Aurora: Warrior of Love

Cosa significa essere una popstar nel 2019?

matteo-buriani
Tempo di lettura: 5' min
15 gennaio 2019
Review 4 U
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Quello di Aurora non è il Pop del Futuro ma è sicuramente attuale nel suo mettere assieme riferimenti che un tempo sembravano agli antipodi

Sono cambiate molte cose negli ultimi 10 anni. Di certo non significa avere una popolarità capace di raggiungere ogni abitante del globo. A conti fatti, dopo Beyoncé, Rihanna e Lady Gaga nessuno è più stato una macchina da pop globale, e forse solo la prima mantiene ancora oggi tale status a livello di vendite e esposizione mediatica.

Potremmo limitarci a sancire la “morte delle popstar” (una pratica necrofila che lasciamo a chi è felice di vivere nel passato), oppure renderci conto che, decisamente a modo suo, Aurora È una popstar.

Siamo nel 2019. Gli ascolti si sono frammentati, e chi scrive non può che esserne felice.

Ma se siete tra quelli che hanno sempre avuto un buon rapporto con le popstar (come il sottoscritto, che si spinge a includere nell’insieme anche Bowie o Muhammad Alì), non c’è alcun motivo di piangerne l’estinzione.
Si sono evolute: sono diventate più piccole, e più veloci nell’interpretare la contemporaneità. E si sono diversificate.

Aurora è una popstar contemporanea, ne ha tutte le caratteristiche.

Possiede una schiera di fan entusiasti che si autodefiniscono “warriors and weirdos”, perché lei è una “warrior of love”, e perché i suoi testi parlano a chi si sente differente dalla maggioranza delle persone (cioè, più o meno, ad ogni essere umano…).

Non storcete il naso, il Pop è ingenuità. E il Pop è musica per chi si sente un underdog: il contrario del “vincente” come viene concepito dalla nostra società, uno sfavorito impopolare che prova a sovvertire i pronostici.
Nulla di nuovo, prima pagina del manuale delle popstar da sempre, ma oggi sono cambiate le regole. Oggi l’artista pop deve saper dimostrare agli underdog di essere uno di loro.

Ecco, questo Aurora riesce a farlo benissimo. È stramba ma in un modo per nulla respingente, e parla a un pubblico che ama sentirsi sensibile (ai temi ambientalisti, alla comunità LGBTQ, alle emozioni di chi ha attorno). E per nulla cinico.

Il suo non è il Pop del Futuro (certe affermazioni le conservo per Charli XCX) ma è sicuramente attuale nel suo mettere assieme riferimenti che un tempo sembravano agli antipodi.
E ha una cosa che almeno sulla carta potrebbe rendermela simpatica: afferma spesso che le sue canzoni non parlano di lei, sfuggendo programmaticamente all’ossessione cannibale del pubblico per le autobiografie.

Andando verso il concerto non so bene se mi sto sentendo più cinico o più leggero.
Lascerò decidere al live, consapevole di star mettendo un certo peso sulle spalle dell’esibizione di Aurora.
Onestamente, fino a pochi giorni fa la conoscevo pochissimo. E chi mi aveva spinto ad ascoltarla non è con me stasera, a farmi essere prevenuto positivamente.

Il live inizia con “Churchyard”, una delle sue canzoni dal testo più cupo, e una delle migliori del suo repertorio. Inizia con le voci di Aurora e della sua corista immerse nel silenzio quasi religioso del pubblico. Poi entrano i synth, e infine la batteria e una drum machine che da realmente il via al pezzo. Successivamente il tutto diventa sublime introducendo ritmiche vocali che spiazzano portandoci molto ma molto più a sud della Norvegia.

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Tutto come da copione. Ma ancora meglio.
Già, perché l’esperienza accumulata dal progetto Aurora tramite cover e versioni alternative dei propri brani emerge perfettamente. Le canzoni sono arrangiate per l’esibizione con grande capacità di adattamento al suono dal vivo.
Intendiamoci, su disco la produzione è stellare, eppure nel contesto del Locomotiv la sua versione live sembra decisamente più appropriata.

Ma la magia fallirebbe, eccome, se alla base non ci fossero delle capacità vocali impressionanti.

Da questo momento in poi, Aurora salta e balla come una strega bianca in preda a un sabba di emozioni positive, totalmente instancabile, ma il tutto pare non intaccare in alcun modo la sua esecuzione dei brani. Costruiti forse troppo spesso su un prevedibile accumulo sonoro, trovano modo lo stesso di rinnovare la propria forza grazie all’inarrestabile entusiasmo che vediamo sul palco.

