Sónar+D, la vera anima di Sónar Festival

arianna-brogio
Tempo di lettura: 3' min
18 luglio 2019
News
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Anche quest’ anno, parallelamente a uno dei festival musicali più importanti d’europa, si svolgerà l’ottava edizione di Sónar+D

 

“Creativity is one of the main forces transforming reality in the 21st Century” Così recita l’incipit di questo capitolo di Sónar+D.

Attualmente, ed è ormai molto diffuso fra molti artisti contemporanei, la live-music è contrapposta da esperienze visuali di altissimo livello e soprattutto ricerca artistica, creando posizioni e ruoli professionali/artistici prima non esistenti. Da qui la creazione di un punto di contatto e aggregazione fra la parte artistica e la parte ingegneristica/professionale, nonchè il Sónar+D. Abbiamo quindi deciso di soffermarci su questo appuntamento poichè, nonostante le realtà di Sónar e Sónar+D siano totalmente sinergiche, la seconda tende sempre ad essere oscurata e passare in secondo piano.

Ma cos’è Sónar+D? É un congresso internazionale che dal 2013 trova sede a Barcellona e ha lo scopo di far trovare ispirazione lavorando su un programma accuratamente commissionato ed esplora il modo in cui le menti creative stanno cambiando il nostro futuro. Qui troverete i maggiori esponenti nell’ambito dell’innovazione creativa per la musica e i contenuti audiovisuali, per il design e per l’interattività ed, infine, per il settore della comunicazione a discutere e esplorare come la creatività stia cambiando il presente e incalzando il futuro, attraverso collaborazioni incrociate tra ricercatori, innovatori e business leaders.  

Tra i partecipanti ai primi cinque anni dell’evento ci sono artisticome Björk , Brian Eno , Skrillex , Matthew Herbert , Ryuichi Sakamoto,  Carsten Nicolai (Alva Noto), e Jean Michel Jarre. A questi si aggiungono aziende, corporate ed agenzie che orbitano intorno al settore quali Kickstarter, Google Artists e Machine Intelligence , Google Magenta, Spotify , Microsoft Research , Vimeo e molti altri.

La peculiarità, come anticipato prima, è la presenza di sfera scientifica di altissimo livello per sostenere quello che ormai è un business in rampa di lancio con risvolti su più campi, dove troviamo istituzioni come la NASA, il Barcelona Supercomputing Center , Osservatorio astronomico ALMA , The Long Now Foundation e anche università come MTG (Universitat Pompeu Fabra), Royal College of Art, La Queen Mary University di Londra , IED o La Salle.

Sónar+D si svolge ogni giugno insieme a Sónar, estendendo l’importante ruolo del festival musicale nel rilevare artisti e linguaggi emergenti nello spazio dell’innovazione creativa e tecnologica. 

Il programma di Sónar+D è stato raggruppato in cinque temi che rispecchiano al meglio le attuali linee di indagine, sia a carattere scientifico che come ricerca artistico-filosofica.

Troviamo l’Intelligenza Artificiale, più che nel suo possibile futuro-distopico in una veste di quello che ora abbiamo, il presente dell’I.A. Poi si passa a scandagliare il concetto di suono, inteso come produzione nel suo avanzamento tecnologico e rivisitazione di vecchi stilemi, dove il focus è il “tech”. Un altro tema è la design experience, dove il punto di riflessione è l’esperienza data dal prodotto e dall’ambiente, essendo l’arte e le esperienze artistiche al momento un’esperienza sia a livello architettonico di costrutto che naturale, dove l’estetica (e la non-estetica) ne è padrona e linguaggio.

Un tema di natura molto più scientifica delle altre, ma con un applicazione sia all’arte che ad altrettanti temi del quotidiano presente, è quello del quantum computing: inteso come calcolo quantistico, si da come rotta il passare dal teorico al pratico dove in un mondo ormai totalmente informatico si possa applicarlo quindi in tutti i temi della vita. Ambizioso, ma con un progetto davvero interessante. L’ultimo tema è quello del The next internet, ovvero una riflessione su quello che è stato internet dal momento in cui Tim Berners Lee creò il WWW passando dal Napster di Sean Parker fino ad arrivare alla rete del futuro.

Sónar+D si prospetta come una cosa davvero favolosa. Perchè usiamo questo termine? Perché finalmente si inizia a vedere l’arte (soprattutto quella musicale contemporanea, intendendo l’elettronica) come un tema sia filosofico che pratico di connessione con la tecnologia avanzata, nel quotidiano come nell’infinito cosmico. Siamo arrivati a fare riflessioni serie, appoggiati da enti ed aziende tecnologiche di grande pionierismo, dove fino a poco tempo questa musica elettronica ed i loro esponenti erano solo a daft punky trash”.

Segnatevelo, oltre a ballare è bello anche indagare.

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