Le stelle di San Lorenzo: i FASK alla Festa di Radio Onda d’urto

sara
Tempo di lettura: 2' min
18 agosto 2019
Review 4 U
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Stelle cadenti e animali veloci.

Venerdì 10 agosto, San Lorenzo e 40 gradi sono andata a vedere il concerto dei FASK (ndr Fast Animals and Slow Kids). Quest’anno non avevo la testa all’insù per vedere le stelle, ma gli occhi puntati a vedere altre luci.
Ero a Brescia, sotto il palco della XXVIII edizione di Radio Onda D’Urto, l’emittente indipendente che, dal 1985, trasmette “senza spot, senza padrini e senza padroni”, cercando di dare voce a tutte le indipendenze e le minoranze.

In prima serata, dopo un giro fra stand di magliette, slogan anche sulle porte dei bagni e street food, per quella che è una grande festa della musica, ascolto volentieri Vito e Giuseppe, i Viito, romani d’adozione, ex coinquilini che, quasi per caso, in una notte con zero voglia di studiare e la noia di uscire, si sono messi a scrivere canzoni.

Spesso etichettato come troppo pop, tra inediti e cover, questo duo ci sta regalando qualche pezzo interessante e alcuni tormentoni, come “Bologna Centrale” e “Bella come Roma”.
Molta energia, un bel suono, bella risposta di pubblico.
Non so se sono troppo pop o troppo poco indie, o troppo qualcosa o troppo poco qualsos’altro, ma a me sono piaciuti.
FASK
Da Roma a Perugia.
Ecco i FASK, che iniziano il concerto con il loro solito: “buonasera a tutti, siamo Fast Animals and Slow Kids e veniamo da Perugia”. E la solita ovazione del pubblico. Ormai, un marchio di fabbrica.
Aimone Romizi, il frontman dei Fask,  chioma fluente e look total black, dalla tshirt alla Vans (ad eccezione del calzino di spugna bianco) seduto sul palco con il microfono in mano, ha catturato l’attenzione di tutti.

Poi il concerto decolla ed entra nel vivo, con un susseguirsi di pezzi vecchi e brani nuovi, in un dialogo continuo con il pubblico, che segue salti e inviti ad urlare con entusiasmo, nonostante la serata rovente e l’umidità che ti avvolge come una morsa che ti impedisce di prendere un respiro intero.

VIITO
Un concerto molto rock, urlato a squarciagola, scatenato, impetuoso e liberatorio, che va avanti oltre l’orario previsto dall’organizzazione, senza tagli.
Tutto intero, tutto d’un fiato, fino alla fine.
Con un divertente intermezzo: Aimone che si mette d’accordo con un “energumeno” tra il pubblico e, mentre i Fask continuano a suonare, si fa portare in spalla fino al bar, attraversando il fiume di gente, prende un negroni al Bar-Ricata e se lo ingolla tutto, prima di tornare a cantare.
Sfrontato, Romizi. Irriverente e audace, ma con un tocco casalingo, come la sua ricetta degli spaghetti a’ vongole all’umbra, cucinati al ritmo dei neomelodici napoletani .

La temperatura non è scesa di neanche un grado, io mi sono divertita e, a questo punto, posso anche dirlo. Di stelle, alla fine, ne ho viste. E per niente cadenti.

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