Timeshift w/ Umwelt, Boston 168, D-Leria – Sabato 14 Ottobre 2017

sergio-creep
Tempo di lettura: 3' min
18 ottobre 2017
Review 4 U

Lontano da grappe ed artefizi vari, mi appresto a godere di una serie di performance che avranno il compito di farmi andare giù la quantità esagerata di tortelloni ingeriti lungo la serata.

Posso ammettere di essermi messo la camicia appositamente per Umwelt, uno degli artisti francesi più prolifici del momento e dal portamento meno prevedibile che ci si possa mai aspettare.

Uno che mixa abilmente bass line techno-rave con pad trance e spolverate qua e là di ritmiche electro perforanti.

Prima di arrivare al momento più rappresentativo della serata e dal quale qualcuno sta ancora cercando di uscire, ricordiamo che questa sera ci saranno altri 2 artisti italiani (che diventano 3 considerando i Boston 168 come duo ovviamente).

Siamo al secondo appuntamento nelle mura del Kindergarten e, per fortuna, non stiamo vedendo crepe sulle pareti portanti nonostante D-leria abbia aperto le danze a modo suo: techno molto veloce (forse vicino i 140 bpm) violenta ma al contempo semplice, per tutti, dove ogni tanto interviene qualche voce come a voler cambiare le carte in tavola, riallegrando un set condotto verso sonorità arpeggiate, scure e dall’ attack molto breve.

In questa sventagliata di arroganza sonora ci si infila anche parte del background del dj/producer e della sua label “Delirio“, in quanto fortemente toccati dalla gabber culture e dalle ritmiche hardcore da cui deriva Giuseppe Scaccia.

Non abbiamo ancora visto la piramide umana ma vedo ingegneri del settore a lavoro a bordo pista.

Mentre andiamo a mani piene a distrarli abilmente con “la mossa del fagiano” (avanti-indietro veloce con la testa mentre il collo è fermo, la conoscete tutti dai), facciamo nostra la loro attenzione e li portiamo verso centro pista, dove l’aria è più umida.

Ed è qui che inizia il bello!

Techno intelligente al punto tale da superare il confine della ricerca di sensatezza e coerenza, per immettersi come un fiume in piena nel bacino della bellezza oggettiva.

Le ritmiche intense e dal suono inusuale viaggiano spedite nel tempo abbandonando qualsiasi riferimento al 4/4, assumendo connotati break, techno ed electro simultaneamente.

E’ capitato spesso di sentire il crescendo della battuta accompagnare l’ingresso di lunghi synth lo-fi, che di conseguenza portano il tutto verso toni quasi epici, come se fosse un enorme scalata verso un trionfo di percussioni e strumenti elettronici a cascate.

Immaginate una cosa così: dall’inizio, alla fine.

Dj set solo vinile e parte di questi facenti parte (scusate il gioco di parole) del suo ultimo album “Days of dissent”, uscito nel 2016 su Biodae e di cui consiglio ardemente l’ascolto.

Usciamo dal club per fissare nella memoria quest’esperienza unica ed irripetibile, con un valore didattico traducibile in 5 crediti della nostra “università della techno” immaginaria.

Ma la pausa è breve, ora c’è il nostro duo torinese preferito.
Si riconoscono lontano un miglio con quel variopinto giro di synth che sembra quasi attraversare da un capo all’altro un tubo lungo un metro, fuoriuscendo, e rievocandone l’eco quasi come fosse un Didgeridoo.

Abbiamo già parlato di loro l’anno scorso e ne abbiamo seguito le gesta nel corso degli ultimi 2 anni.
Il percorso è tutt’ora florido e ricco di apparizioni in Europa, come in passato nel Regno Unito e persino in Giappone.

Apprezziamo dunque l’evolversi del loro live, le mosche bianche del triste e solitario vagare di artisti techno presenti nel limbo fra l’affermazione e l’anonimato: meritano sicuramente di calpestare il suolo del primo dei due.

Scivola così un altra notte condita da un enormità di strane circostanze e piacevoli sensazioni.
E sappiate che non è affatto facile ogni volta giunti a questo punto dirsi “ci vedremo alla prossima”.

Soprattutto quando desideri che “la prossima” sia proprio ora.

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