesse città… Milano e Bologna… Non ci scappa una collaborazione o un momento insieme on stage?

Mah guarda, non mi è mai arrivata voce che avesse sentito il pezzo. Il buon Sandrino non è troppo socievole, quindi non lo so. Io ovviamente sono un suo fan a livello artistico, ma dopo 5 anni dall’uscita di Friggi le polpette nella merda direi che ormai ce la possiamo mettere via.

Io rimango un suo fan, perché in adolescenza mi ha salvato le giornate.

Noi ci speriamo sempre e lanciamo qui un appello per questa collaborazione che sarebbe una figata.

Grazie Guglielmo, è stato bello. Ci vediamo domani sera all’Estragon.  

 

– Le info sulla data di Bologna e sul tour sull’evento Facebook

– La review e le foto dell’ultimo live di Willie Peyote a cui siamo stati, questa estate allo Sherwood Festival.

 

Interview: Ceci ed Elena
Ph: Richard Giori

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