roBOt 09 – What Comes Next?

polpetta
Tempo di lettura: 2' min
4 ottobre 2016
Festival, Save The Date

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Dopo RBT08 il sistema operativo ha avuto bisogno di un riavvio. Il precedente modello si è rivelato insostenibile: 18.000 presenze non sono bastate a garantire la sostenibilità della manifestazione. Il futuro: un’incognita allora impossibile da immaginare.
Per ripartire è stato necessario riconsiderare la questione da una diversa angolatura: mettere in discussione l’intero apparato, ma senza dimenticare le fondamenta – cosa ci ha portato fino a qui, e come.
C’è stato tempo per un salvataggio dati: RBT09 è sì un nuovo inizio, ma con gli elementi essenziali ancora in memoria: la passione e la ricerca del nuovo, nella musica e nelle arti.

Per l’edizione numero 9 cambia il contesto – location, dimensioni – ma non il testo. L’intento resta lo stesso: arrivare a un punto diverso da dove eravamo partiti, lavorando sulla qualità del tragitto.

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☛ Info biglietti: http://bit.ly/RBT09tickets
☛ Info tesseramento: www.bit.ly/tesseramentoShape

Tra i nomi più attesi spicca Hieroglyphic Being, il nuovo volto della techno più ortodossa, contemporaneamente compositore sperimentale tra i più arditi: un Giano bifronte. Stesso spirito che anima il percorso di Space Dimension Controller, altro grande visionario, creatore di una saga fantascientifica ad oggi impareggiabile. E ancora techno con la leggenda di Detroit Stingray 313, passamontagna calato, attitudine bellicosa, un dj-set che ripercorre i passi che hanno reso grande il genere.
Poi: Aurora Halal, per decostruire il concetto stesso di “dancefloor”, con un set dalle parti dell’esperienza audiovisuale; The Dwarfs Of East Agouza, “giganti” dell’improvvisazione a espandere lo spaziotempo in una jam senza confini; The Grasso Brothers, campioni del funk in tutte le sue declinazioni; The Analogue Cops, amore per il vinile e il suono analogico. Ci sono i grandi nomi di domani, intercettati nell’istante immediatamente precedente all’esplosione: Peggy Gou, coreana di nascita, europea di adozione e Route 8, da Budapest, entrambi nel segno di un’elettronica senza confini.
E ancora: enigmi indecifrabili (Verotika, 1024 Architecture), live onironautici che durano una notte intera (lo sleep concert di Rabih Beaini in “The Repetition of Dreams”), eccellenze italiane al massimo della forma (Fabrizio Mammarella, tra gli interpreti più personali del nuovo suono italo; Nicola Ratti, “l’uomo dell’elettroacustica”) e alcune sorprese: la joint-venture intercontinentale Mop Mop Electric Trio con l’innesto temporaneo di Wayne Snow e le prove aperte della collaborazione Dewey Dell/Massimo Pupillo in una veste a cui assistere ora o mai.
C’è poi chi passa per la prima volta da ROBOT: Petit Singe, elettronica percussiva che stregherà chiunque ne incroci il passaggio; Inner Lakes, forse il personaggio più elusivo dell’intero festival.
Infine, c’è chi torna: Memoryman e Paolo Iocca, tra le certezze fin dai primi ROBOT; Primitive Art, world music declinata techno; Quiet Ensemble, con la versione stand alone della loro opera più luminosa, the Enlightenment; Evil Twin con un nuovo live show;  Cinzia Campolese in mostra ad Adiacenze; Nudge e NAS1, vinile e puntina che fanno decollare l’house.

Piatto ugualmente ricco per quanto riguarda il versante show audio/video: Lumisokea, Rabih Beaini + Vincent Moon, Presente + Andrea Masciadri. Tra fantasmi cyberpunk, loop visuali, rituali da indurre allo stato di trance, panorami psichici, ritratti 3.0: ogni barriera tra immagine e suono si sgretola.

Che l’avventura riparta.

http://www.robotfestival.it

 

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