Fountain of Chaos.

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Tempo di lettura: 3' min
4 luglio 2017
In primo piano, Interview

Avevo pensato a tutt’altro tipo di introduzione per questa intervista.
Avrei spiegato perché volevo che il soggetto della mia prima intervista per polpettamag.com fosse Tyler (aka Fountain of Chaos), di come abbia influito e incoraggiato il ritorno al clubbing di qualità in Italia, dei suoi eventi che spesso lasciano a bocca aperta e dei suoi indimenticabili dj set in cui crea un rapporto unico con il suo pubblico. Ma ieri sono andato a salutarlo, suonava in un “anfiteatro urbano” a Milano e voglio raccontarvelo così.
Entrato nell’anfiteatro, lo trovo al centro di una stupenda comunità danzante, con un sorriso mistico stampato in faccia. I suoi dischi erano perfetti per l’atmosfera e gente di tutti i tipi era accorsa per ballare spensierata: bambini, genitori, giovani, anziani, italiani e non. Tutti li a godersi il sole, i succhi alla frutta e la musica. Tyler li ha accompagnati in un viaggio musicale che accelerava il ritmo ad ogni disco, senza mai essere “troppo”. Alla fine il pubblico era in estasi e nessuno voleva finisse (ho visto un anziano gridare “ultimo”…!!). E lui sorrideva, ringraziava e si inchinava al suo pubblico, alla sua famiglia. Ogni volta è così. Ogni volta è un’estasi. Ogni volta Tyler conduce un viaggio in cui esplora, si emoziona, balla e urla.

Per questo ho deciso di intervistarlo: per provare ad intuire la sua formula magica.

Ciao Tyler! Come va? Come procede il 2017?

Gioia e travaglio

Sei conosciuto con diversi nomi e in generale la tua identità è ambigua e quasi mitologica. Chi sei?

Un uomo in continua ricerca

Partiamo dall’inizio. Qual’è stato il tuo primo passo nel mondo della musica e del clubbing? Dj? Promoter? Ballerino?

Era l’inizio degli anni 00. i miei primi DJ set furono in uno spazio occupato difianco alla stadio della mia città. All’ingresso l’enorme murales dei Public Enemy (il poliziotto nel mirino). A guidare il collettivo erano i Cripple Bastards, quindi la programmazione era prevalentemente grindcore. Io introdussi altri suoni . Era il genere di serate che puoi immaginarti in uno spazio occupato: cassa spia perennemente bruciata e nulla che funziona come deve, ma l’adrenalina della musica faceva sembrare tutto più bello di quello che forse era. Durò per un po’ poi la mia indipendenza musicale e politica mi portò a diventare nomade.

Qual è stato il percorso che ti ha portato alla residenza dello storico Plastic? Cos’è NUL?

NUL è il tentativo di offrire a chi abita a Milano un atlante illustrato e sonoro di mondi diversi dal proprio. NUL ha una natura ibrida ed una vocazione cosmopolita. Plastic crede in questa visione e ne è diventato la base sicura.

Ci spieghi com’è nato l’evento “Chaos in Ventura-Lambrate” ?

È il mio DJ set maratona nella settimana del design, quando Milano diventa grande ed internazionale. In quella settimana le regole cittadine saltano: Ventura-Lambrate è finalmente una zona franca, ed io approfitto di quello stato di eccezionalità per prendermi un pezzo di quartiere. è tutto molto semplice: c’è la musica, la tribù e l’energia primordiale che fa pulsare gli spazi in semi-abbandono. (ogni anno Chaos in Ventura-Lambrate è in aumento: all’ultima edizione erano quasi 4mila)

Il tuo nome in arte è FOUNTAIN OF CHAOS, organizzi il CHAOS IN VENTURALAMBRATE e dopo “Tyler” c’è scritto – Chaos. Cosa significa per te questa parola?

Il contrario del Chaos è l’Entropia. L’Entropia è sonnolenza, esaurimento, morte. Il Chaos è generazione ciclica.

Quali generi musicali preferisci? Questo si rispecchia nei tuoi dj set?

Amo la musica, c’è della techno meravigliosa e della techno orribile, così per la house e tutti gli altri generi. quello che faccio io è scegliere e mischiare forme musicali diverse… io poi mi esalto nella sfida tecnica di suonare pezzi che altri dj non mixerebbero mai, ad esempio una cosa che faccio spesso è mettere un pezzo afro sopra l’electro di Bunker per ottenere qualcosa di nuovo, lussureggiante e straniante

Un aspetto che amo dei tuoi dj set è la qualità della selezione musicale e la ricerca che si percepisce dietro ad ogni disco. Regaleresti il titolo di una traccia ai nostri lettori?

 

Seguendoti nel tempo ho capito che da te mi devo aspettare una sorpresa ogni anno. Che progetti hai in ballo?

Una comunità autosufficiente in cui l’ora del pranzo verrà comunicata a tutti i componenti con il suono di una conchiglia.

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