Giammarco Orsini.

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Tempo di lettura: 6' min
18 settembre 2017
Interview
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Incontrai Giammarco Orsini la prima volta ad un party “di famiglia”. Lui era il nostro guest dj, ed ero molto incuriosito da quel “piccolo uomo che aveva fatto passi da gigante”. Già al tempo (si parla del 2015), infatti, il dj di Pescara era noto al pubblico della club culture grazie alle numerose date che l’avevano portato a suonare affianco ai big della scena e alle produzioni che già rivelavano la sua continua necessità di ricerca.
Devo ammetterlo: mentre mi avviavo verso la stazione di Padova mi aspettavo di trovare un ragazzo pieno di vizi, superbo ed egocentrico, visti i numeri con cui si presentava. Errore. Forse uno degli errori di cui sono più contento tra tutti gli erroracci della mia vita: nell’intervista che seguecapirete i motivi della mia felicità.

L: Ciao Giamma! Come stai?

G: Ciao vez! [!!!] Tutto bene, sono tornato per le vacanze dalla mia famiglia a Pescara. Qui mi rilasso, rivedo i vecchi amici… Ci voleva!

L: Bene! Già che ci siamo, parliamo delle origini: come ti sei avvicinato al mondo della musica e del vinile? Figlio d’arte? Amicizie?

G: Fu tutto molto più semplice e naturale. Avevo 14 anni, ricordo bene quel giorno: passai davanti ad un negozio di dischi e vinili, e pensai “Io voglio fare questo”.
Entrai in quel negozio e conobbi quello che sarebbe diventato il mio primo mentore.
Di lì a breve comprai le prime attrezzature (“i primi Technics”) e presi l’abitudine di passare gran parte del mio tempo libero a suonare o nel negozio di vinili. Poi ci furono i primi locali, la residenza allo Zu::Bar e nel 2011 iniziai a produrre.

L: Lo Zu::Bar è stato un capitolo importante della tua vita.

G: Lo è tutt’ora. I ragazzi mi hanno dato una grande opportunità e responsabilità: la residenza annuale.
Quel periodo fu per me una gavetta fondamentale. Per comprendere come gestire la tensione e come ascoltare il pubblico. Mi ha dato continuità, che permette di acquisire sicurezza dietro consolle: quando suoni per tanti anni in un club davanti a 300-400 persone acquisisci la capacità di comprendere il pubblico, di seguirlo e di crescere insieme a lui a livello di identità musicale; quando poi quel club inizia ad organizzare festival di 3000-4000 persone sviluppi la capacità di affrontare grandi pubblici senza farti prendere dall’ansia, senza sentire la pressione. Ovviamente non sto dicendo che ad ogni data sono il più tranquillo del mondo -l’agitazione è il mio modus vivendi- però oggi ho molto più controllo di me stesso e della relazione con il pubblico. Per sviluppare questi aspetti lo Zu::Bar è stato fondamentale.

L: Hai fatto tanta gavetta, ma si parlava di te già da quando eri giovane. Ricordo che la prima volta che sentii parlare di te, ti descrivevano come un enfant prodige italiano: ti ritrovi in questa definizione?

G: Per niente. Certo, ho iniziato a suonare in giro per l’Italia fin da giovane, ma per arrivare a quel punto ce ne ho messo… Forse l’unica differenza è che la mia gavetta è stata più rapida del previsto e ho avuto diversi mentori, dato che ero sempre il più giovane a suonare.

L: Oggi, però, abiti a Berlino… cosa ti ha portato a trasferirti in Germania?

G: Credo siano normali percorsi di crescita. Pescara mi ha dato tanto, ma resta pur sempre una piccola città, non poteva darmi di più. Dovevo muovermi. Ho scelto Berlino perché suonando allo Zu::Bar ho conosciuto molti amici che passavano spesso di la o ci vivevano: mi sembrava il posto giusto per me. A Berlino conosco molta più gente con cui posso confrontarmi anche a livello musicale, come John o Marco Del Pozzolo (aka Bertrand) con cui passo pomeriggi a esplorare nuova musica. Anche semplicemente suonare a Berlino (Giammarco suona spesso al Club Der Visionaere) mi permette di conoscere nuovi artisti e nuove atmosfere, arricchendo il mio bagaglio di esperienze.

L: Già che ci siamo: cosa stai ascoltando in questo periodo?

G: In questo periodo sto ascoltando un sacco di musica. Un mix: non solo house e techno, ma anche elettronica in generale. Aspe, apro Spotify che in questi giorni esco molto in bici, amo spendere il mio tempo fuori con la musica nelle orecchie. Comunque: ora sto ascoltano Diana Krall perché mi piace molto la sua voce, è una cantante jazz, continuo ad ascoltare da sempre Bon Iver e Sigur Ross (non so esattamente il perché), i B12 – mi piace molto il loro album, ottima elettronica – e degli unreleased pubblicati poco tempo fa su Warp di Aphex Twin, cose davvero… fuori dal comune! (quasi si emoziona) Sto addirittura riascoltando i Linkin Park, ma anche Lucio Dalla, Max Gazze, Daniele Silvestri, Fabi…

L: Un po’ di tutto!