Aurora però evita saggiamente di trovarsi a correre dietro al pubblico, e anzi rallenta di colpo fra una canzone e l’altra. Sembra scendere di nuovo sulla Terra riprendendosi dall’estasi, e ci parla.

E in quel momento è come se mi venisse data la possibilità di recuperare velocemente tutte le apparizioni online che l’hanno fatta avvertire così vicina dal suo pubblico.

“Scusa, probabilmente ti ho sputato”, detto a una ragazza in prima fila, “Ma puoi sputarmi anche tu. Noi siamo sposate. Io e questa ragazza ci siamo sposate prima dello show.”.

È veramente facile immaginarsi tante ragazze che si innamorano della sua sensualità poco allineata, fermamente intenzionata a non farsi decifrare facilmente dall’occhio maschile.

“Sono in tour da 4 anni. Dovrei essere brava a parlare ora, ma a volte parlo troppo.”.

E dopo averci costretti così a ponderare per il resto del concerto come debba essere la vita di una ragazza così giovane, ma già così impegnata in giro per il mondo (un pensiero un po’ pesante, ma servito come una pietanza leggerissima), il live procede tra canzoni e chiacchiere zuccherose ma talmente “in character” da risultare gradevolissime.

Stoppa una canzone per bere e ci racconta di star sudando ovunque, mentre goffa ma incurante si aggiusta il vestito. Qualche minuto dopo ci mostra come un tempo sbagliasse a fare il segno del cuore ai concerti, esibendo invece un triangolo.

L’urlo “POTATO!!!” che segue, accolto con un’ovazione dal pubblico, ci rivela che sa anche uscire a sorpresa dal personaggio candidamente quasi infantile che aveva ben rappresentato fino a quel momento (e che probabilmente aveva parlato davvero con qualche fan prima del concerto).

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Chiedersi a questo punto se un personaggio sia costruito o meno significa non aver compreso in quale Era del Pop ci troviamo.
Con l’atomizzazione degli ascolti, e le dimensioni economicamente più contenute dei fenomeni pop, è arrivata la possibilità di essere autori e autrici dei propri personaggi sin dalle prime battute. Comunque la si pensi è Aurora ad aver scelto il ruolo da interpretare, con tutti i significati che si porta dietro. Ai quali evidentemente tiene tantissimo.

Con “Forgotten Love”, un gran singolo che fa un figurone dal vivo proprio quando rischiavo l’assuefazione, ci avviciniamo alla fine del concerto.

Per il finale sceglie “Running with the Wolves”, ed è difficile non pensare a Mononoke: Principessa Guerriera a metà fra il mondo umano e quello animale, con una predilezione per il secondo.
Mononoke Hime di Hayao Miyazaki, un cartone animato per un pubblico inequivocabilmente adulto, anche se è in grado di guardare il mondo con gli occhi di un bambino.

“Credo che vi sognerò stanotte. Sessualmente. Tutti assieme.” ci aveva detto poco prima.

Quando Aurora rientra richiamata dagli applausi, non arriva la cover di Teardrop dei Massive Attack che in tanti aspettavano.
Meglio così. La sua esibizione non ne aveva affatto bisogno a quel punto.

Il cerchio si chiude invece con “Through the Eyes of a Child”, a fungere da manifesto e patto per il futuro con i fan. Dei quali non sento di fare parte, ma ci sono andato vicino. Ora posso comprenderli.

Salutandoci, la ragazza che cita Silente (si, quello di Harry Potter) come suo personaggio letterario preferito, fa partire una colonna sonora che è un riferimento cinematografico pop, talmente imbarazzantemente piacione da sembrare verissimo.
Ed è lì che ho capito finalmente dove l’avevo già vista: in una galassia lontana lontana, in quell’universo narrativo che continuo ciclicamente a dimenticare e ricordare, in cui le forze del Bene combattono contro quelle del Male, prima di scoprire nel secondo film della serie che il mondo degli adulti è decisamente più complicato.

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Tornerei lì a trovarla volentieri. Qualcosa però mi dice che non capiterà mai più di vederla in un contesto così intimo.

Se il suo desiderio è quello di essere una Popstar, una guerriera che grazie alla rilevanza conquistata può combattere in favore del suo popolo di underdog, sono contento per lei. Perchè ci riuscirà.

 

Matteo Buriani

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