La tappa di Ketama126 al Locomotiv Club di Bologna

polpetta
Tempo di lettura: 3' min
17 aprile 2019
Review 4 U
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Ketama126 ha portato a Bologna il suo Rehab Tour, ora vi raccontiamo come è andata

L’evento online recita: inizio live 22.15. Arriviamo al Locomotiv per quell’ora, confidando del fatto che quasi sempre si inizia un po’ dopo, o quantomeno si aspetta che il locale sia bello gonfio; fuori c’è una fila importante ma composta, sotto una pioggia leggera però fastidiosa. Sono tutti qui per la tappa bolognese del Rehab Tour di Ketama126.

Siamo curiosi di sentire live l’ultimo album “Rehab” di quest’artista (Ketamao Kety) e produttore romano (con l’alias Tama), fondatore della crew 126 (CXXVI) assieme a Pretty Solero, Franco 126, Asp126 e Gordo. Gente “nuova” sulla scena per me che, cresciuto con altri stili di rap e hip hop, inizialmente digerivo con un po’ di difficoltà. Ma concedetemi un’ovvietà: prima di criticare un artista bisognerebbe conoscerlo o averlo almeno sentito dal vivo e, alcuni, col tempo si sono rivelati una grande scoperta.

Rehab è il terzo disco dell’artista, dopo “Ketam City” e “Oh Madonna!”, che segna una ripresa, una sorta di “riabilitazione” da momenti bui che hanno influenzato i vecchi testi (andateveli a sentire).

La musica ha anche questo potere.

Per entrare in clima ascoltiamo l’emblema della romanità rap in auto: Truceklan – ITP feat NN, volume al massimo e ignoranza da vendere.

I testi di Ketama riprendono molto di quello che è stato il passato della scena rap romana, sono nudi, contenuti espliciti e trasudano della realtà che vivono tutti i giorni nella zona tra Trastevere e Monteverde: sesso, droga e… amore. E’ la Lovegang.

Nei pressi del locale si respira un’aria tranquilla, molti ragazzi, alcuni della nostra stessa età, altri visibilmente più giovani attendono in coda. Facciamo il timbro per le 22.45, il tempo di fare due chiacchiere all’ingresso ed entriamo. Scopriamo da un buttafuori che la serata è sold out, qualcuno è rimasto fuori.

Da dentro rimbombano i bassi della prima traccia di warm-up : “7 miliardi” di Massimo Pericolo, endorsement al ragazzo di Varese, molto legato a Ketama, che ultimamente sta facendo parlare molto di sè (lo stesso giorno è anche uscito il suo primo disco Scialla Semper”, una bomba, ne parleremo).

 

G Ferrari, dj e produttore della crew già ai controlli, carico, riscalda la pista per l’ingresso del guest che irrompe sul palco sotto le note di “Piccolo Kety” facendo infuocare i fan con una delle sue canzoni totem. Alcuni ragazzi che erano stati al suo concerto al Fabric a Milano mi riferiscono, dopo un paio di canzoni, che non ha rispettato la stessa scaletta, evidentemente perché nel capoluogo lombardo c’erano anche altri ospiti – della crew 126 e non- ad aggiungersi alla line up. É quello che speravamo un po’ tutti accadesse anche qui a Bologna, magari trovarsi un Ugo Borghetti che spunta delirante da dietro il palco con una Peroni da 66, scena dritta negli highlight della vita.

Piero anima la folla una barra (e una birra) dopo l’altra, dal vivo il basso e i giri di chitarra delle produzioni ricordano il suo passato musicale metal e la sua personalità sopra il palco lo fa sembrare una vera rockstar.

Autotune al massimo (immancabile) due saluti alla Bolo che lo supporta e via di corsa a riprendere la scaletta.

L’artista non sembra coinvolgere molto i fan, forse non era nella sua serata migliore o più semplicemente non è suo solito. Il suo apparire distaccato con i suoi fan può far strano ma rispecchia ciò che scrive nei suoi testi, è la sua personalità e credo se ne sbatta di apparire per forza diverso da quello che è. “Fanculo il politically correct” credo abbia esclamato in qualche intervista o, se non lo ha detto, il suo modo di fare lo simula comunque alla grande.

Sfacciato ma sincero, meglio un’amara verità che una dolce bugia direbbero gli amanti degli aforismi.

“Non penso più agli impicci

Il mio tempo è denaro e non voglio nuovi amici

No, non voglio nuovi amici”

scriveva in una sua canzone qualche anno fa.

Nei suoi test, poi, parla molto di droga, in modo esplicito, senza veli; Ketama dice di fare schifo, che non ha contenuti e non ha vergogna per questo, anzi. Il suo personaggio è trasparente, sicuramente uno dei suoi punti di forza.

Parlo sempre di droga perché non facciamo altro

Non ho contenuti perché sono vuoto dentro

Lei mi crede carino

Ma non sa che faccio schifo”

Il concerto scivola velocemente, a ritmo incalzante, una traccia dietro l’altra che scorrono via in una cinquantina di minuti scarsi, d’altra parte il disco Rehab è composto da 8 tracce per un totale di 25 minuti. Ci sta. Purtroppo però, questa volta, non mi dovrò correggere se dico “sono andato a vedere Ketama126”, ascoltare le sue canzoni live, su Spotify, o mixate in un dj set con un bell’impianto audio non fa una gran differenza. A buon intenditor…

 

Nicola Federici

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