Tra le braccia dei Notwist a Roma

polpetta
Tempo di lettura: 2' min
27 novembre 2019
Review 4 U
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Sono quasi le 21 del 20 novembre quando varco la porta dello Spazio Diamante, un teatrino sulla Prenestina di Roma, che da poco ospita anche concerti.

Sguardo veloce al merchandising, i cd e i vinili dell’evergreen Neon Golden sembrano tanti piccoli segnali stradali. Da lì a poco mi trovo nella sala: bellissima, si tratta di un piccolo teatro con pochi posti a sedere. Mi siedo in terza fila e poco prima delle 22 la band tedesca entra, l’estrema vicinanza al palco e il raccoglimento della sala mi dà la sensazione che i Notwist stiano suonando nella mia camera con la differenza che qui l’acustica è impeccabile e pulita.

Markus Acher, voce della band, si avvicina timidamente al microfono e ci comunica che suoneranno per un’ora, ma se noi dopo applaudiremo, suoneranno ancora. Sorridiamo, abbraccia la chitarra e dà il via a questa prima parte del concerto.
Si fluttua come i “110 corpi celesti di Charles Messier”, attraverso i vari Object strumentali del loro disco Messier Objects, la delicata Lineri e le lievi voci di Solo Swim e Night’s Too Dark.
Dietro di loro, sullo schermo, paesaggi balneari, motoscafi, windsurf glitchati e coperti da una texture prima morbida, dopo graffiata da disegni e scarabocchi.
Doppio xilofono, andamento lento e sospeso per arrivare a una pazzesca escalation post-rock, ed è qui che fuoriesce tutto il loro animo post-hardcore che ricorda il loro inizio carriera: bacchette che graffiano lo xilofono, schiaffi sulla chitarra, Markus scratcha su vinili e si aggiunge anche una tromba. Tutto apprezzatissimo dal pubblico che si lancia in un lungo e scrosciante applauso che copre l’inizio di quello che sarà un pezzo diverso dal resto, una specie di jam session cumbia-jazz con percussioni e maracas sormontati da visual rossi e infuocati. Un altro po’ di hardcore e la prima parte del concerto finisce, i sei si inchinano, lo xilofonista si guarda i suoi piedi coperti solo da adorabili calzini spaiati e corrono di là.

(continua sotto)

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Tanti applausi ed eccoli ancora sul palco ad aprire la seconda parte del concerto, la parte più malinconica, più soft, più dolce, ci lanciano in un’amatissima e sempre apprezzata comfort zone. Si inizia con Kong, poi un passo indietro nel lontano ma sempre attuale 2002, i pezzi di Neon Golden fanno a gomitate ed entrano a gamba tesa nella bolla della nostra intimità tessendo una grande coperta che ci abbraccia e ci scalda. Pick up the phone, One with the freaks, infine Pilot preceduta da brevissime note di Harder, Better, Faster, Stronger che fanno partire da un vinile. Quella che sembra la coda di Pilot si articola e diventa un’elettronica più spinta quasi ballabile, poi stop, e ancora “..could be enough if only we are pilots once a day“.

Inchino, dentro, applauso, ancora fuori. La gente è in piedi ed è arrivato il momento di farla, la stiamo pretendendo senza nominarla ed eccola puntuale: Consequence. Gli innamorati si prendono per mano e tutto si conclude con una morbida Gone Gone Gone che ci manda tutti a casa con una piacevole sensazione di aver respirato aria pulita e la consapevolezza che un live dei Notwist non ti potrà mai stancare, ti sorprenderà ogni volta e ti farà sempre scoppiare il cuore.

Lucia Pignataro

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