SONAR BCN // 24° EDIZIONE // IL FESTIVAL

phlame
Tempo di lettura: 7' min
29 giugno 2017
Festival

Ci siamo preparati a questa 24° edizione del Sònar Festival, uno dei festival più famosi al mondo, segnandoci i nomi di chi avremmo voluto assolutamente sentire. Abbiamo voluto vivere quest’esperienza con una curiosità più scrupolosa verso gli artisti che non avevamo mai avuto l’occasione di sentire dal vivo prima di questi giorni. Nonostante gli spazi piuttosto vasti e la facilità di perdersi ad osservare di tutto e un po’, siamo riusciti ad ambientarci subito, soprattutto fra i sorrisi delle persone intente a ballare e divertirsi. Ad aprire le nostre danze sono stati i pazzeschi Stööki Sound. Jelacee ha rappato live sulle basi di Dj Lukey, e con i loro inconfondibili suoni Trap, Hip-Hop e UK Bass hanno fatto ballare tutti, fino a giungere persino ad un pogo, amichevole per fortuna! Guardandoci ancora un po’ attorno e scattando una foto a destra e una a sinistra, abbiamo girovagato per l’area di ristoro, dove abbiamo trovato una scelta varia di stand, ma le file erano troppo lunghe. Ecco, una delle pochissime pecche che abbiamo notato in questa edizione del festival è stata proprio la lentezza dei bar, che hanno creato un po’ troppa attesa, e di cui non poche persone si sono lamentate. Fortunatamente non abbiamo perso un solo minuto per assistere ad uno degli show che non volevamo minimamente perderci, quello dei Fat Freddy’s Drop. Sono stati uno spettacolo unico, tanto che abbiamo voluto ascoltarli e soprattutto vederli sia il venerdì pomeriggio che il sabato sera. Due spettacoli divertenti, emozionanti, intensi. Hopepa aka Joe Lindsay, uno dei fiati del gruppo composto dai 7 neozelandesi super energici, sarebbe potuto stare sul palco da solo, assieme alla sua tutina bianca e le sue Adidas glitterate. Scuotendo il sedere senza sosta, ci ha regalato uno spettacolo molto divertente, con dei balletti che potrebbero far invidia a chiunque! La calda voce di Joe Dukie aka Dallas Tamaira ha confezionato un regalo perfetto per il pubblico che se lo è goduto appieno saltando e ballando per tutta la durata del concerto. Di notte per il poco che abbiamo sentito sono stati inizialmente più dolci, eseguendo canzoni inizialmente più tranquille, in un crescendo che ha portato alla stessa energia vissuta il giorno prima, ma questa volta sotto il cielo stellato.

Pan Daijing, è un nome che non conoscevamo prima di questo Sònar, ma che ci ha letteralmente rapiti. Una presenza quasi inquietante sul palco, capello nero raccolto in una treccia, in contrasto con l’abito bianco e la maschera indossata alla fine del live. Vocalizzi estremi eseguiti al microfono, con un richiamo a sonorità orientali, interrotti da un’improvvisa cassa dritta che ha riempito l’intera sala, senza però distrarre nessuno. In pochi hanno ballato, ma tutti hanno tenuto il tempo con la testa, concentrati su questo show particolare ma estremamente interessante. Nella stessa sala, la SonarDôme, pochissime ore più tardi ha suonato il duo che più attendavamo, i Floorplan, e come ci aspettavamo hanno fatto ballare tutti a suon di House Music, caratteristica principale di questo progetto. Le voci black soul hanno fatto alzare le mani al cielo e hanno riempito l’aria di sorrisi, e sinceramente ci saremmo voluti godere tutto questo un po’ più a lungo. Padre e figlia sul palco sono stati carismatici, e non è mancata la tenerezza che solo un rapporto simile può trasmettere. Lyric ha saputo mantenere testa al più esperto Robert, e sono stati impeccabili entrambi. In totale contrasto con questo mood super positivo, Clark ci ha regalato uno spettacolo dark, cupo, crudo, addolcito dalle due ballerine che danzavano sul palco dinnanzi alle luci, che in contrasto con i loro vestiti argentati e quasi trasparenti ci hanno deliziato con uno spettacolo incantevole. Il caldo insopportabile non ci ha fatto resistere molto, e una volta fuori ci siamo lasciati trasportare dai suoni tribaleggianti di Damian Lazarus. A postumi il suo è forse stato uno dei nomi più chiacchierati di questa edizione del festival, per via della sua totalmente inaspettata trasformazione in porcospino. Nel momento in cui i suoni del suo set iniziavano a non piacerci più, siamo corsi in direzione del Sonar de Noche dove ad aspettarci c’era Dj Shadow. Il produttore statunitense ha presentato il suo nuovo album e particolarmente bello è stato il momento in cui ha suonato Midnight in a Perfect World come omaggio per il ventennale del suo primo LP, Entroducing….. in cui è inclusa la traccia. Ha concluso il percorso con la più recente Nobody Speak, con tanto di video proiettato dietro di lui. A completare il tutto sono stati proprio i visual, le luci e lo schermo su cui sono state proiettate delle immagini, che quasi sembravano un ologramma. Dopo di lui, Jon Hopkins è riuscito a collegare due mondi simili ma molto diversi, quello appunto di Dj Shadow e quello dei Moderat. Non ha deluso nessuna aspettativa, i suoi suoni duri e melodici hanno infuocato la sala e hanno ballato tutti, nessuno escluso.

