Kruder & Dorfmeister al Teatro Comunale di Bologna

richard
Tempo di lettura: 2' min
25 marzo 2018
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Ci sono occasioni che, musicalmente parlando, si attendono da una vita e poi tutto a un tratto si materializzano come se cadessero improvvisamente dal cielo.

E una di queste occasioni è stata proprio l’esibizione di Kruder & Dorfmeister al Teatro comunale di Bologna, letteralmente regalataci in occasione delle celebrazioni dei 25 anni di Estragon da Wind 3 con il patrocinio del Comune e il supporto di roBOt Festival. Vedere due artisti come loro dopo anni di assenza dalle scene, nell’unica data italiana non è stata solo un’emozione indescrivibile ma un evento imperdibile per il contesto nel quale è stato inserito. Ma andiamo con ordine, dopo aver affrontato una lunga e ordinatissima fila per entrare, la vista del foyer del teatro accompagnata dal dj set d’apertura di UNZIP Project mi gasa immediatamente e, dopo aver approfittato della zona bar, prendo posto in platea scrutando il pubblico intorno decisamente omogeneo, diverse generazioni a confronto tra chi già adulto li ascoltava nei primi anni ’90 fino a chi, molto più giovane, non si è lasciato sfuggire l’occasione di vederli dal vivo per la prima volta.

Ascoltato il saluto dell’assessore alla cultura Matteo Lepore – in cui ha ricordato che questo evento è un’anteprima di Bologna Estate 2018 – e di un rappresentante di Wind 3, ecco salire sul palco Peter Kruder e Richard Dorfmeister accolti da uno scrosciante applauso. La backline è semplice, console al centro del palco e videoproiezioni a illuminare l’estetica elegante del teatro, iniziano subito con un’estratto dal loro capolavoro più famoso, The K&D Sessions. Ricevono poi il secondo di una lunga serie di applausi remixando Bug Power Dust di Bomb The Bass con The Message di Grandmaster Flash and The Furious Five, ma è su Rollin‘ on Chrome che il pubblico da seduto non resiste un secondo di più abbandonando la compostezza e lasciandosi andare in una standing ovation, trasformando il comunale in un vero e proprio club e invadendo i corridoi tra le poltroncine sulle note del remix di Aphrodelics. Guardandomi intorno vedo la gente affacciata ai palchetti che balla ed è incredibile pensare che stia succedendo tutto questo in un luogo così ricco di storia, tanto da essere stato il primo in Italia a rappresentare in assoluto un’opera di Richard Wagner. È proprio questo contrasto tra solennità della location e la spensieratezza tipica della club culture a rendere l’atmosfera così magica e atipica. Da quel momento in poi il set prende una piega meno trip hop e molto più elettronica, più ballereccia, attraversando non solo l’epoca d’oro degli anni novanta ma anche lavori più recenti fino all’unica ‘nota stonata’ della serata, una versione bruttina e decisamente discutibile di Bella ciao, tentativo un po’ goffo e fuori luogo anche se comunque apprezzato di omaggiare la tradizione antifascista della città di Bologna.

Dopo quasi due ore di musica si arriva purtroppo alle battute finali, il tempo è volato ed è con l’immortale Useless dei Depeche Mode che K&D chiudono in bellezza, tra gli applausi, una serata più che piacevole.  Un set assolutamente celebrativo, magari non perfetto dal punto di vista della performance ma del resto che importa, ho ballato, ascoltato musica meravigliosa e mi sono divertito, regali di questo tipo capitano poche volte nella vita ed è impossibile non apprezzarne l’unicità. Perciò lunga vita alla musica e lunga vita a Kruder & Dorfmeister.

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