8 Tour: i Subsonica tornano a infiammare Bologna

paogo-ameschi
Tempo di lettura: 3' min
12 febbraio 2019
Review 4 U
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Lunedì siamo stati al concerto dei Subsonica all’Unipol Arena, forse era la 180.799esima volta che li ascoltavamo live, ma è stato esaltante come le altre 180.798

La prima volta che vidi i Subsonica avevo metà degli anni che mi porto addosso ora. Loro hanno fatto 8 album, io mi sono laureato ed ho comprato casa, loro saltano ancora come grilli, io stamattina ho dei dolori alle ginocchia e ai piedi che manco se avessi fatto la maratona. D’altronde è il loro lavoro (e io di lavoro non corro la maratona), far saltare migliaia di persone ad ogni concerto, e dopo oltre vent’anni di carriera ci hanno dimostrato che hanno ancora molto da dire.

Ok, nei giorni scorsi Samuel ha postato delle instastories nelle quali corricchiava su un tapis roulant cantando le canzoni (quasi un doppio allenamento fiato\memoria). È vero che in qualche occasione durante il concerto ha buttato l’occhio sul monitor ai suoi piedi per ricordarsi un pò i testi (soprattutto quelli del nuovo album “8”), ma con 46 anni sul groppone sono tutte cose su cui si può chiudere un occhio. C’è davvero poco da dire infatti, il live dei Subsonica è come sempre una bomba: sarà la 180.799esima volta che li vedo dal vivo ma come sempre riescono a sprigionare un’energia assurda, incastrando i loro numerosissimi brani all’interno di una scaletta ineccepibile (da segnalare solo la totale assenza di brani dal penultimo album Una Nave In Una Foresta; coincidenze?), che fa sicuramente pendere il piatto della bilancia più dalla parte dell’energia, rispetto a quella della tranquillità.

La partenza è un tris non da poco, Bottiglie Rotte a ruota con Discolabirinto e la sempre amata cover di Battiato Up Patriots To Arms. Il palco è semplice ma d’effetto, cinque ledwall si muovono sopra le teste dei subsonici e altrettanti alle spalle proiettano dettagli di ciò che succede sul palco combinando immagini e video. La band di Torino rispolvera poi Nuova Ossessione prima di presentare un po’ di brani dal loro ultimo lavoro in studio: Jolly Roger, Fenice e Punto Critico, dove solo quest’ultima per sua natura fa muovere un po’ il pubblico dell’Unipol Arena, gente adulta che li segue da parecchio, che non poga più dai tempi di Amorematico e che evidentemente è ancora più legata ai vecchi successi. Infatti subito in successione la combo old-but-gold Liberi Tutti (incredibile come questo testo sia sempre attuale), Diluvio e Perfezione con un piccolo inserto di Com’è Profondo Il Mare dedicato al grande Lucio Dalla, omaggio apprezzabile ma esecuzione un po’ discutibile.

 (continua sotto)subsonica bologna

Chiude la prima parte L’incredibile Performance Di Un Uomo Morto, e dopo una piccola pausa, Samuel rientra con Respirare cantata sopra il ledwall centrale che si innalza sul palco, sicuramente uno dei momenti più toccanti del concerto insieme a Le Onde dedicata all’amico scomparso Carlo Rossi. Dopo Cieli In Fiamme arriva il turno di Willie Peyote, concittadino dei subsonici che ci regala L’incubo e ne approfitta per farci conoscere la sua I Cani e per regalarci un featuring in Radioestensioni, una presenza che dona un tocco in più a questo concerto, bella scoperta, bravo Willie.

Mentre Boosta fa ondeggiare le sue tastiere, Ninja è la solita macchina da guerra, Vicio addirittura sorride, Max Casacci rimane sempre il vecchio\giovane del gruppo, e Samuel con i suoi “salta!” è prevedibile come un tiro da 3 di James Harden, la band sabauda fa risalire un po’ di nostalgia rave con La Glaciazione e l’iconica Nuvole Rapide, prima di un altro tuffo nel passato con Veleno ed Aurora Sogna durante la quale le gambe iniziano un po’ a cedermi. C’è spazio anche per brani che non mi sarei aspettato in scaletta ma che fanno sempre la loro porca figura: Depre ed Il Cielo Su Torino, prima di L’odore ed Abitudine.

Segnano la fine definitiva delle mie articolazioni la sempre divertente Benzina Ogoshi, per chiudere poi le quasi due ore e mezza di concerto con Tutti I Miei Sbagli (con tanto di presentazione in pieno stile sanremese) e Strade. Insomma, una scaletta ricca di brani del nuovo album quella dei Subsonica. Che però fanno ancora fatica a far breccia nel pubblico, e piena di pietre miliari della discografia della band piemontese, che continua a essere punto di riferimento della scena rock/elettronica italiana: un manipolo di quasi cinquant’enni che si divertono e suonano alla grande, un migliaio di quasi quarant’enni che maledice il martedì successivo, tutto bello, salta!, avanti Savoia.

subsonica bologna

Testo e foto di Paogo Ameschi

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