“Cuori in fiamme – la musica brucia ancora”
Siamo alla quattordicesima edizione del Festival Acieloaperto, la rassegna romagnola firmata dall’associazione culturale Retropop Live che da oltre un decennio porta nelle location più suggestive della Romagna alcuni dei nomi più interessanti della musica live, italiana e internazionale. Il claim scelto per l’estate 2026, “Cuori in fiamme – la musica brucia ancora“, è un manifesto che si è preso il palco fin dalla prima serata: domenica 28 giugno, nella cornice della Rocca Malatestiana di Cesena, è toccato a La Niña inaugurare ufficialmente il festival.
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Glomarì apre le danze tra maschere e ritualità
A scaldare il pubblico ci ha pensato per prima Glomarì, che si distingue immediatamente per una cifra visiva fortissima: maschere e cappelli accompagnano l’esibizione, trasformando il live in qualcosa che sta a metà tra concerto e rito collettivo. Un’apertura che ha subito segnalato la natura non convenzionale della serata, mettendo il pubblico nella condizione giusta per un evento che, di lì a poco, si sarebbe rivelato totalmente immersivo.
Alex Fernet: groove notturno tra funk, new wave e cinema
A seguire è salito sul palco Alex Fernet, e la serata ha cambiato passo. Il musicista di Bassano del Grappa porta in tour il suo secondo disco, “Modern Night”, un lavoro che mixa funk, soul e new wave, con un’estetica che richiama certe atmosfere da club anni Ottanta. Dal vivo questo immaginario prende corpo e diventa pura energia: groove insistenti, basso pulsante e una presenza scenica capace di trasformare la Rocca in una pista da ballo a cielo aperto.
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La Niña del sud: Napoli, energia e tradizione
E poi è arrivata lei. Con La Niña – nome d’arte di Carola Moccia, cantautrice napoletana classe 1991 – il concerto si trasforma in qualcosa che va oltre la semplice esibizione: è un’esperienza fisica e collettiva in cui è impossibile restare fermi. Si balla a piedi scalzi sul prato, si canta a squarciagola, si sente ogni singola parola di un dialetto napoletano che nelle sue mani diventa lingua universale.
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Sul palco della Rocca si sono alternati i suoi brani più amati. Salomè prende ispirazione dal racconto evangelico della principessa che, con la sua danza, ammalia Erode Antipa: un omaggio alla femme fatale e a un’immagine di femminilità forte e magnetica, costruita su sonorità urban venate di influenze arabeggianti e mediterranee.
Pica Pica, che l’artista ha presentato al pubblico raccontando una storia personale: per settimane, ogni mattina, alcune gazze si posavano nel suo giardino in cerca di cibo, e durante le sessioni di registrazione dell’album sembravano quasi intonarsi al suo canto. Da quell’incontro casuale è nata l’idea di registrare il verso degli uccelli e usarlo come elemento sonoro del brano. Non a caso “pica pica” è anche il nome scientifico della gazza, e in napoletano l’espressione richiama l’idea di insistenza e testardaggine: un piccolo inno alla libertà che il pubblico conosce a memoria e canta in coro.
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E poi Figlia d”a Tempesta, probabilmente il brano simbolo dell’ultimo periodo: un inno alla sorellanza e all’emancipazione femminile che pesca a piene mani sia nella tradizione musicale napoletana sia nella tragedia greca, raccontando con rabbia viscerale e senza vittimismo la condizione della donna nella società, tra pressioni sociali e ruoli imposti fin dalla nascita. Dal vivo è uno dei momenti in cui il pubblico smette di essere spettatore e diventa parte del tutto.
Dietro ogni canzone, in fondo, c’è sempre la stessa Napoli: quella della tradizione popolare, delle leggende contadine, delle donne indomite e delle storie tramandate da generazioni.
A chiudere la serata è arrivata una canzone diversa da tutte le altre, capace di cambiare completamente il respiro del pubblico: Manalonga, un brano ispirato da una figura del folklore meridionale, quella di una bambina – diventata col tempo figura quasi spettrale – gettata in un pozzo e da allora temuta da tutti, perché si racconta che, per solitudine, tenda la mano nel buio per trascinare giù chiunque le passi accanto. La Niña ha scelto di dedicarle questa canzone con una delicatezza che ha spiazzato il pubblico dopo tanta energia e tanto ballo: un momento di silenzio quasi sacrale, in cui la voce dell’artista ha toccato corde emotive profondissime, restituendo dignità e umanità a una figura che la tradizione orale aveva relegato alla paura. Una chiusura unica, capace di racchiudere tutto ciò che rende speciale un concerto de La Niña: la capacità di far ballare e di far emozionare nello stesso show, di tenere insieme rabbia e tenerezza, presente e leggenda.
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Le prossime date di acieloaperto 2026
Il festival, ospitato quest’anno tra la Rocca Malatestiana di Cesena, Villa Torlonia a San Mauro Pascoli, il Parco Fluviale di Santa Sofia e, per la prima volta, il Parco di Ponente di Cesenatico, prosegue fino al 23 agosto con un cartellone ricco di nomi italiani e internazionali:
- 5 luglio – Cosmo, Parco di Ponente, Cesenatico
- 8 luglio – Tyler Ballgame + Nico Arezzo, Rocca Malatestiana, Cesena
- 27 luglio – I Cani, Rocca Malatestiana, Cesena
- 28 luglio – White Lies + Bleech 9:3, Rocca Malatestiana, Cesena
- 2 agosto – Mannarino, Parco Fluviale Giorgio Zamboni, Santa Sofia
- 22 agosto – Subsonica, Villa Torlonia, San Mauro Pascoli
- 23 agosto – Tash Sultana, Villa Torlonia, San Mauro Pascoli

Tutte le informazioni e i biglietti sono disponibili sul sito ufficiale del festival, acieloaperto.it.
Parole: Sara Ferrarini / Foto: Elsa Santamato
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