Quello dei Moderat, per noi è stato il loro primo live vissuto dal vivo, ed è stato così emozionante che ci si sono riempiti gli occhi di lacrime. Ormai di casa, hanno fatto cantare la sala intera, assieme alla splendida voce di Sasha Ring. Per dei problemi tecnici il live si è interrotto per pochi minuti, che però grazie alla scelta delle canzoni e all’energia del trio sul palco non si è quasi notato, e la grossa preoccupazione di tutti gli spettatori si è ben presto trasformata in passione. Il fumo, le luci, i visual hanno reso il tutto perfetto. Tuttavia, a parlare con altre persone che li avevano sentiti recentemente e non solo in quell’occasione, abbiamo appreso che il loro live è stato uguale a quello degli ultimi due anni. Dopo il loro spettacolo, a continuare la serata c’è stato Jacques Green che per il poco che abbiamo ascoltato ha saputo reggere abbastanza bene la pista, considerato lo show che lo aveva preceduto. Dopo una piccola pausa ci siamo spostati nella SonarCar dove c’erano i Masters at Work, che erano appena alla seconda delle 6 ore previste. C’è poco da dire, Little Louie Vega e Kenny Dope sanno fare festa nel vero senso della parola. Un’atmosfera unica e super positiva hanno caratterizzato la sala, con un set puramente House. Energico ed incalzante, chiudendo gli occhi per qualche istante sembrava di essere in un Warehouse di Chicago o al Cielo di New York City. Dubfire, nel suo decimo anno di progetto, ha chiuso l’incredibile notte del SonarClub con un set dalle sonorità techno alternando momenti più cupi a momenti più festosi. Il caldo insopportabile, ci ha portati dalla bellezza più acclamata dell’est, Nina Kraviz. Al sorgere del sole, ha riempito l’aria con i suoi suoni techno che ormai in tantissimi conosciamo. All’altezza delle aspettative, ha fatto ballare migliaia di persone, che probabilmente erano rimaste lì proprio per lei e il suo carisma inconfondibile.

Il nostro sabato sera è iniziato con il secondo concerto dei Fat Freddy’s Drop, e fin da subito abbiamo notato che c’era moltissima gente a ballare nei vari stage, molta più della notte precedente, tanto che muoversi per arrivare da un palco all’altro è stato piuttosto faticoso. Fortunatamente siamo riusciti ad arrivare in tempo allo spettacolo già iniziato di Carl Craig presents Versus Synthetisizer Ensemble. Progetto live realizzato assieme a dei musicisti, fra cui il più conosciuto Tristano, anche lui parte dell’ambiente mondano. Da quello che abbiamo potuto ascoltare, potremmo dire che è un progetto che ruota principalmente attorno ai suoni del pianoforte suonato da Tristano, in piedi al centro del palco. Da questo live più melodico siamo passati all’alternative rap dei De La Soul, trio statunitense noto per aver innovato lo stile jazz rap. Durante il loro allegro e vigoroso concerto, hanno persino invitato i fotografi nel pit a posare le macchine fotografiche e a ballare insieme a loro, e così hanno fatto. Dopo di loro è stato il momento dei Justice, duo francese molto conosciuto nell’ambito della musica elettronica ormai da anni. La sala, completamente piena, ha cantato a squarcia gola We Are Your Friends e tenuto le mani al cielo fino alla fine del loro live. A seguire abbiamo ascoltato la prima parte del set di Heidi, la bella e sorridente canadese, che con le sue sonorità house e qualche classico ha creato un’atmosfera festosa. Di Eric Prydz abbiamo ascoltato solo la prima mezz’ora, in cui ha proposto una techno melodica contornata da un bellissimo spettacolo di luci. Marco Carola ha riempito ancora di più la sala, cosa di cui non ci siamo stupiti visto l’hype che è riuscito a crearsi negli ultimi anni. Rispetto al suo livello medio ovviamente al Sònar ha presentato un set più carismatico, tuttavia nonostante la sua impeccabile capacità tecnica, non ne siamo rimasti entusiasti, trovandolo piuttosto ripetitivo. Ma si sa, i gusti son gusti!

Seth Troxler & Tiga li abbiamo potuti ascoltare solo dall’esterno della rotonda sala SonarCar, poiché per tutta la notte la fila per entrare è stata lunga e quasi invivibile, anche nella zona vip. Ma sono stati di ottima compagnia durante i vari spostamenti attraverso gli enormi padiglioni!

Nel SonarPub il sole è sorto per la seconda volta con una donna, l’allegra e carismatica The Black Madonna. Carica fin da subito, ha cambiato il volto della pista dopo il live di Vitalic. Energia pura e festa incredibile fino alle 7 del mattino. Ha sorriso e ballato con il suo pubblico, che insaziabile ha saltato ad ogni sua ripartenza. L’atmosfera che è riuscita a creare è stata forse una delle più belle in questa edizione del Sònar, proprio come pensavamo e ci aspettavamo.

Uno dei nomi che non siamo riusciti a sentire e di cui ci siamo pentiti è stato quello di Nicolas Jaar, e in generale avremmo voluto avere molto più tempo a disposizione per poter ascoltare tutti gli artisti proposti, cosa quasi impossibile perché quando ci si diverte, la prima cosa di cui ci si dimentica è proprio la cognizione del tempo. Abbiamo lasciato i padiglioni stanchi, ma con grandi sorrisi e tantissimi bei ricordi legati all’edizione con più affluenza in assoluto del Sònar.

Ora non ci resta che ricordare i bei momenti vissuti aspettando il 25° anniversario del festival, con la certezza di trovare ancora tanta qualità, proprio come quest’anno e tutti quelli passati.

 

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