Verdena – Endkadenz Vol. 1

janine
Tempo di lettura: 3' min
5 febbraio 2015
Hipsteria/Indieria, Review 4 U

Probabilmente questa sarà l’ultima di una lunga, colta e di maggior spessore, serie di recensioni dell’ultimo album dei Verdena, ma a me Polpetta é piaciuto così tanto che due righe su Endkadenz Vol. 1 sentivo proprio la necessità di scriverle.
É uscito il 27 gennaio 015, giusto una settimana fa, ma da allora l’ho letteralmente consumato, sono quasi andata in overdose, ho fatto una vera e propria “cura Verdena” e ancora non mi sono stancata di ascoltarlo.
Certo, forse dire che si é fatta una “cura Verdena” non fa presagire nulla di buono, ma essendo che l’approccio che si ha con questo rock-grunge dal mood “malinconicodepressoarrabbiatostatemi.tutti.lontaninessuno.mi.può.capire” non è più quello di adolescenti che cercano valvole di sfogo, ma di adulti che forse stanno si sul filo del rasoio, ma che sanno gestire al meglio (o quasi) il proprio “malessere interiore”.
Ma partiamo da un punto fondamentale che tengo a chiarire : io non sono mai stata una fan dei Verdena.
Ho 27 anni, per cui, quando loro sono sbarcati su TMC2 per l’Indipendent Days e hanno letteralmente fatto furore, io ero giusto giusto adolescente e tutti (e dico tutti) i miei compagni di scuola un pò più “strani” (per intenderci quelli che non ascoltavano le boyband e le girlband agghiaccianti che spopolavano negli anni ’90) li adoravano; conoscevano e cantavano a memoria tutte le loro canzoni, i loro testi arrabbiati, “urlati” e che parlavano di crisi interiori erano praticamente diventati Bibbia. Purtroppo a me tutta quella rabbia musicale non intrigava, non mi apparteneva.
È innegabile che il loro primo album, “Verdena” uscito nel 1999, ha comunque lasciato il segno, una canzone su tutte si è distinta in quel periodo in modo indelebile ed è “Valvonauta“.
Da lì si sono susseguiti altri tre album : “Solo un grande sasso” (2001), “Il suicidio del Samurai” (2004), “Requiem” (2007). A questi tre album ancora giravo molto lontana, forse con Requiem ho incominciato ad incuriosirmi ai Verdena; “Muori Delay” mi aveva colpito, sia come sonorità che come genialità creativa nella scelta del titolo.
Poi nel 2011 la svolta, uscì “WOW” e con questo fu amore.
Due cd, uno più bello dell’altro, 13 tracks in uno e 14 nell’altro per un totale di 27 tracce dove c’era davvero l’imbarazzo della scelta, battezzarne solo una come preferita era un sacrilegio.
Lo comprai, lo misi in cuffia e nei mesi successivi lo ascoltai fino alla nausea, nausea che non arrivò mai.
Io ero cresciuta e forse la malinconia e la rabbia musicale mi facevano più gola, ma è innegabile che erano cresciuti anche i Verdena e “WOW” ne era la dimostrazione. La loro musica era più complessa, più strutturata, dal sapore più maturo; anche i testi erano più articolati.
Scegli Me“, “Loniterp“, “Razzi arpia inferno e fiamme” e “Nuova Luce” solo alcune delle tracks più notevoli e che mi hanno fatto innamorare del trio bergamasco.
Ma finalmente arriviamo a Endkadenz Vol. 1.
A Dicembre esce il singolo “Un po’ esageri“, immediatamente hit in radio; con questo l’annuncio del nome del nuovo album accompagnato da copertina e le date del tour che si terrà fra Febbraio e Marzo 015.
Il 27 Gennaio, come dicevamo all’inizio, esce ufficialmente Endkadenz Vol. 1 ed è subito successo.
Le recensioni si sprecano, si susseguono complimenti e voti altissimi, giudizi tutti positivi, tranne qualche piccola eccezione però da non dimenticare.
Compro il disco, leggo i titoli e il primo ascolto lo faccio a sentimento, a secondo dei titoli che più mi intrigano e la mia scelta cade subito su “Inno del perdersi“, traccia complessa, sporchissima e dal testo delirante; percepisco immediatamente lo stampo che avrà il disco.
Una volta ascoltato, riascoltato e ascoltato di nuovo ne rimango davvero sorpresa e colpita, ancora una volta i Verdena hanno fatto un passo avanti, un ulteriore salto di qualità.
Le influenze grunge sono sempre e comunque in pole position, il suono però è sempre più sporco, più profondo e molto distorto; direi quasi che la linea guida è la distorsione che viene intervallata da attimi/momenti puliti che sono una delle chiavi di lettura dei Verdena: lo sporco-schifo-distorto-pulito-preciso-salvezza.
Noto la presenza di forme musicali di matrice elettronica che riescono a dare un valore aggiunto alle nuove sperimentazione verdeniane. La voce di Alberto (Ferrari; autore, voce, chitarra) in alcuni brani è molto bassa, sovrastata dalle sonorità sporche e decise di cui parlavamo prima, i testi deliranti ma dai quali si può sempre e comunque percepire un senso generale; l’incompatibilità e l’incomunicabilità con il mondo, con l’esterno è tematica presentissima e quale modo migliore di rappresentarla se non con testi inconsueti, dalla difficile comprensione e sfocatura sonora della voce stessa?
Tredici tracce in questo album, una più bella dell’altra; ognuna un’esperienza a se, ognuna pezzo di un viaggio imprescindibile dalle altre, viaggio chiamato Endkadenz.
Ora aspettiamo di vederli in Tour, ma la vera attesa è per l’uscita del secondo volume di Endkadenz prevista per Giugno 015.

WORDS BY JANINE BILLY

 

verdena_endkadenz

1. Ho una fissa
2. Puzzle
3. Un po’ esageri
4. Sci desertico
5. Nevischio
6. Rilievo
7. Diluvio
8. Derek
9.Vivere di conseguenza
10. Alieni fra di noi
11. Contro la ragione
12. Inno del perdersi
13. Funeralus

 


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