Il ritorno di Quarion per Compost/Drumpoet con Shades

paogo-ameschi
Tempo di lettura: 2' min
26 settembre 2019
Review 4 U
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Si chiama Shades il nuovo album di Quarion, all’anagrafe Yanneck Salvo

 

In uscita il 27 settembre e sarà disponibile in formato digitale e doppio vinile.

 

Dopo anni di silenzio e dopo decadi di EP rilasciati su diverse etichette di prestigio, il produttore svizzero Quarion – origini svizzere ma ormai in pianta stabile a Berlino da diversi anni – decide di raggruppare 9 tracce pubblicate dall’etichetta Compost/Drumpoet, un lavoro maturo e molto significativo.

Lo capiamo dall’ascolto già della prima traccia (dopo l’intro Turquoise, elegante apertura al disco) Indigo è uno di quei pezzi che ti prende per mano e ti porta in un mondo nuovo, un loop di di 8 minuti con derive e riprese che non escono mai troppo da un binario raffinato e consapevole di quello che l’artista vuole trasmettere. Il mood diventa più profondo con la successiva Periwinkle anche se il leitmotiv rimane più o meno sempre lo stesso: synth/basso rotolante con aperture melodiche basilari, rappresentano una concretezza d’altri tempi che trasuda un’efficacia sicura sui dancefloor più oscuri.

Cobalt è portatrice di nuvole ancora più plumbee ma rappresenta forse il momento più riuscito della cifra stilistica di Quarion, una struttura ritmica decisa e funzionale, dove si appoggiano sperimentazioni armoniche di suoni ipnotici. Dopo questa prima parte di viaggio, Ultramarine è un tuffo ristoratore, una sperimentazione di poco meno di tre minuti che ci introduce in un mondo subacqueo proprio a metà del disco, prima di riprendere poi con Sapphire nella quale echi di voci lontane sembrano richiamare sirene che ci ipnotizzano su una cassa dritta ma morbida, mai arrogante.

(continua sotto)

cover-quarion

 

C’è poi lo zampino di Ripperton in Azure che sigla una combinazione perfetta di elementi sonori, dando vita probabilmente al migliore episodio di questo album: l’incipit del brano è in sordina, con un crescendo convincente che fa muovere gambe, braccia, testa, cuore e neuroni, senza tralasciare l’eleganza e la raffinatezza che contraddistingue Shades nella sua interezza.

Teal è un episodio che si spinge un po’ più in là, che esce un po’ dagli schemi classici ai quali Quarion ci ha abituato con gli altri brani dell’album: è un pezzo sperimentale, privo di cassa ma ricco di atmosfera, un tunnel nel quale lampi di clap arrivano a portare spiragli di luce qua e là, una sorta di preludio a quello che sarà la traccia finale. Cerulean è degna conclusione, è un po’ il riassunto di un album degno di nota, dove si incontrano un po’ tutti gli elementi di Quarion: c’è il beat potente e pulsante, l’ipnotico rincorrersi di melodie in loop, l’evanescenza di una struttura compositiva dilatata.

Come si diceva all’inizio insomma, Shades è un disco maturo, compatto, consapevole, efficace come strumento da dancefloor ma anche un album da ascolto per i cultori di una techno intelligente, della quale Quarion risulta essere un perfetto rappresentante.

L’album è in preorder qui.

English version here.

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