G: Tendo a non essere statico. Ascolto sempre tanta musica elettronica tutto il giorno e quindi “il mio kick batte sempre in 4/4”… ci sta ogni tanto cambiare no? A livello melodico trova anche ispirazione a volte. Ultimamente ascolto anche CiM o un produttore danese che mi piace un sacco, S.A.M. … ma se continuo così ti prende fuoco la penna.

L: Si, credo di esserci vicino. Ok, pausa. Regaleresti una traccia ai nostri ascoltatori?

G: Una mia, Divenire. Era un momento di stallo, prima di trasferirmi a Berlino. Era un momento particolare, di transizione… forse per quello l’ho chiamata così.

L: Tu sei anche direttore artistico in un’etichetta, Heko Records , da circa un anno e mezzo. Perché lo fai? Per scoprire nuovi talenti?

G: Ti dico la verità: per me avere un’etichetta è un modo per proporre della musica che vogliamo rilasciare, e far crescere qualcosa di “nostro”, insieme ad altre 3-4 persone fidate. Abbiamo un’idea, che vogliamo portare avanti: un’identità non solo musicale, ma anche visiva… tutto parte dalla musica: si produce tanto! E i progetti del futuro si vedranno… siamo un team. Tutti condividiamo gli stessi obiettivi e la stessa idea di musica. Insieme ai ragazzi di Heko Records -Alessio Bettoli, Rino Leonio e Mattia Ronchiabbiamo costruito una buona squadra.

L: Ok. Domandone: progetti futuri?

G: Il 6 Settembre sarò al Partisan Showcase a Berlino, poi parto per un tour in America. Panama, New York, Chicago, Austin. (wow!) Questo grazie anche ad una buona agenzia che mi promuove, la O300F.

Stanno per uscire i prossimi EP su Heko Records, e un mio EP verso la fine dell’anno su una… ehm, nota label.

L: Che nota label?

G: Non posso dire nulla perché non è ancora ufficiale, ti dico solo che è una etichetta che fa house e deep e c’entra qualcosa con uno degli ospiti del Grapevibe Festival.

L: Ah però! Ok, non indago oltre. La tua prossima data in Italia sarà il 23 Settembre al Grapevibe Festival di Bologna, appunto. Suonerai in una chiesa sconsacrata (!!!) insieme a Leo Pol, mentre il giorno dopo ci saranno Jhon Dimas e i Nudge. Conosci già i ragazzi del Grapevibe? E gli altri artisti?

G: Conosco Umberto e Gianfranco (aka Nudge) da un bel po’ e li rispetto tantissimo: parliamo di musica, ci scambiamo le nuove tracce e ci confrontiamo su nuove uscite di altri. Anche Jhon è un mio amico, ci vediamo spesso perché siamo della stessa città. Stimo molto anche lui. Non ho ancora avuto l’occasione di incontrare Leo Pol ma mi piace molto la sua musica. Conosco anche gli organizzatori del Grapevibe, ragazzi molto in gamba che sono riusciti a creare una fantastica situazione in un piccolo paese in provincia di Bologna. Per questo li rispetto: è difficile riuscire a creare qualcosa del genere in un contesto così “stretto”. Hanno ben chiara in testa l’idea di musica che vogliono promuovere, mantengono quella linea e riescono a distaccarsi dal concetto “chiamo un dj perché tira gente”.

Porca miseria ho invertito le penne, ho messo la blu dentro la rossa e viceversa.

L: (dopo innumerevoli secondi di risata) Giamma ma possibile che proprio ora ti metti a pensare al problemone di aver invertito le penne?

G: Lu, confondo le cose di base… Ma è importante eh! Confondere le cose, le persone, mischiare, mettere insieme.. la confusione è la base di tutto!

L: Giamma, credo proprio che questa la userò come frase conclusiva di questa intervista, credo ti rappresenti alla perfezione:”La confusione è la base di tutto”.

G: Fai un po’ come vuoi Lu, alla fine sei tu che devi scrivere l’articolo.. Questo è Giammarco Orsini. Un ragazzo che agli inizi sapeva suonare solo con i vinili, un dj che quasi si emoziona pensando alle unreleased di Aphex Twin, un artista in continua ricerca dell’equilibrio perfetto.

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La prossima data di Giammarco sarà al Grapevibe Festival a Bologna il 23 settembre, suonerà in una chiesa sconsacrata insieme a Leo Pol, Jhon Dimas e i Nudge, sarà una data magica.

Spero sarete li, insieme a me, a viaggiare nella sua musica e nella sua testa.

 

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