Il pittore volante // Millo // interview

polpetta
Tempo di lettura: 4' min
25 novembre 2014
Art, Interview

Vi abbiamo parlato di lui circa un anno fa. All’epoca era in veste di organizzatore di Stride, il festival di Street Art che ha illuminato il volto più giovanile e culturale di Pescara. Oggi ve lo presentiamo come il protagonista assoluto di un grande evento, che ha avuto luogo a Torino.
Il bando B.Art, indetto dalla Fondazione Contrada Torino, è nato con lo scopo di riqualificare il quartiere Barriera di Milano (si chiama così ma si trova a Torino). La call internazionale aperta ad artisti, grafici, designer e architetti, ricerca un concept da realizzare su nientepopodimenoche 13 facciate. Dopo una lunga e sudata selezione, le due giurie (una composta da esperti del settore e l’altra da un gruppo di cittadini del quartiere), hanno proclamato il nome del vincitore: MILLO
Noi siamo andate a Torino appositamente per ammirare i suoi capolavori e per fare 4 chiacchiere con lui. Questo è il succo del nostro incontro, buona lettura!


Ciao Millo! Partiamo dal principio: sappiamo che hai cominciato a disegnare da piccolissimo e che sei un artista puro dalla nascita; ma come e quando sei approdato nel mondo della Street Art?

Di solito chi parte dalla strada arriva poi ai pezzi da studio o alle gallerie. Io ho fatto il contrario. Una decina di anni fa cominciai a dipingere una tela 40×60, e mi prese molto bene. Quando lo feci la seconda volta la sensazione di benessere durò un po’ meno, quindi, la volta successiva presi una tela 50×70 e devo dire che andò un po’ meglio ma, dopo un paio di lavori, dovetti passare all’80×80, poi al 100×100, il 100×150 fino a quando chiesi al corniciaio un preventivo per una tela 3 metri per 5. Quando mi disse il prezzo pensai: ok passiamo ai muri…lo so, si chiama droga.


Fossero tutte così le droghe, il mondo sarebbe decisamente più bello!
Parlaci del personaggio sempre presente nelle tue opere: sei tu? E raccontaci qual è il suo rapporto con le tue città.

A volte sono io, a volte sono persone che conosco, a volte persone che non conosco che catturano la mia attenzione, altre volte siamo tutti noi. Quel personaggio che vedi si chiama millo, è un medium che utilizzo per raccontare una storia, ha delle sembianze che un po’ potrebbero ricordare me, ma potrebbe tranquillamente essere un cane piuttosto che una pianta o un robot. La città è il suo habitat, un luogo che a volte è troppo piccolo, altre troppo grande, a volte lo opprime e altre lo fa stare bene, oppure altre volte gli è completamente indifferente.


Non ti scoccia che qualcuno (giornalisti compresi) veda nelle tue opere solo il fatto di aver abbellito un muro grigio?

Ognuno vede quello che ci vuole vedere, se alcune persone hanno gli occhi che non guardano al di la del proprio naso io non posso farci nulla.


A Torino hai vinto il bando b.art che ti ha permesso di realizzare 13 facciate, gigantesche quanto stupende. Raccontaci, come se fossi dallo psicologo, quali sono le emozioni che provi ad aver letteralmente cambiato faccia al quartiere Barriera.

Ancora non realizzo, non sono stupito di quello che ho fatto, solo non me ne rendo conto, l’incoscienza è una componente fondamentale della mia vita. Forse saprò dirtelo meglio tra qualche anno.


Nell’attesa ti domando qual è stato il rapporto con la cittadinanza. Raccontaci quali sono state le loro reazioni più particolari.

La gente  ha reagito bene.
La cosa che mi da più soddisfazione in assoluto è che i miei lavori vengano apprezzati da tutti indistintamente dalle estrazioni sociali, grado di cultura ed età.
C’è un ragazzo egiziano che ha un panificio di fronte a un muro che ho dipinto ed è letteralmente impazzito. Un bambino di colore che quando facevo le pause si incazzava perché voleva che continuassi a lavorare, mi ha offerto dei soldi perché continuassi, la sua paghetta: 50 centesimi!
Un altro lavoro, e questo è stato il peggiore come ambiente, era su un muro che si affacciava su una piazzetta che ogni pomeriggio si riempiva solo di spacciatori magrebini incazzati e che rullavano canne a profusione. Mi hanno guardato storto tutto il tempo perché stavo invadendo il loro spazio attirando l’attenzione di tutti, poi però mi hanno fatto i complimenti per il mio nome d’arte che nella loro lingua significa “ciao”. Uno di loro quella mattina aveva accoltellato un muratore perché non gli aveva dato una sigaretta.
Però i bambini impazziscono. I loro occhi quando mi vedono lavorare hanno una luce che…non ti so spiegare la sensazione. Mi chiamano “il pittore volante” e da lontano urlano: Millo! Millo! Mi presentano ai loro genitori, cinesi, albanesi, africani…tutto ciò è bellissimo!


Beh ti è andata bene…pensa se nella loro lingua Millo fosse un insulto?!
Tornando alla tua Arte, sei passato dall’illustrazione, alle stampe; dalla pittura su tela, su vasi e su supporti di ogni genere. Ora stai dedicando gran parte del tuo tempo ai murales: quale sarà lo step successivo?

Taggare i satelliti della NASA per avere finalmente l’ “interplanetary respect”?


Verso l’infinito ed oltre insomma…mi sembra dovuto! ;)

All’estero sei molto conosciuto ormai da diverso tempo e negli ultimi 2 anni ti abbiamo visto lavorare parecchio anche in Italia. Spesso dobbiamo far amare il nostro patrimonio artistico (artisti compresi) prima dagli stranieri, per poi comprenderne l’effettivo potenziale: cosa si prova finalmente ad essere desiderato anche in patria?

Spero di non venire troppo assorbito dagli impegni in Italia perché comunque preferirei di più fare altre cose in Paesi che ancora non ho mai visitato come la Cina, il Giappone o gli Stati Uniti.


E noi te lo auguriamo! Grazie Millo!

Grazie a voi!

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