Agents Of Time – Day One

alessandro
Tempo di lettura: 2' min
28 marzo 2017
Review 4 U

Artist:  Agents Of Time

Title:   Day One

Label:  Obscura

Cat. #:  OBSM001

Release:  7 April 2017 (Digital release on 24 March 2017)

Format:  Vinyl & Digital

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Oggi parleremo di Andrea Di Ceglie, Fedele Ladisa e Luigi Tutolo. Vi chiederete chi sono, giusto? Probabilmente li consocerete come Agents Of time.

Il trio italiano che, formatosi nel luglio del 2013, è riuscito ad imporsi su palcoscenici europei e mondiali. Il loro debutto con un full-length album “Spread The Word” sulla label britannica Stem Records (nel Maggio 2014) è stato il primo di tanti capolavori del trio.

Polina” e “Emperor” su Correspondant di Jennifer Cardini e “Magma” su Ellum del gigante Maceo Plex, hanno finalmente lanciato gli Agents of Time nel mondo dei Grandi, ricevendo sorpattutto supporto da artisti del calibro di Tale of Us, Dixon, Tiga, Agoria, John Digweed, Stephan Bodzin e Miss Kittin.

Ad inizio 2017, finalmente, lanciano “Obscura” la loro label, la quale prende il nome dal Party nel quale loro hanno lavorato nei tre anni precedenti.

“Day One EP” è il primo passo di questo nuovo grande progetto: un Ep di quattro tracce che delinea le chiare intenzioni di una grande attenzione ai piccoli dettagli e alla cura di una ricerca di suoni altrettanto oscura.

Giustamente chiamata “Era”, la prima traccia di questo Day one, dimostra una forte voglia di suoni analogici che aprono, con ingresso piuttosto travolgente, a questo arpeggiatore ipnotico che toccando ottave molto alte, rende questo primo disco assolutamente magnetico.

“Dungeon” è il secondo passo in questo mondo oscuro, e oscura è la forte linea di basso.  Questa è accompagnata da una batteria seppur basilare e da una melodia di un potente sintetizzatore  magnetica che segnano l’unicità di questa prigione.

“Rebellion” vede gli agenti spingersi oltre i propri limiti, raggiungendo una linea più aggressiva: una perfetta combinazione tra la techno e un disco IDM con atmosfere psichedeliche.

La traccia finale “Lower World” rende l’idea di come il trio voglia guardare avanti. Con una composizione jazz e acid, dimostra quanto sia importante la continua ricerca di suoni nuovi ma anche di come, lasciandosi contaminare, si possano creare Ep incredibili come questo.

Un vinile davvero tosto e adatto al dancefloor.

Vi abbraccio come sempre e ci vediamo presto per la prossima review.

Alessandro Derek Laiso

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